Dal Gazzettino del 28 febbraio 2011

SEI NAZIONI L’incredibile parabola del mediano di mischia di scuola trevigiana a lungo ignorato dal citì e ora considerato indispensabile.

Rivincita Semenzato

Da “Mozzarella” a nuovo eroe azzurro

Ivan MALFATTO

ROMA – “From zero to hero”, da niente a eroe. E’ la schizofrenia di cui è preda la Nazionale italiana, esemplificata dalla parabola di Fabio Semenzato. Mediano di mischia 24 enne del Benetton. Sette anni nel vivaio di Paese prima di approdare a Treviso. Diplomato al liceo scientifico, “ma poi ho appeso la penna al chiodo per il rugby” confida.       Fino a tre settimane l’Italia l’ha ignorato. Semenzato era solo un soprannome, Mozzarella, affibiatogli da piccolo per la carnagione chiara. Un numero 9 buono per vincere due scudetti. Fornire prove convincenti in Heineken e Celtic (“Ha impressionato in Magners”, scrive perfino il bollettino del Sei Nazioni). Farsi la trafila azzurra minore. Ma indegno di una maglia con la maggiore, o di finire nelle lista giocatori di interesse nazionale stilata dal settore Alto livello Fir.       Da sabato Semenzato è l’eroe della patria. Uomo del match nella sconfitta dell’Italia 24-16 con il Galles nel 3° turno del torneo (6 voti a 4 rispetto a Sergio Parisse). Consacrato nell’olimpo che in 58 partite di Sei Nazioni ha visto inseriti solo Dominguez, Troncon, Castrogiovanni, Parisse e pochi altri. Osannato da tutti, compreso il ct Nick Mallet: “La chiave di ogni attacco azzurro è stata la sua velocità nel fare uscire palla – dice in inglese – Al 70’ l’ho sostituito solo perchè ha corso più di tutti e confidavo nell’impatto di Canavosio fresco”.       E’ lo stesso Mallett che l’aveva ignorato. Preferendogli dopo la giubilazione di Tito Tebaldi (schizofrenia opposta, “From hero to zero”) Edoardo Gori. Compagno di franchigia dal luminoso avvenire ma dallo sfortunato presente. Zero minuti giocati causa il lungo infortunio alla spalla dal quale doveva ricostruirsi muscolarmente. Quarta scelta al Benetton dopo Botes, Semenzato e Picone non per scarsa fiducia nel suo talento (“Altrimenti perchè saremmo andati a prendercelo a Prato?” è da mesi la litania del dg Vittorio Munari, in rigoroso dialetto), ma per la necessità di procedere a tappe graduali al suo recupero.       Mozzarella è diventato Semenzato per il ct solo dopo il secondo grave infortunio alla spalla di Gori (con l’Irlanda) e l’incapacità fisica di reggere 80’ di Pablo Canavosio (fuori XV con l’Inghilterra solo 24 ore prima). Si è così scoperto che, toh, Semenzato sa giocare dietro una mischia. Tira fuori palloni rapidi. Passa con timing e altezza giusti. Attacca la linea e pilota la regia. Difende addirittura contro Michael Phillips, mediano dei Lions che gli rende 13 centimetri, 15 chili e 47 cap (spettacolare il placcaggio dove l’ha buttato indietro dimostrandosi tutt’altro che… mozzarella).       Perchè Mallett ha scoperto tutto ciò solo ora? Tre i possibili motivi. Non si è accorto del valore di Semenzato, pur avendolo sott’occhio da anni. L’ha valutato male e si è ricreduto. Si è fatto condizionare perchè il giocatore non esce dall’Accademia federale e non è di interesse azzurro. Qualunque sia il motivo, non lo esime dalle sue responsabilità. Nella povertà di opzioni azzurre, Semenzato è la dimostrazione della schizofrenia nelle scelte. Un altro esempio dopo il disastro in touche con Inghilterra (8 rubate) e Galles (5, ma tanti lanci non contestati) è la seconda linea. Perchè si ignora un reparto che fa bene in Celtic come quello composto da Corneil Van Zyl (eleggibile) e Antonio Pavanello a Treviso? Oppure non si richiama Marco Bortolami (Aironi), che le touche le sapeva organizzare? A Mallett, se mai vorrà farlo, non resta più tanto tempo prima della fine.…………………………………………………….

