Dal Gazzettino del 14 febbraio 2011

Ennio GROSSO

 Il Benetton salva l’onore dell’Italia rugbistica, uscita con le ossa rotte dalla seconda giornata del Sei Nazioni. La franchigia veneta ha infatti centrato uno storico successo sul Munster – capolista della Magners League – intascando la settima vittoria stagionale.      Ora i successi sono tornati ad essere superiori alle sconfitte e questo rende merito alla compagine biancoverde, capace di metter sotto, in tempi diversi e magari particolari, le prime 3 della graduatoria, perchè oltre al Munster, a Monigo sono caduti pure il Leinster, secondo e gli Scarlets, terzi.      C’era un po’ di timore alla vigilia, per una squadra messa in piedi con chi è rimasto, ma soprattutto per l’impossibilità di sostituire i Nazionali con gli stranieri, cosa che ha fatto il Munster che in campo ne ha schierati 8. I biancoverdi hanno però dato una grossa prova di carattere, giocando, come spesso hanno fatto in questa stagione, una gara magistrale davanti, in mischia e in touche, con Cittadini che ha annientato l’avversario diretto e un Padrò onnipresente, che ha cantato e portato la croce.      Ma è stata tutta la squadra che ha saputo gestire al meglio le situazioni, sfruttando la superiorità numerica e tenendo, sia in inferiorità numerica (giallo a Sbaraglini nel finale del primo tempo), sia quando il Munster ha cominciato a giocare in maniera imperiosa. Un Benetton che ha subìto la parziale rimonta degli irlandesi, poco propensi a farsi scappare l’occasione della dodicesima vittoria, ma mantenendo quel punticino di vantaggio che alla fine ha fatto esultare i quasi 4.000 accorsi al Monigo e che si sono rifatti dopo le delusioni azzurre.      E’ un Munster un po’ supponente, convinto di fare quello che vuole del Benetton. Invece la franchigia veneta risponde colpo su colpo nel primo quarto di gara e il risultato non vuole decollare (3-3 al 17’). Il Benetton difende e gioca bene, non si fa spaventare dai più quotati avversari e se il fiscale gallese Jones non vedesse un millimetrico “in avanti”, poco prima della mezz’ora i biancoverdi avrebbero già segnato la prima meta. E’ comunque il preludio al primo vantaggio. Dalla mischia arriva infatti il calcio che De Waal, da quasi metà campo, mette tra i pali per il 6-3 che sarà anche il finale del primo tempo.      Nella ripresa il Benetton si fa ancor più intraprendente, la prima linea trevigiana fa soffrire quella irlandese e il Munster prima rimane in 14 (giallo a Varley), poi in 13 (altro giallo, stavolta a Du Preez). In superiorità numerica il XV di Smith trova 10 punti, un piazzato di De Waal, ma soprattutto la meta di Padrò, migliore in campo, che sfonda sulla bandierina. Per il Benetton 10 punti che danno il massimo vantaggio (16-3).      Il Munster è un animale ferito ma non si dà per vinto. Warwick dalla piazzola e un indomabile Howlett che segna la prima meta, riportano sotto i rossi di Limerick (16-11 alla mezz’ora). Per il Benetton c’è ancora da soffrire, Van Zyl “ruba” due touche capitali e De Waal riporta i suoi oltre il break (19-11) con un piazzato da 45 metri. Il Benetton è però in riserva e capitola per la seconda volta dopo una settima fase del Munster, ha solo un punto di vantaggio, ma tanto basta per portare a casa un’altra vittoria storica.
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NOTA PERSONALE: un encomio alla sobrietà ed alla serenità di giudizio di Dondi, nonché alla sua innata intelligenza rugbistica, è racchiuso nel pezzo sottolineato: un esempio di sagacia e rispetto per chi, tra i pochi in Italia, parla poco, ma s’impegna sempre e vince oltre ogni aspettativa. Patetico!

