Dal Gazzettino del 27 dicembre 2010

BENETTON-AIRONI Il capitano e uomo del match racconta il primo derby di Celtic e il duello con Geldenhuys

Pavanello d’acciaio: «Disciplina e possesso i segreti del Treviso»

Ivan MALFATTO

«È come un Treviso-Viadana di semifinale o finale scudetto. C’è l’obbligo di vincere. Per la squadra e per i duelli individuali che mettono di fronte 22 azzurri su 30 titolari. Noi in casa ci siamo riusciti, venerdì la tensione di sposta su di loro». Antonio Pavanello, capitano biancoverde, fotografa così Benetton-Aironi. Derby italiano all’esordio assoluto in Celtic League, diviso in due round. Il primo giovedì scorso a Monigo sotto la pioggia l’ha fatto proprio la franchigia veneta per 15-10 e lui è stato eletto uomo del match. Il secondo il 31 dicembre allo Zaffanella promette di essere altrettanto duro, emozionante ed equilibrato. «Spero sia anche un derby più aperto – continua Pavanello – con più punti, più giocate più palle ai trequarti. Se il clima sarà freddo ma asciutto, come previsto, penso sarà possibile».
      A Treviso, invece, il gioco è stato condizionato dal maltempo.
     
«Dopo quattro settimane di pioggia, una neve e un’altra di pioggia, il terreno era al limite. C’era vento. Ne è uscito uno scontro fisico fra avanti e un match tattico, dove i trequarti hanno giocato ben poco. Inevitabile in quelle condizioni. Controllare la palla era impossibile: o la perdevi, o facevi fallo».
      Dove avete vinto la partita?
     
«Nella disciplina, che ha impedito agli Aironi di avere troppi calci piazzabili. Nel possesso, che ha limitato la loro possibilità di risalire il campo. Nelle touche, due o tre gliele abbiamo anche rubate. Inchiodandoli lunghi tratti nella loro metà campo».
      Dal match contro l’Ulster in poi Franco Smith predica una strategia più conservativa.
     
«Il possesso è un’arma per limitare le potenzialità di squadre, soprattutto straniere, che quando hanno la palla in mano sono pericolose e creare azioni da meta. Così il piano di gioco è piazzare solo da posizione sicura. Per il resto conservare, risalire a più fasi con l’ovale fino a quando si trova il fallo giusto o la giocata da meta, impedendo che li trovino gli avversari».
      Il premio di uomo del match ha consacrato proprio il suo lavoro oscuro in una partita così chiusa.
     
«Credo sia stato un premio a tutta la mischia trevigiana, perchè ha disputato una partita dura, contro un pack più pesante, soprattutto in terza e prima linea. Ma spero di essermelo anche meritato. Ritengo di aver coperto bene il primo blocco di salto in touche, di essere stato aggressivo in difesa, presente nelle ruck e nei drive».
      Ha vinto in chiave azzurra il duello diretto con Quintin Geldenhuys, sostituito al 71’ da Del Fava?
     
«Non so se l’ho vinto. Di certo non ho abbandonato la speranza di giocare Sei Nazioni e Mondiale in maglia azzurra. So che sarà una bella battaglia riuscirci. Siamo in 6-7 per tre posti nei lista dei 22. Però continuare a crederci mi dà lo stimolo per giocare partite del genere».
      L’altro duello individuale Botes-Tebaldi in mediana come giudica sia finito?
     
«In parità. Tutti e due si sono espressi bene nella distribuzione dei palloni e nel gioco tattico».
      Per il ritorno si è fatto male il compagno di reparto Corneil Van Zyl.
     
«Distorsione alla caviglia scendendo da una touche. Oggi con il check medico ne sapremo di più su di lui e su altri acciacchi. Ma al di là degli infortuni, credo che Franco Smith continuerà con il turn-over di 2-3 giocatori a match, per alzare il livello della competitività e della concorrenza».
      Cosa dovrete fare per tornare dallo Zaffanella con la sesta vittoria su undici partite di Celtic?
     
«Aggiustare qualcosa a livello individuale. Essere ancora più disciplinati e aggressivi in difesa. Evitare che loro risalgano il campo. Non sarà facile, ma a Treviso ci siamo riusciti, ridando serenità a un ambiente che aspettava da quasi due mesi una vittoria. Speriamo di riuscirci anche a Viadana».
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SITUAZIONE Termina il girone d’andata, classifica divisa in due: MUNSTER ancora leader.

