Dal gazzettino del 07 febbraio 2011

SEI NAZIONI Il finale ha mostrato tutta la differenza con squadre come l’Irlanda che non sprecano le occasioni.

L’Italia paga la scarsa abitudine a vincere. Mallett per ora resiste.

Ivan MALFATTO

 ROMA – In 48 sconfitte nella storia dell’Rbs Sei Nazioni mai l’Italia aveva perso di 2 punti (13-11) e mai come stavolta avrebbe meritato di vincere. Anzi a 3’ dalla fine la partita era vinta. Bastava catturare e gestire in superiorità numerica (giallo a Leamy) l’ultimo calcio d’invio. Invece è stato perso. Qui si è vista la differenza fra una squadra come l’Irlanda abituata alle vittorie di alto livello (il 70,91% nelle 11 precedenti edizioni del torneo contro il 12,73%), alla contesa del risultato fino all’ultimo e una nazionale abbonata alle onorevoli sconfitte, a uscire dal risultato prima dell’80’.       I 3’ finali sui quali gli irlandesi hanno consruito il successo sono da antologia dello sport. Come un canestro nel basket e un touch down nel football americano sulla sirena, o il drop di Wilkinson nella finale mondiale 2003. Stavolta il drop decisivo l’ha piazzato Ronan O’Gara (985 punti in carriera, 5° marcatore di sempre) dopo un’azione da manuale dei compagni: tre fasi vicino al pack per non rischiare di perdere palla e piattaforma centrale poco oltre i 22 per il calcio. L’Italia poi ha provato a fare altrettanto, ma non c’è riuscita. Sia perchè la piattaforma al drop creata dalle ruck era più lontana e angolata. Sia perchè Luciano Orquera (37 punti) non è O’Gara. E nemmeno Diego Dominguez (1010 punti). Con lui partite del genere si sarebbero vinte, considerati pure i due calci di Bergamasco e il drop di Burton falliti. Ma questa non è una colpa ad Orquera. Bravo quando è entrato a dettare i ritmi, vedi la meta di McLean. E nemmeno ai compagni. E’ un dato di fatto.       Sull’azione finale si poteva insistere con le ruck per trovare un fallo e un calcio da posizione più agevole? Forse sì. Col rischio di perdere palla, come all’80’ succede a squadre che non sono l’Inghilterra del 2003. Il problema però non è la scelta. Nel 2008 aveva pagato con il drop vincente di Marcato contro la Scozia (23-20). Il problema è l’esecuzione. La capacità contro avversari di caratura superiore (gli irlandesi sono tali) di chiudere azioni del genere. Gli azzurri, per qualità individuali ed esperienza collettiva, non ce l’hanno.      Per il resto l’Italia del primo turno di Sei Nazioni ha giocato la partita che doveva contro un’Irlanda piena di assenze (9), usurata in certi senatori (O’Connell, D’Arcy), fallosa (cifre ufficiali: calci concessi 16-10 più un giallo), imprecisa (errori 14-8, 26% contro 13% del possesso) e presuntuosa (solo nella ripresa vista la sterilità della risalita col possesso ha optato più per l’occupazione). Evidenziare i limiti irlandesi non è sminuire i meriti italiani. Al contrario. Contro una squadra mai battuta nel Sei Nazioni l’unica opportunità è giocare al massimo quando la rivale è al minimo.      L’Italia con l’Irlanda l’ha fatto. Lo dicono le cifre: occupazione del campo quasi pari (46’ a 43’ per gli irlandesi); superiorità in mischia (6-2 i falli ottenuti) e in maul (10-3, da una è scaturita la meta di McLean); equilibrio in touche (l’anno scorso 7 rubate, stavolta 2, ma una decisiva per la meta di O’Driscoll); ottima difesa (112 palccaggi a 94, 94% di efficacia a 96%). Neanche questo stavolta è bastato. Ma gli azzurri hanno la coscienza a posto. Devono solo (si fa per dire) replicare nelle altre quattro partite del torneo. I risultati verranno.      In tal senso Nick Mallett ha superato la prima prova del personale referendum nel Sei Nazioni. Lo spettro dell’arrivo di Jacques Brunel prima della Coppa del Mondo si allontana (per ora). Legittimi i complimenti fatti dal citì alla fine al suo staff. Ora anche lui, come i giocatori, deve continuare in tale direzione. A cominciare da sabato a Twickenham. Dove affronterà l’Inghilterra con l’Italia, non gli All Blacks a fine tour con i Barbarians.………………………………………..