 Il presidente: «La sconfitta mi ha ricordato il 101-0 di Durban»

Dondi: «Italia, mai più»

 Ivan MALFATTO

 LONDRA – «Spero di non rivedere più partite del genere. La sconfitta a Twickenham mi ha ricordato il 101-0 di Durban col Sudafrica». Quando Nick Mallett, fortuna sua, era in panchina dall’altra parte.      È un paragone forte quello di Giancarlo Dondi il giorno dopo Inghilterra-Italia 59-13 nel secondo turno dell’Rbs Sei Nazioni. La peggior sconfitta per punti, mete (8) e passivo (-46) dell’era Mallett. Un paragone con la pagina più nera della storia azzurra poco lusinghiero per un ct in bilico (le quotazioni dell’arrivo di Jacques Brunel già a fine torneo tornano ad alzarsi) e un gruppo solo otto giorni prima quasi vincitore contro l’Irlanda (13-11).      «La squadra non si è battuta, tranne i primi minuti – continua il presidente della Fir – Ha sempre aspettato l’avversario. Ha placcato retrocedendo, perso le touche, lasciato agli inglesi i palloni. Se avessimo provato a giocare potremmo dire: pazienza, loro sono stati migliori. Ma non l’abbiamo fatto. Sembra impossibile di parlare dello stesso gruppo che ha fatto tremare l’Irlanda, a sua volta battuta solo sul filo di lana ieri dalla Francia».

      Chi l’Irlanda non l’ha fatta solo tremare è stato il Benetton Treviso. La vittoria 19-18 in Celtic League contro la capolista Munster salva l’onore italiano in un week-end disastroso. Dove pesa anche il 75-3 rimediato dall’Italia 20. Ma Dondi su questo è a sorpresa critico:      «Faccio ovviamente i complimenti al Benetton – afferma – Mi fa piacere che le franchigie ottengano risultati positivi. Ma quando loro vincono e la nazionale perde vuol dire che non hanno assolto il compito per cui sono state create». E perchè? «Perchè i giocatori arrivano stanchi in nazionale. Abbiamo costruito un modello di sviluppo con due squadre professionistiche per migliorare le prestazioni dell’Italia. Quindi o vincono entrambe, nazionale e franchigie, o perdono entrambe. Se non avviene vuol dire che qualcosa non va».

      Il sospetto è che questo qualcosa vada cercato dentro lo staff dell’Italia e non fuori, visto che con gli stessi uomini il Benetton i risultati li centra. Dando alla causa azzurra pure quattro giocatori ritenuti non di interesse nazionale dalla struttura tecnica di alto livello della Fir (Burton, Semenzato, Rouyet e Barbieri). Ma del destino di Mallett & C. si parlerà solo a fine Sei Nazioni. «L’ho sempre detto – conclude Dondi – Tireremo le somme solo a fine torneo, dopo le tre partite da giocare. Anche gli atleti ci sono rimasti male a Twickenham. Ma sono una squadra di rango e daranno la risposta sul campo nel prossimo turno a Roma contro il Galles».      La partita ideale. Quella (insieme all’Irlanda) dove una vittoria sulla carta è più pronosticabile, anche se sempre difficile da ottenere. Mallett ha già scelto la rosa dei 24 cambiando solo due pedine: Carlo Festuccia per Ongaro tallonatore e Lorenzo Cittadini per Rouyet pilone. Numero 9 confermato Semenzato, mentre il compagno di reparto Edoardo Gori sarà operato al cercine (un legamento) della spalla sinistra. Probabilmente fra una decina di giorni a Lione dal luminare francese Gilles Walch, lo stesso che ha operato lo juventino David Trezeguet. Tempi di recupero 4-5 mesi. Auguri Ugo.
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 HANNO DETTO

La felicità di Smith: «Successo speciale, grossa prova di carattere»

 TREVISO – (e.g.) «Un grazie di cuore a tutti i ragazzi perché oggi hanno saputo dare una gioia immensa con questa vittoria sul Munster – ha commentato Franco Smith a fine gara – una grossa prova di carattere, tutti hanno dato il massimo per contribuire a questo successo». Un Benetton capace di battere le prime 3 della classifica, oltre al Munster, anche Leinster e Scarlets…  «Siamo una squadra capace di centrare certi exploit, ma questo col Munster è speciale».
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 MISCHIA APERTA di Antonio LIVIERO

 Zuin, la leggenda del pack e il ruolo della tradizione.

