Dondi non ha colpe. W L’ITAGLIA!!!

Grazie di cuore, Presidente!!!

Mi chiedo, onestamente, di cosa preoccuparci.
L’Italia, meglio: il fantasma anche vago di una squadra di rugby denominata “Italia”, prende un’imbarcata di punti a Twickenham sabato scorso presentando di fatto il suo stato penosissimo a soli sei mesi dall’inizio del Mondiale. E perché davvero meravigliarsene?
Nel 1996 il geometra Giancarlo Dondi di Parma è diventato presidentissimo della Federazione Rugby Italica. E ha fatto di tutto e di più per garantirsi la rielezione a vita. Rieletto nel 2000, nel 2004 e nel 2008 con percentuali “bulgare” che ben ci chiariscono il livello di prostrazione generalizzato di chi dovrebbere invece ribellarsi, il geometra non ha alcuna intenzione di andarsene dopo la probabilissima ed ennesima figuraccia dell’Italia al prossimo Mondiale.
Sarebbe davvero una maledizione infinita se gli Azzurri approdassero ai quarti di finale della RWC dando perciò al geometra parmense addirittura un motivo di vanto così come ancora oggi si fregia di avere portato l’Italia nel Sei Nazioni.
Sappiamo bene quali giochi politici furono dietro all’entrata dell’Italia in questo torneo, quasi nulla a vedere con l’agonismo e i verdetti del rettangolo di gioco.
L’Italia del rugby ha perso la faccia e la credibilità da tempo: sconfitte disonorevoli, espulsioni, e quell’alea di furbismo in campo per provocare e venire alle mani. Dopo la dipartita di Coste ecco il bluff Johnstone, il super-bluff Kirwan, il progresso indiscutibile con Berbizier e il regresso indiscutibile con Mallett. Dopo il Mondiale, ma io lo vorrei subito, arriva Brunel dal Perpignan. Un Brunel che per anni è stato assistente di Laporte nei Bleus e che ha finalmente la grande occasione della sua illuminata carriera.

Quando una squadra perde viene immediatamente da prendersela con tecnico e giocatori e in pochi pensano che ciò che vediamo, in realtà, è frutto di tre lustri di errori volutamente pianificati. Perché dietro al 59-13 di Twickenham c’è la malgestione di Dondi e dei suoi accoliti. Di chi per avere il consenso delle società ha fatto sì di devastare i settori giovanili amputando i ricambi generazionali indispensabili per crescere e rimanere a certi livelli. E così ci troviamo a utilizzare Luciano Orquera all’apertura o santifichiamo Pablo Canavosio per avere segnato la meta decisiva un anno fa contro la Scozia. Costoro sono due argentini. Come lo è Castrogiovanni, idolo delle masse. Come lo è Santiago Dellapé. Tralascio i vari neozelandesi e sudafricani usati, ed ancora oggi utilizzati. Qui manca la spina dorsale della squadra e quel “di più” che viene solo dall’essere nati in Italia e dall’avere sputato sangue per arrivare a vestire la casacca Azzurra. Altro che Ramiro Pez (argentinissimo) che come sbarcò all’aeroporto di Roma aveva già il tricolore cucito addosso al check-out dei bagagli. Altro che Kaine Robertson, mezzo maori e mezzo neozelandese che si dichiara “italianissimo” perché canta l’Inno di Mameli. E non voglio affondare la bagnarola citando Nick Zisti, ovviamente.

Al geometra di Parma, ai suoi accoliti che in Consiglio Federale votano sempre come lui vuole, a tutti coloro che ricevono denari da questa gestione non importa nulla delle sorti della nazionale e del movimento ovale italico.
Interessa solo il mantenimento dello “statu quo”. Perché questo significa per costoro l’aumento delle proprie ricchezze personali e la crescita delle sfere dove estendere i propri svariati interessi.

Serve aggiungere altro? Forse che in questo Paese di Merda che si chiama Italia tutto funziona così in qualsiasi campo dello scibile umano: in primis il governo del paese e chi lo dirige con esempi oramai destabilizzanti (già superati i termini “inquietanti” e “preoccupanti”, vero??) dai media (quando non taroccati da delinquenti come Augusto Minzolini o Maurizio Belpietro, ad esempio, o dal baüscia lumbard: Vittorio Feltri) ogni dì.
Il segreto, mi si creda, è impossessarsi del potere e mantenerlo all’infinito. Non importa come. Basta continuare a guadagnare e mangiarsi tutte le fette, TUTTE, della torta.