 CELTIC LEAGUE A caccia del primo successo all’estero

 Treviso cerca la meta

 Ennio GROSSO

 Nessun dramma in casa Benetton dopo la sconfitta di venerdì a Dublino contro il Leinster. Una battuta d’arresto ci può anche stare contro una franchigia tra le più quotate dell’intero panorama rugbistico europeo, piuttosto è il punteggio finale che lascia un po’ di rabbia, un risultato che la franchigia veneta non meritava visto l’andamento del match. “Infatti credo sia un po’ troppo il divario di 25 punti tra noi e loro (30-5 il risultato finale, n.d.r.) – ammette Pedro Di Santo, pilone del Benetton – purtroppo a questi livelli basta un errore per essere puniti e sarebbe sufficiente vedere le mete che abbiamo subìto per rendersene conto”.       Qualche problema difensivo c’è stato, come dice Di Santo, ma il problema maggiore dei biancoverdi sembra essere la concretezza in attacco. A Dublino il Benetton ha creato parecchio, però non è stato in grado di tradurre in punti le occasioni, in particolare nel primo tempo, mancando 2 mete per un niente, mentre una terza non è stata concessa per un “in avanti” millimetrico. Se all’intervallo il Benetton ci fosse arrivato in vantaggio non ci sarebbe stato nulla da dire. Ma in questa stagione i biancoverdi hanno sempre faticato a segnare mete, basti pensare che in 15 gare le marcature sono state appena 18, poco più di una di media. “Effettivamente stiamo lavorando sodo per riuscire a risolvere questo problema. Difficile però dire quale sia la causa. Di fronte ovviamente abbiamo avversari preparati, che non lasciano spazi, non concedono nulla, ma certamente noi dovremo essere un po’ più cinici. A volte, poi, bisogna ammettere che anche la fortuna non ci ha sorretto”.       Venerdì sarete a Galway contro il Connacht, quarta franchigia irlandese che vi segue in classifica a 2 lunghezze. Arriverà questa tanto attesa prima vittoria all’estero?

      “Noi ci crediamo sempre, ma sappiamo che contro gli irlandesi sarà una partita molto dura. In casa, loro sono molto agguerriti, ma noi dovremo fare la nostra partita, attuare il nostro gioco. Se giocheremo come abbiamo fatto nella prima parte del match di Dublino, avremo buone possibilità di spuntarla, poi – conclude Di Santo – è ovvio che dovremo limitare al massimo gli errori difensivi e non concedere nulla all’avversario. Con questi presupposti potremo centrare un buon risultato”
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 IMPRESA NEL 6 NAZIONI FEMMINILE

 Ci salvano le donne, Under 19 a picco

  (e.g.) Con una prestazione superlativa la Nazionale femminile, con 13 giocatrici venete, o militanti in squadre venete, ha battuto a La Spezia il Galles, reduce dal travolgente successo sulla Scozia, nel terzo turno del Sei Nazioni schiodando così lo zero dalla graduatoria.       Il risultato finale di 12-8 testimonia il grosso equilibrio della sfida, con le italiane che hanno disputato una gara di tanto coraggio e molta difesa, in particolare nel secondo tempo quando sono state chiamate a difendere il 12-3 col quale avevano chiuso i primi 40’.       Dopo un piazzato gallese all’inizio della contesa, l’Italia ha reagito subito segnando presto la meta del sorpasso con l’ala Veronese (Valsugana) e poi allo scadere del tempo il centro Cioffi del Benevento ha fatto il bis. Veronica Schiavon (Mira) ha trasformato per il 12-3 con il quale si sono chiusi i primi 40’.       Nella ripresa una meta gallese dopo una decina di minuti ha ridotto il divario ma le italiane sono state brave a non farsi recuperare e hanno portato a casa una vittoria preziosa.       Alla bella prestazione della Nazionale femminile non hanno però risposto altrettanto bene le Nazionali giovanili maschili. Un fine settimana disastroso per gli azzurrini del rugby italiano.       Dopo la sconfitta dell’Under 20 per 46-15 contro il Galles, ieri l’Under 19 è stata travolta a Sale dall’Inghilterra per 64-0, mentre l’Under 18 è stata battuta a Salon de Provence dalla Francia per 34-12 nel primo turno del Sei Nazioni di categoria. In 3 partite le giovanili azzurre hanno segnato 27 punti e ne hanno subìti 144.…………………………………………………….