Le italiane sotto pressione durante i mesi del Sei Nazioni

Ennio GROSSO

Rinviate per maltempo le sfide Ospreys-Scarlets e Dragons-Cardiff, posticipata ad oggi Connacht-Munster, la Magners League attende di sapere se il resto di gare programmate potranno essere giocate.
      Di fatto, Benetton e Aironi, giocando il primo storico derby italiano in Magners League, sono le uniche due squadre che hanno chiuso il girone di andata sebbene entrambe debbano recuperare la gara in terra scozzese, contro i Warriors di Glasgow, il Benetton, contro l’Edinburgh, gli Aironi.
      A metà stagione i bilanci parlano in positivo per il Benetton, cosa diversa per gli Aironi. La franchigia veneta ha infatti vinto finora il 50% delle gare disputate, 5 su 10 e si trova ora all’ottavo posto in classifica. La dirigenza trevigiana, ne siamo più che convinti, avrebbe messo la firma alla vigilia della rassegna per un risultato simile. Oltretutto il Benetton ha battuto anche squadre della parte alta, come Scarlets e Leinster, quindi ha fatto il proprio dovere contro avversari diretti della seconda fascia, come Dragons, Connacht e Aironi. Due soli rammarici, il match casalingo contro Cardiff e ad Edimburgo, due sfide nelle quali i biancoverdi avrebbero potuto ottenere di più se fossero stati più accorti.
      Nota negativa arriva invece dagli Aironi, unica squadra ancora senza vittorie perdendo 10 gare su 10. Solo 3 punti in graduatoria grazie a 3 bonus (Ulster ed Edinburgh in casa, Benetton a Treviso) ed un inevitabile ultimo posto. Per Benetton e Aironi, nuovamente avversari venerdì, si presenterà poi un calendario di notevole difficoltà, in particolare durante il Sei Nazioni, periodo in cui si troveranno a dover affrontare proprio le squadre che lottano per il vertice, Munster, Ospreys e Leinster, ad esempio.
      Munster, intanto, è ad un passo dalla conquista del platonico titolo di Campione d’Inverno e nel derby di Galway contro Connacht, ai rossi di Limerick basterà conquistare un punto.
      Come si prevedeva la classifica è già divisa in 2 tronconi, con le squadre più blasonate, Munster, Ospreys, Cardiff e Leinster ad occuparne la parte alta assieme alle sorprese segnate dai gallesi degli Scarlets, penultimi l’anno scorso e dagli irlandesi dell’Ulster, i quali hanno iniziato a razzo. Nella seconda fascia le altre, ovvero le due italiane, Benetton e Aironi, le due scozzesi, Edinburgh e Warriors, l’ultima delle gallesi, Dragons e l’ultima delle irlandesi, Connacht
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Pioggia e campo pesante: decidono i calciatori
 
 
TREVISO – (e.g.) Il Benetton ha fatto suo il primo derby italiano in Celtic League a conclusione di una sfida non facile da decifrare. Innanzitutto perché giocata su un campo al limite della praticabilità a causa della pioggia caduta prima e durante il match, cosa che ha condizionato parecchio il gioco; poi per un arbitraggio che ha irritato tutti, con decisioni spesso approssimative. I piedi di Botes e Burton hanno fatto la differenza nel punteggio. Per gli Aironi la consolazione dell’unica meta, propiziata da un calcetto stoppato a Botes che poi non è stato in grado di recuperare. Meta segnata da Tebaldi, uno dei pochi mantovani ad emergere.
      Una partita nella quale era impossibile produrre qualche azione degna di questo nome, troppi i palloni caduti e perdite continue di possesso. Com’era logico, è stato il gioco al piede a farla da padrone, con Treviso che grazie ad una maggiore superiorità territoriale, in particolare nella seconda frazione, è riuscito a portare a casa il quinto successo in Magners League.
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2010 IN CIFRE Diminuiscono le mete subite (-12) ma si segna poco

Italia: in un anno solo tre esordi

Si è chiusa l’attività della nazionale per l’anno solare 2010: su 10 match giocati, 5 in casa e 5 fuori, 2 vittorie con Scozia e Figi e 8 sconfitte. Punti fatti 147, subiti 291, con una differenza negativa di 144. Magra consolazione aver fatto tremare l’Inghilterra a Roma con cui abbiamo perso col punteggio più basso di sempre su 16 test giocati. Le mete realizzate sono state 9, quelle subite 27, rispetto alle 6 fatte e 39 subite del 2009 (in 11 test). Solo in una partita l’Italia è riuscita a realizzare 2 mete mentre in 2 match è rimasta a secco. Comunque meglio del 2009 quando furono 6 i match senza mete all’attivo.
      Hanno esordito Bocchino, Benvenuti e Gori (612° azzurro), mai così pochi, record negativo dal 2000. Nel 2007 i debuttanti furono 4 e 5 nel 2003. Disciplina: 5 cartellini gialli contro i 4 del 2009. Furono 5 nel 2008 e 7 nel 2007.
      Hanno giocato tutte le 10 partite Mirco Bergamasco, McLean e Canale e gli avanti Zanni, Geldenhuys e Ongaro; presenti in 9 partite su 10 Masi, Perugini e Castrogiovanni. Gli azzurri al momento in striscia consecutiva di test giocati sono: McLean e Zanni a 22, Geldenhuys 16, Mirco Bergamasco 14, Ongaro 13 e Canale 11.
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MISCHIA APERTA di Antonio LIVIERO

