Il tramonto di Treviso

Se esistesse il “knock down” anche nel rugby, sicuramente l’arbitro lo avrebbe decretato, domenica scorsa, quando il Leicester ha affrontato il Benetton in Heineken Cup. 62-15 l’impietoso risultato. Come vedere, appunto, il pugile più forte che s’accanisce con l’avversario che sta andando al tappeto: stringe il cuore, verrebbe da dire “basta” mentre l’angoscia sale.
L’ossigeno trevigiano è finito: da qui in avanti solo pericolosissime apnee. E adesso inizia anche il VI Nazioni, che completerà il logoramento di giocatori (non solo di Treviso) che  si prendono – giustamente – pause, in campo e fuori, che non sono sufficienti alla piena ricarica.
Durante il VI Nazioni, Treviso (come anche gli Aironi), si troverà a disputare la Magners League senza 10/12 giocatori prestati alla Nazionale. Come tutti, del resto, si dirà. Ma una differenza c’è, ed è marcata: mentre le altre compagini europee, anche loro senza i giocatori impegnati nel VI nazioni, riusciranno comunque a mettere in campo rincalzi che in Italia sarebbero senz’altro titolari, le italiane saranno in piena emergenza. Il budget a disposizione è quello che è e le norme federali, malate di miopìa, non consentono strategie alternative.
Treviso, in settembre, è partita a mille grazie ad una preparazione accelerata che le ha consentito di sorprendere alcune squadre, anche titolate, accumulando preziose vittorie che ancora le consentono di navigare nella parte mediana della classifica della Magners League. Adesso, però, mentre le altre crescono, il Treviso cala. Lo si è visto anche nel doppio scontro con gli Aironi (loro in leggera crescita rispetto ad inizio stagione): se le due squadre italiane si fossero incontrate all’inizio del campionato, gli Aironi avrebbero sicuramente perduto con uno scarto ben maggiore.
Adesso c’è solo da sperare che la preparazione atletica abbia previsto un calo fisico e che la testa sia stata ben preparata a beccare eventuali, impietosi, rovesci. Diversamente, Treviso si trascinerà fino alla fine con la lingua a penzoloni ed il passo strascicato, proprio del maratoneta esausto, ansioso di un’eutanasia che metta la parola “fine” ad ulteriori umiliazioni.
Teniamo anche in conto che, l’anno prossimo, sarà difficile sorprendere di nuovo qualche altra squadra con il giochino della partenza “a razzo”.
Inoltre, la dirigenza di Treviso ha quasi toppato sulla scelta dei nuovi stranieri: Maddok, anche se  era in campo a Leicester, sta incidendo come una puntura di spillo ad un elefante e De Waal, per ora, ha dimostrato solo di avere un buon piede per i piazzati. Un po’ pochino, mi sembra, per una squadra che, pur senza ambizioni di vertice, avrebbe potuto trarre insegnamenti e vantaggi da atleti più motivati.
Dicevamo del budget: se gli 8,5 milioni di euro (per tutto il movimento trevigiano, non solo per la Magners – Munster ne ha quasi il triplo) restringono il campo delle scelte, che almeno queste siano valide.
La mischia del Benetton era molto temuta in Magners: ora subisce (Perpignan, in Heineken, docet) carrettini da antologia e non tiene per molto in chiusa. La touche è ancora considerata una buona arma, ma le soluzioni per il successivo avanzamento sono inadeguate. I trequarti, che in Italia farebbero sconquassi, sono regolarmente respinti dalle attrezzate difese avversarie con il risultato di attaccare indietreggiando; a parte Williams, non vi è nessuno capace di effettuare il cambio di passo ed a sfruttare gli intervalli. La sola forza fisica è insufficiente a finalizzare le giocate nei pressi della linea di meta avversaria, accentuando la sterilità offensiva e la possibile, conseguente, frustrazione. La difesa entra in affanno soprattutto sulle giocate avversarie al largo, scalando e riposizionandosi quasi sempre in ritardo. Alla lunga tutto questo si paga, soprattutto in un periodo come questo, dove testa e gambe girano male, frenate dalla ruggine del logorìo.

Franco

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in rugby union. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Il tramonto di Treviso

  1. angelo ha detto:

    Complimenti Franco, ottimo commento. Lucido e non annacquato da considerazioni di parte. Precise anche se impietose le considerazioni sugli stranieri.
    Mi chiedo cosa possa fare il Benetton per raddrizzare la situazione invece di continuare scivolare sul piano inclinato attuale. Ben poco temo. E più passa il tempo e peggio sarà, temo.

    angelo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...