Si è soliti dire che un giocatore di rugby non muore ma passa la palla. Una frase che fa sorridere i piloni di una volta. A loro il pallone lo davano per scherzo nello spogliatoio, perché durante la partita non l’avrebbero più visto, presi com’erano dal lavoro oscuro in mischia. Altro che passare.      A questa generazione apparteneva Beppe Zuin che dopo una vita di torridi ingaggi in prima linea, ha “passato la palla” la scorsa settimana a sessant’anni dal primo scudetto del Rovigo e del Veneto. Era la squadra di Maci Battaglini, appena rientrato dalla Francia, di Turcato, Malosti, Borsetto, “Topa” Milani. Aveva trequarti straordinari come Stievano e Romano Bettarello, senza dimenticare Baratella, però erano soprattutto gli altri, i grossi, la banda del pacchetto di mischia, a fare la differenza. Calci in touche, conquista, avanzamento, “sbreghe” di Maci a raso delle fasi statiche e cannonate, sempre di Maci, tra i pali. Vinse quattro scudetti di fila dal ’51 al ’54. Zuin arrivò nel ’52. Con Guandalini, Raisi e Navarrini costituì l’anello di congiunzione con un altro leggendario pack, quello allenato da Campice che agli inizi degli anni Sessanta di titoli ne conquistò altri tre, con gli innesti dei vari Bellinazzo, Bordon, Vallini e Viscardini. Si allenavano all’ippodromo spingendo la macchina della mischia per l’intero giro di pista. Non si rompevano mai. Facevano più danni le squalifiche degli infortuni, ricorda Luciano Ravagnani nel suo splendido libro “Una città in mischia”. Più di metà delle mete le segnavano gli uomini del pack, pur con Busson e i Biscuola nella linea arretrata.      «La nostra filosofia era riassumibile in due parole: conquista e possesso» ricorda Giancarlo Navarrini. Che ne sottolinea la modernità: «La “gira” da fondo touche era un vortice che faceva sfracelli. Io stesso da tallonatore andavo in raddoppio sull’ala, Guandalini e Zuin erano piloni non solo forti, ma mobili». E Gioanon Raisi racconta: «Il segreto di quelle mischie era l’anima: amicizia, grinta, voglia di vincere». Aggiunge: «La prima linea era intrattabile, ma di Zuin mi piace ricordare la generosità: mi operarono al ginocchio e rimase sempre accanto a me all’ospedale. Fu lui a riaccompagnarmi a casa, a Ceneselli».       Zuin disputò la sua ultima partita di campionato a 43 anni e mezzo nel ’69-70. E riuscì a giocarne una con i figli Loredano (in amichevole) e Giancarlo (in Coppa Italia a Bologna). «Ero un ragazzo – ricorda Giancarlo- fu un’emozione indicibile. Che imbarazzo nello spogliatoio, nudo di fronte a mio padre. Ma fu discreto. Sul campo lasciò che altri mi guidassero».      Nel ’77 arrivò al Rovigo Carwyn James, il principe dei coach. Aveva condotto i Lions nel trionfale tour in Nuova Zelanda ed era il profeta del gioco totale. Disse che «per gli avanti rossoblù c’era la necessità di tradizione». Qualcuno non capì: Rovigo non aveva forse avuto grandi mischie? Sì, ma dov’era la tradizione? Quelle parole si potrebbero ripetere oggi. Non solo per Rovigo ma, a futura memoria, per tutto il rugby italiano.
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 STORICO A MONIGO
Un Benetton rabberciato mette alla frusta il Munster e strappa una vittoria destinata a fare epoca