Perché lo spettacolo non può fare a meno del gioco raggruppato

Sulla tavola dei comandamenti sta scritto che “il rugby comincia davanti”. Cioè dall’esito del combattimento collettivo degli uomini della mischia, sia nelle fasi statiche che nei raggruppamenti. Da esso dipende infatti il possesso della palla, la possibilità di attaccare e la qualità dell’azione. Da questa legge ne derivava un’altra che precisava la prima: “la partita la vincono gli avanti, i trequarti decidono di quanto”. Perché chi prende il sopravvento nel combattimento collettivo priva l’avversario della possibilità di vincere la partita, ma spetta poi ai finalizzatori decidere le proporzioni del punteggio.
      Questo era vero soprattutto in tempi in cui vigeva una rigida distinzione di ruoli, mentre adesso che avanti e trequarti nelle fasi dinamiche giocano mescolati il principio dovrebbe essere rivisto e adattato. Ma c’era anche un altro motivo per cui la partita si vinceva davanti: la capacità dei raggruppamenti di concentrare molti giocatori nel piccolo perimetro, in una porzione ristretta di terreno per contendersi la palla. Questo liberava spazi all’esterno agibili alla mano. Certo non sempre era possibile: perché nel groviglio delle mischie aperte tante volte il pallone veniva affossato. Ma quando usciva lo spettacolo era assicurato laddove c’erano trequarti talentuosi.
      Come sappiamo, con l’avvento del professionismo le cose sono cambiate parecchio. Le regole hanno subìto continue modifiche fino a portare alla scomparsa delle grandi mischie aperte. Le difese trovano ora più produttivo distribuirsi sulla larghezza del terreno piuttosto che partecipare a mischie spontanee dove avrebbero poche possibilità di recuperare la palla e correrebbero troppi rischi sia disciplinari che tattici. Così ci si trova spesso davanti a un muro. Gli attacchi sono costretti a ripetute percussioni, a pick and go oppure a fasi di un solo passaggio e di un placcaggio per cercare di assorbire qualche difensore, aprire un piccolo varco o creare un soprannumero. Salvo eccezioni, la continuità del gioco imposta dalle regole non ha insomma migliorato granchè la circolazione della palla, ma introdotto una sorta di noiosa “autoscontri”. Inoltre il numero crescente di impatti, unito all’aumento della velocità del gioco, ha portatto a effetti di logoramento importanti con annessi rischi (infortuni, anche gravi, e pericolo doping).
      Dopo anni di fallimenti (certificati proprio dai continui cambi delle regole) dovrebbe essere chiaro al legsilatore come senza le grandi fasi di combattimento collettivo venga meno la legge fondamentale del rugby e, di conseguenza, lo spazio per il gioco alla mano. Il loro rilancio dovrebbe essere posto all’ordine del giorno. Cercando, è ovvio, di non ricadere nei vecchi vizi delle ammucchiate. E magari coinvolgendo nelle commissioni di studio qualche ex pilone o seconda linea in più. L’errore infatti è pensare che lo spettacolo sia cosa da trequarti. Mentre la linea arretrata (terza variante della legge fondamentale) “gioca come gli avanti” le consentono. A seconda della pressione che trovano sulla linea d’attacco. Ora quella pressione è esagerata.
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Il derby con Viadana, primo fra italiane nella lega europea premia i biancoverdi al termine di un match inguardabile.

