Alla ricerca di Alechin (2)

Il gioco di Boris Spasskij dall’inizio dell’anno 1971, a detta di molti e di parte degli esperti, subì un calo. Sembrava come Boris si fosse seduto sugli allori stessi, pago di quanto raggiunto. Pur tuttavia alle Olimpiadi di Siegen del 1970 in prima scacchiera per l’URSS totalizzò 9 e 1/2 su 15 vincendo l’oro come migliore prestazione di scacchiera nonché contribuendo in maniera decisiva al successo finale della sua squadra.
Dalla metà del 1971 Boris Spasskij, suo cognato ed allenatore Iivo Nei (estone) e il suo trainer di lunga data Igor Bondarevskij si rinchiusero in una dacia appena fuori Mosca dove “prepararsi adeguatamente” per la difesa del titolo mondiale contro lo sfidante, lo statunitense Bobby Fischer (ebreo di Brooklyn). Per Spasskij e accoliti in realtà si trattò di diversi mesi di beato ozio. Whisky, rivista Playboy e il completo relax caratterizzarono le sue giornate preparatorie. In molti si chiedevano perché non disputasse più tornei. Spasskij, che da sempre godeva di forti appoggi all’interno del potente Comitato Nazionale dello Sport, ottenne immediatamente un aumento consistente del suo stipendio giustificando la richiesta sia per “la necessità di affrontare le crescenti spese di preparazione alla difesa del titolo sia per un giusto adeguamento del compenso al Campione del Mondo”.
Alla fine della lunga preparazione la comitiva sovietica si presentò a Reykjavik (Islanda) dove si sarebbe tenuto il match con Fischer. Il plotone sovietico constava di diverse persone, ognuna con specifici compiti, laddove Bobby aveva solamente come suo secondo il prete cattolico William Lombardy (già Grande Maestro) e come capo delegazione il potente Edmondson, da sempre suo mentore e protettore.
Sappiamo tutti come finì la sfida: Fischer trionfò per 7 vittorie contro 3 sconfitte (e 11 patte). Durante tutto il match l’atteggiamento di Boris nei suoi confronti fu della massima tolleranza. Sembrava come a Boris non dispiacesse affatto che la sua corona mondiale transitasse e si fermasse su quella dello sfidante americano del quale peraltro era stimatore e, negli anni seguenti, anche amico.
Gravi reprimandi si abbatterono sul capo di Boris al suo ritorno in patria. Dopo ventiquattro anni il titolo mondiale non era più di dominio sovietico e lui era stato colui che lo aveva ceduto!
Il 41° campionato assoluto dell’URSS che si tenne a Mosca l’anno seguente, 1973, vide al via tutta la crème della crème dello scacchismo nazionale. Non mancava nessuno. Spasskij era da poco rientrato alle competizioni ufficiali dopo il dovuto riposo per il grande sforzo psicologico sostenuto nel match di Reykjavik. In quella manifestazione, tenutasi dal 2 al 26 ottobre 1973, Spasskij vinse in assoluta solitudine precedendo un lotto strabiliante di avversari. Nelle diciassette partite disputate Boris totalizzò 11 punti e 1/2 precedendo di un punto netto i seguenti eccezionali avversari: Anatolij Karpov, Tigran Petrosian, Viktor Korc’noj, Lev Polugaevskij e Gennadi Kuzmin’. Appena più indietro si classificarono Evfim Geller, Paul Keres, Mark Tajmanov, Vladimir Savon e Mikhail Tal’. Boris perdette un’unica partita contro Savon e comunque prima del diciassettesimo ed ultimo turno aveva un punto di vantaggio sul nutrito lotto di inseguitori bastandogli pertanto mezzo punto per assicurarsi il primo posto in solitario. Nell’ultima partita Boris col Bianco pattò senza alcun problema contro Petrosian. Un ultimo turno in cui su nove sfide si ebbero altrettante patte.
A livello di aspirazioni mondiali il canto del cigno per Boris avvenne col seguente ciclo, 1973-1975. Qualificato di diritto al Torneo dei Candidati, Spasskij superò con facilità Geller prima di imbattersi nel giovane campioncino Karpov in semifinale. Spasskij vinse la prima partita ma finì per perderne quattro vedendo così il giovane Anatolij qualificarsi per la finale contro un altro leningradese DOC, Viktor Korc’noj.

Ritengo sia qui dove terminare il racconto cronologico di un personaggio così unico e leggendario come Boris che da quasi trent’anni ha passaporto francese e vive a Parigi dove peraltro è anche nonno.
Assieme ad Aleksandr Alechin, a Viktor Korc’noj, a Paul Keres e a Grigorij Levenfish, Boris Spasskij è stato e rimane ancora oggi uno dei miei scacchisti preferiti.
A presto caro Boris…

Giampaolo Tassinari

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