FILOTTO DA SOGNO
I biancoverdi confermano il ruolo di ammazzagrandi: a Treviso erano cadute anche Leinster e Scarlets

MIRACOLO DEL CARATTERE
Franco Smith: «Esemplari gli avanti e i trequarti»

Ennio GROSSO

Franco Smith non sta nella pelle, ma mantiene comunque una certa tranquillità. La sua squadra ha centrato un risultato storico battendo il Munster, ma il tecnico rimane con i piedi per terra. Oltretutto, cosa di non poco conto, il Benetton ha vinto la settima partita stagionale ed è stato capace di sconfiggere le prime 3 della graduatoria. Oltre al Munster ieri, ha fermato in tempi diversi anche il Leinster, secondo e gli Scarlets, terzi. «Qualche miracolo pare possa ancora accadere -ha detto con un sorriso l’head coach del Benetton- Scherzi a parte sono molto felice per la vittoria e la prestazione della mia squadra. I ragazzi hanno dato prova di grandissimo carattere perché battere un avversario come questo non è cosa che succede tutti i giorni. Fino a due giorni fa eravamo solo in 20, poi pian piano ho avuto a disposizione 23 giocatori. Tutti hanno dato il loro contributo per riuscire nell’impresa, un grazie a tutti perché questa è veramente una vittoria speciale».
      C’era un po’ di timore alla vigilia..
      «In settimana abbiamo lavorato molto bene, puntando su tre aspetti fondamentali: mischia, difesa e maul. Non ho mai pensato alla vittoria, ma sapevo che se la squadra avesse fatto bene queste tre cose avrebbe potuto centrare un risultato importante e così in effetti è stato».

      Una prova impeccabile del pacchetto.
      «Sì, è vero, gli avanti hanno giocato una partita esemplare, ma non va dimenticata la prestazione dei trequarti che si sono sacrificati tantissimo attuando una grandissima difesa. La mischia ha fatto la sua parte, ma dietro non sono stati certamente da meno».

      Con la doppia superiorità numerica avete avuto la possibilità di dare la stoccata definitiva, invece c’è stato da soffrire fino alla fine.
      «Sembra un paradosso, ma molte volte è quasi meglio giocare in 14, o in 13, perché tutti danno qualcosa in più per sopperire alla mancanza di uno o due compagni. Devo dire che il Munster ha fatto bene il suo lavoro in quel frangente, oltretutto ha avuto un buon possesso, quindi senza palloni per noi era difficile fare qualcosa di importante».

      Un De Waal sempre più inserito.
      «So bene cosa può valere questo giocatore, quindi non mi stupisce che abbia giocato una buona partita. Per lui all’inizio era solo un problema di lingua. Contro il Munster ha avuto una buona presenza, oltretutto si è sacrificato tantissimo e le sue capacità sono state evidenti».
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TREVISO – (eg) «Segnare quella meta è stata per me una grande soddisfazione -ha ammesso Gonzalo Padrò a fine gara- ma anche una grande emozione».

      Hai portato avanti un’enormità di palloni e in difesa hai sempre chiuso bene.
      «Mi alleno per questo e in campo ho fatto quanto mi ha chiesto l’allenatore. Penso di aver fatto solo il mio dovere. La meta, come ho detto, mi ha dato tanta soddisfazione, ma so che il merito è di tutta la squadra, poi uno per forza deve finalizzare l’azione».

      Alla vigilia c’era un po’ di curiosità per questa terza linea che faceva reparto per la prima volta.      «Mi sembra che la nostra prestazione sia stata abbastanza positiva e abbiamo dimostrato che possiamo giocare tutti tre assieme. Ovviamente poi è il tecnico che deve trarre le conclusioni».