Dall’ondata di fango spunta il Benetton

Ennio GROSSO

Il primo derby italiano in Celtic Magners League è andato al Benetton al termine di una sfida molto tattica, giocata su un campo al limite della praticabilità, cosa che ha condizionato in maniera determinante la prestazione delle due contendenti; mettiamoci poi un arbitraggio in certi momenti addirittura imbarazzante, con decisioni che pochi hanno capito, ma soprattutto casuali ovvero diverse a fronte di situazioni identiche, e il risultato non poteva essere che una sfida molto brutta e da dimenticare in fretta.
      Chi ha sbagliato di più è stata la squadra trevigiana, anche perché è stata quella che ha fatto, o cercato, di fare qualcosa. Gli Aironi, al di là della meta segnata da Tebaldi -uno dei pochi mantovani a emergere- oltretutto propiziata da un calcetto stoppato a Botes che poi non è stato in grado di recuperare, non hanno fatto granchè. In particolare nella ripresa, quando hanno subìto in maniera costante la superiorità territoriale del Benetton.
      Una partita nella quale era impossibile produrre qualche azione degna di questo nome, con troppi palloni caduti e perdite continue di possesso e nella quale è stato il gioco al piede, come era logico fosse, a farla da padrone, con Treviso che grazie a una maggiore e migliore occupazione del campo, ha portato a casa il quinto successo nella Lega lasciando ancora a secco gli Aironi.
      I piedi di Botes e Burton hanno fatto la differenza nel risultato, una differenza dettata comunque dalle maggiori possibilità avute dalla formazione di Smith. Botes ha probabilmente accusato il colpo per la meta subìta a metà del primo tempo e ha sbagliato due piazzati consecutivi in altrettanti minuti, da posizioni non impossibili. Ma quando si è ripreso non ha più fallito un’occasione. Paradossalmente, con un campo non adatto alle proprie qualità, uno dei migliori in campo è stato Brendan Williams, al rientro da titolare: ha salvato due volte il Benetton da situazioni difficili, ma anche in fase offensiva il furetto australiano ha fatto vedere di non essere finito come qualcuno vorrebbe far credere da tempo.
      Una prova nel complesso difficile da decifrare, viste le condizioni meteo e del terreno che hanno costretto i giocatori a rimanere prima di tutto in piedi e poi a tentare qualche abbozzo di gioco: non le migliori condizioni per godersi uno spettacolo da Celtic. Ma intanto Treviso ha messo via altri quattro punti e questo, almeno, non è da buttare.
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Terzo tempo: Smith: «Non si doveva giocare»

TREVISO – (eg) La tensione di 80’ non facili traspare a fine gara sui volti dei protagonisti di Benetton-Aironi, prima storica sfida tutta italiana in Celtic Magners League.
      Un match giocato in condizioni difficili, con pioggia battente per tutta la sua durata e un terreno al limite della praticabilità. «Partita molto fisica -ha ammesso Rowland Phillips, tecnico gallese degli Aironi- quella che d’altra parte era ovvio aspettarsi con queste condizioni di tempo e campo. La chiave del match? Le opportunità da noi non sfruttate e quelle invece sfruttate dal Benetton. Poi bisogna dire che Treviso è stato anche bravo a utilizzare bene il vento».
      La prossima sfida?
     
«Non mi attendo molti cambiamenti per quanto riguarda le formazioni, sicuramente mi aspetto qualcosa di diverso sul piano del gioco, in particolare dalla mia squadra».
      «Ha vinto chi ha gestito meglio le condizioni del tempo e del campo -ha sostenuto Franco Smith, head coach del Benetton- in una giornata simile era impossibile correre o passare la palla in maniera adeguata. Si dovevano fare solo cose semplici. Una partita che a mio avviso non andava giocata perché le condizioni non lo permettevano, magari si sarebbe potuto giocare un paio di giorni più tardi sperando in un clima differente».
      Per Treviso è stato il quinto successo nella Lega.
     
«Il risultato è stato indubbiamente importante, ma il mio pensiero è anche quello di aver giocato una partita in più che ci servirà sicuramente per accumulare esperienza e crescere sotto il profilo tecnico e mentale».
      Venerdì si replicherà a Viadana.
     
«Mi auguro ci possa essere una settimana senza pioggia e soprattutto si possa vedere uno spettacolo migliore. Benetton e Aironi sono due squadre che hanno delle qualità e possono senz’altro far vedere qualcosa di diverso».
      «Per noi della mischia è stata una vera battaglia e credo che gli avanti del Benetton abbiano fatto la loro parte -è stata l’impressione di Augusto Allori, pilone del Benetton- Abbiamo spinto e pulito bene, oltretutto di fronte avevamo un pacchetto capace, quindi i nostri meriti credo siano ancor maggiori. Con questo campo e una palla così scivolosa non si poteva pretendere di vedere un gioco differente».
      L’arbitraggio?
     
«Penso sia stato molto difficile anche per l’arbitro dirigere una partita con queste condizioni».
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Distorsione alla caviglia per Van Zyl

Oggi si saprà l’entità dell’infortunio occorso a Corniel Van Zyl, seconda linea del Benetton e “ingegnere” della touche biancoverde.
      Uscito dopo nemmeno una dozzina di minuti di gioco nel corso della partita contro gli Aironi di venerdì scorso, Van Zyl ha accusato una distorsione alla caviglia destra ed è stato sostituito dal pari ruolo Valerio Bernabò. I medici biancoverdi sono subito intervenuti per limitare il danno e oggi, dopo un’altra visita, si saprà se Van Zyl potrà essere disponibile o meno nella prossima sfida, il secondo derby italiano in Magners League tra Benetton e Aironi, in programma venerdì 31 dicembre a Viadana.

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