Deliri dondiani

Commento personale: lo sanno ormai anche i muri che il parmense Tonti (scambio di consonante) ha una forte idiosincrasia nei confronti di Treviso, rea di essersi quasi sempre “arrangiata” e soprattutto con il vizietto di vincere, prima in Italia ed ora anche nella Magners League. Vengono solo i brividi a pensare che, dall’anno prossimo la FIR voglia mandare qualcuno a ficcanasare e magari a comandare nella gestione tecnica della Benetton. Significherebbe far fare alla squadra le figuracce che ora fa la Nazionale Italiana, la cui “tontiana” gestione la rende marcia dal profondo.
Nel giorno in cui la famiglia Benetton ha annunciato che si sgancerà da basket e volley, ecco la cazzata del secolo del “signor inutile e dannoso”.
Qual’è il rugbysta, trevigiano e non, che non ha subito pensato: “probabilmente i Benetton saranno disposti a concedere al rugby qualche risorsa in più, dato che hanno rinunciato al fardello delle altre due attività sportive”.
E magari vedere a Treviso gente come Matt Giteau, che intanto ha firmato un biennale con Tolone?
Vi lascio alle bugie di Berlusc… scusate, di Dondi (ma guarda tu, sembrano gemelli!).

Da Affari italiani

Il presidente Dondi corregge il tiro: “Felice per Treviso, ma…”

 Duccio Fumero

Dopo 48 ore di polemiche il presidente federale Giancarlo Dondi è tornato sulle parole dette (e scritte da Il Gazzettino) all’indomani del successo di Treviso in Celtic League contro il Munster. Lo ha fatto telefonando a Giorgio Sbrocco, collega de La Padania, che ha riportato il pensiero del presidente Fir. Che aggiusta il tiro, ma ribadisce un paio di concetti che faranno discutere.

“La mia osservazione circa la diversità di risultati della Nazionale e quelli delle franchigie in un weekend contrassegnato dalla pesante sconfitta nel Sei Nazioni – ha precisato Dondi a La Padania – non voleva in alcun modo sminuire la portata della prestazione del XV veneto. Figuriamoci se io non esulto e non vado fiero di una squadra italiana capace di mettere sotto la capolista! Oltretutto si tratta di risultati che politicamente generano rispetto e producono credito internazionale. Merce rara e preziosissima, che io per primo ho bisogno di esibire e di spendere nei vari consessi ovali”.

Verissimo, da sottoscrivere. Ma nell’intervista a Malfatto le parole erano chiare. Una nazionale che perde e una franchigia che vince non vanno bene. Meglio entrambe perdenti. “Le parole hanno una loro forma e loro profonda sostanza. Se ci si limita a riferire e a mettere in pagina la forma si rischiano pesanti fraintendimenti”. Ok, un problema di forma e sostanza. Che Giancarlo Dondi cerca di chiarire.

“Ho detto e ho sempre pensato che l’approdo del rugby italiano in Celtic league, per avere un senso compiuto, deve risultare di costante e diretto sostegno alla Nazionale. In termini di uomini e di qualità complessiva del gioco espresso. Una o due franchigie che vincono e ben figurano in Celtic, accanto a una Nazionale che perde e gioca male è una sorta di paradosso logico inaccettabile. Qualcosa che è quantomeno il caso di cercare di comprendere. Anche perché la Celtic alla Fir costa! E parecchio”. Discorso chiaro, ma continua a non essere chiaro se, a questo punto, il problema sta nella Nazionale o nelle franchigie.

Un altro punto contestato dell’intervista al Gazzettino riguardava i nazionali che arrivano in azzurro spremuti fisicamente dalle franchigie. Ecco Dondi che chiarisce. “Altro fraintendomento colossale. Il mio era semplicemente un augurio. Mi auguravo e mi auguro cioè, che l’attività internazionale di club non sovraccarichi eccessivamente quei giocatori che sono indispensabili alla Nazionale. Che possano cioè giocare il giusto e riposare quando ne hanno bisogno. Al di là della regola dei minutaggi che, sinceramente e da ex giocatore, faccio fatica a condividere e a comprendere”. Ma non è una regola fatta dalla Fir?

Ma dopo i chiarimenti d’obbligo, ecco che si affronta un tema spinoso. Quanto le franchigie debbano essere autonome e quanto debba essere il controllo tecnico federale su Benetton e Aironi. “Altre Unions lo fanno (controllare direttamente i club, ndr.). Noi, per il momento abbiamo preferito limitarci a proficui scambi di informazioni fra i nostri tecnici e lo staff delle due realtà. Il solo tecnico federale che attualmente lavora in una franchigia e Guidi con gli Aironi”. L’anno prossimo le cose cambieranno, chiede Sbrocco? “Non sono in grado di dirlo”. Che non è un no…

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