      Una prestazione che potrebbe convincere qualcuno a portarti in nazionale maggiore?     «Sinceramente non ci penso. Mi farebbe piacere giocare nella nazionale maggiore, penso sia una cosa normale per ogni giocatore, ma il mio compito ora è giocare bene con il Benetton e questo è il mio principale obiettivo».

      «Sapevamo che contro il Benetton non ci sarebbe stato da scherzare -ha detto Tony McGahan, tecnico del Munster- In campo avevamo però una formazione con molte assenze di rilievo e questo ha pesato senz’altro. Comunque non vuol essere una giustificazione e soprattutto non vuol essere un modo per mancare di rispetto e togliere i meriti al Benetton che ha disputato una grande prova, soprattutto con la mischia, mettendoci spesso in difficoltà».

      Sinceramente, vi aspettavate un avversario così tosto pur in formazione rimaneggiata?
      «Non è la prima volta che affrontiamo Treviso e sappiamo che ha già battuto altre squadre di spessore, quindi non è una sorpresa».

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4 risposte a Dal Gazzettino del 14 febbraio 2011

  1. bruno ha detto:

    cari amici questa mattina presto quando ho letto le affermazioni a dir poco “STRANE” del psico presidente pensavo di aver capito male,ma come il SOMMO PONTEFICE della federazione rugby Italiana che quasi si rammarica per la vittoria di una squadra italiana in Magners league? ma poi ho capito abbiamo una federazione che spera nell’ennesima singola vittoria della nazionale per andare ad esibirsi in qualche trasmissione televisiva, per far mostrare gli ennesimi bicipiti dei sui GLADIATORI di turno in qualche strip alla full monty,sorvolando se non parlano italiano,già abbiamo una federazione circense ..no il circo è una cosa seria fatta da gente che lavora duramente tutti i giorni…i signori della federazione dovrebbero vivere meno di DROGATE ILLUSIONI e più di fatica ..forse hanno dimenticato che una partita si vince in campo e non in qualche studio televisivo….

    • mondonuovo33 ha detto:

      Un caloroso benvenuto a Bruno nel “club” degli appasionati di rugby. Abbiamo bisogno dei commenti di tutti e dei tuoi in particolare, vista la competenza che ti deriva dal rugby giocato e appassionatamente seguito.
      Franco

      • bruno ha detto:

        grazie
        c’ero domenica allo stadio, e sai che dei commenti cosi superficiali come quelli del SOMMO PONTEFICE della FIR possono solo fare male,non a noi vecchi “ammalati” di questo sport,al limite ci fanno arrabbiare,ma ai tanti che si stanno appassionando proprio in questi mesi d’ avventura del benetton in CELTIC.Ho visto la partita a bordo campo da solo…ma in cinque minuti stavo già parlando con un ragazzo poco piu che ventenne e con due signori molto distinti su come stava girando la mischia o come la mediana stesse dettando i tempi alla squadra e di altre situazioni di cui non voglio annoiarti.Mentre trascorrevano gli ultimi 5 minuti lo stadio era ammutolito dalla tensione e dal fatto di essere consapevoli che stavamo assistendo ad un piccolissimo fatto storico, quando il pilone Irlandese ha fatto avanti la partita era finita e uno dei signori distinti quasi mi abbracciava,il ragazzo era “finalmente” ammutolito e l’altro signore voleva offrirmi una birra a tutti i costi,ovviamente non so tutt’ora i loro nomi.il RUGBY nonostante il tentativo di farlo divenire uno evento commerciale…un prodotto…è ancora così… uno stato emozionale..passionale..il mio rugby è quello di domenica scorsa e non quello dei ragionieri,anzi dei “GEOMETRI” della federazione.ciao e scusa per lo spazio

      • mondonuovo33 ha detto:

        Un saluto e un “welcome on board” a Bruno.
        Attendiamo con vivo interesse i tuoi commenti.
        Anche il buon “Anzulìn” Volpe è pregato di scriverci più spesso.
        Questo blog non morirà mai.
        Alé, ciao a tutti
        Giampaolo

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