 Mischia Aperta di Antonio LIVIERO

 Difesa organizzata ma ora serve una nuova evoluzione

Irlanda crudele. A tre minuti dal termine l’Italia aveva in mano una vittoria piccola in termini di punteggio (11-10) ma dal significato psicologico enorme in vista della Coppa del mondo, dove dovrà vedersela proprio con gli irlandesi. Il Flaminio era un pentolone bollente nel quale il Trifoglio sembrava ormai cotto. Ma dopo la meta di McLean ecco i vecchi satanassi verdi farsi largo. Ecco O’Driscoll ordinare ai suoi di recuperare subito la palla e raddrizzare la partita. D’accordo, Geldenhuys ci metteva del suo. Ma quello dei calci d’invio è un aspetto del gioco che da anni le grandi squadre lavorano come un settore fondamentale, fonte di palloni capitali. Infatti è da lì che si è snodata la sequenza che ha messo O’ Gara nella condizione di infilare la palla tra i pali con la facilità con cui si metteva il gettone nel flipper.      L’Italia ha allora cercato di riprodurre nei pochi secondi che rimanevano, un’azione-drop identica. Ma la liberazione della palla è stata troppo frettolosa, Lucianino Orquera ha ciabattato da lontano, oltretutto piazzato male. Questione di dettagli, si dirà. Ma sono dettagli pesanti. Gli irlandesi hanno sbagliato molto. Raramente li ho visti così imprecisi e svagati. Però la palla capitale non l’hanno mancata. L’Italia invece sì. Ha ancora il vizio di maltrattare le proprie occasioni. Basti ricordare l’in avanti a cinque metri dalla meta di Lo Cicero sull’impreciso passaggio di Parisse. Deve diventare più fredda e cinica. Ma è un guaio vecchio. Che rischia di diventare cronico.       Questa sconfitta però è un bicchiere mezzo pieno se si guarda al dominio della mischia chiusa e alla indiscutibile crescita della difesa. Ora la linea di opposizione si presenta molto meglio organizzata e consuma meno giocatori nei punti d’incontro per distribuirli sulla larghezza del terreno. Così si ripiazza meglio nelle fasi dinamiche, è in grado di formare una barriera compatta che si muove a tempo e all’interno della quale si placca in maniera più efficace e si possono correggere eventuali errori. Un adattamento puntuale alle nuove interpretazioni delle regole placcatore-placcato anche in termini di disciplina. Anche se accade ancora che giocatori come Castrogiovanni si lasciano prendere dall’irrazionale per rincorrere O’Driscoll facendosi così infilare, insieme a Perugini, come successo nell’azione della meta irlandese.      In attesa di conferme da Twickenham sulla solidità dell’impianto, al sistema di opposizione si chiede ora uno sviluppo tattico fondamentale: non più solo fermare l’uomo e il pallone. Ma cominciare a recuperare il possesso. Occupare meglio il campo. Diventare più offensiva. E cercare qualche meta da intercetto: tre delle quattro marcature della Francia contro la Scozia sono nate così. Se poi ci fosse anche un mediano d’apertura forte nei calci tattici il triangolo classico si potrebbe finalmente chiudere: conquista-difesa-gioco al piede. Per puntare così a qualche successo non occasionale. Solo che il problema del gioco al piede non è un piccolo dettaglio. Ma il bicchiere, al momento, mezzo vuoto.
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Record di ascolti su Sky. Il capitano in forse per sabato

