Libro: “Quarto tempo” di Prando Prandi

Se, nel rugby, il terzo tempo è quello della festa, il quarto è quello dei ricordi.
Il libro pecca di originalità in quanto rispolvera e reitera molti luoghi comuni del rugby giocato e non (i campi di fango, le lunghe trasferte in corriera, i pochissimi soldi a disposizione, ecc.), partendo dal primo scudetto di Treviso nel 1956, fin quasi ai ns. giorni.
Vi è una carrellata di personaggi che si raccontano e raccontano di rugby: alcune storie le avevo già lette altrove, altre, almeno per me, sono inedite: da Zucchello, Pin, Sartorato fino a Collodo, Possamai, i Francescato, Rossi, Marchetto, Troncon, Zatta (attuale Presidente del Benetton Treviso) e via di questo passo.
Contenuti densi di ricordi e sensazioni a volte pregnanti, che “prendono” il lettore, a volte decisamente stucchevoli.
Ma ciò che contribuisce a svilire il libro sono gli errori di vario tipo in esso contenuti. 
Il correttore di bozze, personaggio utile proprio per eliminare gli errori in un testo, o non lo ha proprio riletto oppure, se l’ha fatto, non era del tutto sobrio; e Prandi, probabilmente (e mi stupirei del contrario), non ha controllato prima di dare il via alle stampe. Anche la stamperia potrebbe avere le sue responsabilità, dato che per conservare il buon nome dell’editore, chi stampa dovrebbe perlomeno avvisare della presenza di errori.
Si va dal classico errore di concordanza (soggetto al singolare e verbo al plurale) a quelli grammaticali e di sintassi. La punteggiatura è spesso stravolta, al punto da cambiare il senso alla frase.
La narrazione si distribuisce tra il racconto in prima persona fatto dall’autore con quello in terza attribuibile all’intervistato: ebbene, a volte è tutto così ben confuso da non capire chi sta narrando cosa.
“Virgolette” messe a sproposito e frasi senza senso a causa di parole tra loro incompatibili.
Una vera ecatombe di strafalcioni, che se eseguita da uno studente, anche di quinta elementare, meriterebbe una grave insufficienza. Ma qui l’autore è Prando Prandi (per anni corrispondente della “Gazzetta”, è presidente del Panathlon Club di Treviso) e la responsabilità, alla fin fine, è tutta sua.
Spiace fare queste considerazioni, ma sicuramente il libro non resterà a lungo, nei miei ricordi, come una delle letture più interessanti.

Franco

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