Il teatrino della FIR

Mallet si, Mallet no, Mallet forse! Alla fin fine, si è avverato quanto scrissi ancora prima dei test della Nazionale italiana, disputati nel novembre dell’anno appena trascorso: Mallet se ne andrà.
Quello che sconcerta, comunque, è il modo nel quale è stato silurato il “vecchio” Nik, che ha certamente approfittato della sua fama per ammaliare i fautori della sua scelta e che è stato l’unico a vantarsi di aver fatto un buon lavoro pur sapendo di averle prese a destra e a manca! Potenza della pagnotta (riccamente imbottita!).
La FIR si è e si sta comportando con la solita, pessima coerenza, che da ormai più di tre lustri a questa parte adotta il medesimo stile che determina le decisioni ad alto livello: rendere difficile il facile tramite l’inutile e correggere continuamente gli errori, anzichè prevenirli: in pratica, poche idee e ben confuse.
Forse, a Roma, in quelle comode stanzette federali, dove prevale il gusto per la tavola prima di quello per il rugby e dove le responsabilità sono a tutto tondo (cioè mai di nessuno), nemmeno uno ha pensato che l’Italia sta per affrontare il prossimo VI Nazioni in una situazione a dir poco drammatica, povera com’è di tecnica e di gioco. Le batoste sono dietro l’angolo e loro che fanno? Anzichè confermare la fiducia al tecnico fino a dopo i mondiali, spiattellano al mondo ovale la necessità di un ricambio al vertice tecnico della squadra. Che signorilità, che stile, che pozzi di saggezza! Così ci ritroveremo ad assistere all’agonia di una squadra squinternata, senza più fiducia (e fors’anche rispetto) per un allenatore che avrà la testa altrove. Un “molla tutto”, un “fine corsa”. Un capolinea dal quale ripartire di nuovo per rifare cose già fatte prima, ma in un altro modo. E perdere tempo.
Non era meglio chiamare Mallet prima dei test novembrini e dirgli: “ragazzo mio, l’hai fatta fuori dal boccale, non hai mantenuto le aspettative ed hai aperto la bocca solo per dare aria ai denti. Dimettiti domani, subito, che noi abbiamo altri obiettivi e vedremo di raggiungerli tramite altre strade”. Senza inutili tira e molla.
A questo punto Brunel, o chi per lui, avrebbe avuto tempo di fare i test, di visionare i giocatori d’interesse, di programmare il VI Nazioni 2011 ed il tour estivo, di abbozzare un canovaccio di gioco, arrivando ai mondiali con qualcosa di strutturato, con ambizioni e stimoli diversi da quelli attuali; non migliori nè peggiori, diversi. 
Ma per gente come Dondi & Co., queste sono cose difficilissime da intendere, fuori dalla loro portata intellettiva, e così si sta consumando l’ennesimo pastrocchio italiano. Arlecchino e Pulcinella sono molto più seri nel far ridere la gente!
A proposito di Brunel, al di là degli aspetti puramente tecnico/tattici che valuteremo a suo tempo, quando era il vice di Laporte nella Nazionale dei galletti (2001 – 2007) faceva l’allenatore degli avanti; oggi, dai giornali, si apprende che arriverà alla guida dell’Italia portandosi dietro il sig. Serge Milhas, quale allenatore degli avanti! Di questo passo, ogni uomo di mischia avrà il “trainer” personale. Non sarebbe stato il caso, invece, di provvedere ad acquisire un allenatore dei trequarti in grado di dare una svolta ad un reparto che sembra l’Armata Brancaleone più che un settore delicatissimo di una squadra di rugby? E di assegnare il buon Troncon ad altri incarichi?
Consiglio seriamente a Dondi, disperatamente a corto di idee, di rivolgersi ad uno specialista: il mago Casanova.

Franco

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