Apprensione per Parisse

Sconfitta di misura in campo, per 11-13, dall’Irlanda, l’Italia si consola con il record di ascolti. Secondo quanto fa sapere Sky, 200.200 spettatori “medi” hanno seguito il match del Flaminio, trasmesso in diretta esclusiva, ed in alta definizione, su Sky Sport 2. Si tratta del miglior risultato di sempre per una gara del Sei Nazioni su Sky, con una crescita del 18% rispetto al precedente record (Italia-Scozia del 27 febbraio 2010 con 169.882 spettatori medi).      SEMENZATO – Intanto in sostituzione dell’infortunato Edoardo Gori è stato convocato Fabio Semenzato, mediano di mischia del Benetton. Il 24enne numero 9 è alla prima convocazione con la Nazionale in preparazione ad un test-match. Per il resto il citì Mallett ha confermato la rosa già convocata per l’Irlanda. «Abbiamo deciso di convocare Semenzato – ha detto Mallett – che è stato titolare ed ha offerto due buone prestazioni contro England Saxons e Scozia A e che sta trovando spazio in Celtic League con buona regolarità».      Quanto a Gori è stato sottoposto a controlli ed esami medici all’ospedale San Camillo di Roma che hanno evidenziato la lussazione gleno-omerale della spalla sinistra, che è stata ridotta. Nelle prossime 48 ore verrà sottoposto ad ulteriori accertamenti al termine dei quali si deciderà se intervenire chirurgicamente.
      PARISSE – Intanto Sergio Parisse, capitano e numero 8 della nazionale, è stato sottoposto a un intervento di parziale sutura della ferita al quinto dito della mano sinistra riportata la scorsa settimana con lo Stade Francais. Parisse rimane a disposizione dello staff tecnico ed il suo utilizzo per la partita contro l’Inghilterra verrà valutato nei prossimi giorni, in base all’evoluzione del quadro clinico.
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Domenica prossima a Monigo ci sarà l’inarrivabile Munster, ma un terzo del XV irlandese è impegnato nel Sei Nazioni.

L’avventura Benetton riprende dalla capolista.

I Leoni sfideranno la migliore difesa.

 Ennio GROSSO

Torna in questo fine settimana la Magners League con la terza giornata del girone di ritorno, la 14. complessiva e la prima in concomitanza con il Sei Nazioni. Quattro giorni di partite: si comincerà infatti giovedì, con la prima sfida del turno, a Dublino tra Leinster ed Aironi, per finire poi domenica con le ultime due partite, Ospreys-Ulster e Benetton-Munster.      A Treviso arriverà quindi domenica (stadio di Monigo, inizio alle 14) la formazione capolista del torneo celtico, eliminata dalla fase finale della Heineken Cup e dirottata ai quarti di finale della Challenge Cup, ma grande protagonista in Magners League.      Nove punti di vantaggio sulla seconda in graduatoria (Scarlets), il Munster ha perso appena due partite delle 13 giocate, a Dublino nel “derby” contro il Leinster e, sorprendentemente, a Newport contro i Dragons. Per il resto, 11 successi, 4 con il bonus.

      Miglior difesa e terzo migliore attacco della rassegna dopo Ospreys e Scarlets, il Munster ha una caratteristica particolare, quella di avere finora ben 21 metamen che si sono spartiti le 26 mete segnate complessivamente dalla squadra di Limerick.

      Domenica a Treviso non saranno poche le assenze in seno alla squadra irlandese visto che quasi in contemporanea, a Dublino, la Nazionale dei verdi affronterà la Francia in un match quasi decisivo per il Sei Nazioni. Nella Nazionale d’Irlanda, infatti, circa un terzo dei giocatori fa parte del Munster che comunque arriverà a Monigo ugualmente con una squadra altamente competitiva.

      La squadra trevigiana si ritroverà questa mattina per riprendere, con una rosa un po’ più ampia dei giorni scorsi, la preparazione e solo venerdì osserverà un po’ di riposo, quindi sabato, dopo la rifinitura del primo pomeriggio, si conoscerà il XV. Tra convocazioni in Nazionale (11 con l’ultima di Semenzato) ed infortuni, Franco Smith sarà costretto a convocare quasi tutti gli atleti rimasti.

      PREVENDITA – Nella sede del Benetton Rugby, in Ghirada e a Monigo, presso il negozio del club, fino a venerdì sarà attiva la prevendita, dalle 16.30 alle 19.30.

      NAZIONALE A – Sono stati tutti utilizzati i 10 giocatori del Benetton convocati per il match disputato dalla Nazionale A venerdì a Galashiels e perso 11-3 contro la Scozia A. Di Marcato i punti (un piazzato) dell’Italia.

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