“Après moi la déluge” dichiarò il Re Sole, ricordate?
Adesso di Re Soli ne abbiamo tanti e incontrollati: il geometra di Parma, il venditore di Arcore e chiunque abbia capito come gestire il potere.
E il crollo progressivo lo dobbiamo a chi non sa creare un’alternativa credibile e che trovi il riscontro delle esisgenze della collettività: sia rugby, sia economia, mercato del lavoro ecc.

E allora assieme a Dondi urliamo tutti in coro a squarciagola: “W l’Itaglia!”

Giampaolo Tassinari

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5 risposte a Dondi non ha colpe. W L’ITAGLIA!!!

  1. mondonuovo33 ha detto:

    Il fatto che i valori tradizionali siano diventati un’utopia, grazie anche alla TV ed a coloro che si sono prestati – e si prestano – alla loro erosione (i “feroci conduttori di trasmissioni false”, come direbbe Guccini),ammorbando i giovani di brutalità civiche e riducendoli a miseri branchi di sbavanti adoratori del dio denaro. Una vita da “rollerball”, spesa a schiantare il prossimo per il proprio tornaconto.
    Dondi sembra essere il progenitore di tutto questo, tanto più è impegnato alla conservazione del posto, quanto meno se ne frega delle sorti del nostro rugby. Quest’anno, il distruttore di Parma compirà 76 anni, e a quest’età dovrebbe solo fare lunghe passeggiate e giocare a dama con i nipotini. Lasci perdere il rugby liberandolo dalla sua deleteria presenza. Così come lascino il loro posto quelli che hanno taciuto e non si sono ribellati solo per la conservazione dell’abbondante pagnotta e non certo per le doti tecniche ed umane necessarie alla sopravvivenza ed alla continuità di questo magnifico sport. Non permettiamo agli Unni della FIR di non far più crescere l’erba del rugby.

  2. Giovanni ha detto:

    Ti farà piacere sapere che un mio amico ha apprezzato enormemente lo “statu quo” senza la “s”.

    • La Joie de Vivre ha detto:

      John vecchio mio!
      Grazie, dì al tuo amico che è apprezzo che lui apprezzi.
      Quando ci vediamo con Franco?
      Vanno bene tagliatelle a Santarcangelo?
      Avvisate anche “Anzulin” Volpe se si unisce?
      Fammi sapere…
      La Joie de Vivre

  3. maria cristina mucchi ha detto:

    Mio fratello ha giocato a rugby per dieci anni, se ne è andato a 52 anni pochi mesi fa. Era un grande, conosceva bene il mondo del rugby, e proprio perchè era un rugbista vero non ha mai usato un linguaggio così lontano dallo stile di vita che il rugby insegna, e del quale abbiamo avuto grandissima prova nel momento del massimo dolore, quando i compagni di squadra hanno accompagnato il loro amico che se ne andava sino all’ultimo istante. Con le critiche sterili e le male parole non si arriva da nessuna parte. La nostra è una grande squadra, va incoraggiata e sostenuta, non demolita con acredine.

    • mondonuovo33 ha detto:

      Mi unisco a lei simbolicamente nel dolore per la perdita di suo fratello.
      Ma queste non sono critiche sterili né male parole quanto la riflessione amara su chi da oltre quindici anni sta devastando il movimento italiano per di più impunemente.
      E proprio per questi NON FATTI la nazionale di Mallett (e prima quella di Johnstone, quella di Kirwan e quella di Berbizier) incamera una figuraccia dietro all’altra ovvero sconfitta su sconfitta.
      Questa non è una grande squadra: è la fotografia di un fallimento che perdura dal 1996.
      Testimoniare i fallimenti e metterli nero su bianco non è demolire un bel niente, anzi è rappresentare la verità per quanto scomoda possa essere.
      Adesso per cortesia, Maria Cristina, mi risponda con fatti che controvertono ciò che le ho appena scritto.
      Appena li trova me li elenchi, grazie.
      Cordialmente e con la massima stima
      Giampaolo Tassinari

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