MISCHIA APERTA di Antonio LIVIERO

Youngs e Flood fanno sognare la nuova Inghilterra

L’Inghilterra è la squadra del momento. Non solo perchè ha sconfitto la Francia a Twickenham (17-9) ed è la sola ancora in grado di realizzare il Grande Slam. Ma perchè è l’unica europea a sei mesi dalla Coppa del mondo a sembrare competitiva con le grandi dell’emisfero australe. Comunque vada Martin Johnson ha già raggiunto l’obiettivo dichiarato per il Sei Nazioni: 3 vittorie. Non accadeva dal 2003, anno del titolo mondiale.       Soprattutto piace da fare invidia ai francesi il suo gioco offensivo di chiara impronta sudista: costruzioni strutturate, capacità di giocare in piedi, di andare dentro le difese, poco uso del piede. E poi velocità, ritmo, intensità fisica. Però questo gioco, in grado di demolire un’Italietta dalla consistenza difensiva del budino, al cospetto della Francia è parso nel primo tempo meno scintillante del solito. E qualche dubbio deve essere venuto allo stesso Johnson. La cosa più convincente era stata la mischia. Il primo ingaggio ha lasciato il segno sul mentale dei francesi che hanno reagito in modo isterico alla pressione subita. Il pack bianco si è ripetuto guadagnandosi il piazzato del 6-3. Il pacchetto dei Bleus si era ripreso con il penalty del 9-9 di Yachvili. Però la presunta supremazia dei Galletti era piuttosto teorica. Quanto al gioco i bianchi si agitavano, incrociavano, provavano affannosamente combinazioni, andavano da una parte all’altra del campo come mosche su un vetro bagnato.       Poi si è visto Smith, tecnico dei trequarti, disinteressarsi della partita e parlare fitto e serio con Jonny Wilkinson, seduto in panchina. Jonny con la solita calma ha fatto un movimento orizzontale con la mano, ad allargare, seguito da uno secco perpendicolare, ad entrare. Uno schema? Non lo sapremo mai. Però è quello che è puntualmente accaduto in campo all’inizio del secondo tempo. Youngs prendeva la palla dalla mischia e correva in diagonale, preparando la penetrazione dritta di Flood nello spazio. Veloce Flood. Così veloce da filare quanto basta dietro i difensori. Solido. Così solido da resistere al loro placcaggio. E tecnico. Così tecnico da riuscire a passare braccia e palla offload. Ben Youngs che apre lo spazio, più che scardinarlo, e Toby Flood che lo conquista rimanendo in piedi sull’impatto, sono il segreto dell’Inghilterra. Il gioco gravita attorno a loro due, compagni di squadra a Leicester. Poi a turno i velocisti convergono al loro fianco nello spazio: da Ashton, a Cueto, allo stesso Youngs che passa e va in sostegno. Sabato per la meta valida è toccato ad Hape e Foden proporsi; nella seconda, annullata per un millimetrico in avanti, c’era il solito Ashton a finalizzare. In dieci minuti è cambiata la partita. Poi è uscito zoppicante Flood. E la manovra si è fatta meno scintillante. Perchè nessun inglese attacca la linea come lui. Wilkinson fa altro. Ad esempio il record di punti (1190) scavalcando Carter. È un’apertura classica. Ma ligio alle consegne ha usato col misurino i suoi sontuosi piedi. Ed è stato un peccato, perchè è la cosa che Jonny sa fare meglio.
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 L’ottava sconfitta a Dublino ha amplificato le difficoltà offensive

Da tre partite consecutive il Benetton resta a secco in attacco

I Leoni non graffiano: la meta è un miraggio

 Ennio GROSSO

 A Dublino il Benetton ha conosciuto l’ottava sconfitta in 15 gare disputate in Magners League. Una battuta d’arresto che ci può anche stare nel cammino di una stagione durante la quale ogni franchigia si pone degli obiettivi e ritiene alcune sfide più o meno abbordabili di altre. Quella di Dublino, infatti, era una delle gare che più delle altre sembrava nascondere insidie particolari, al di là della presenza, o meno, dei Nazionali, sia nell’una che nell’altra formazione.       La sfida di Dublino è stata per pochi intimi. All’ultimo Dahlia Tv ha deciso di interrompere le trasmissioni, così solo alcuni hanno potuto vedere la partita, chi in qualche sito internet, chi dal vivo visto che a Dublino c’erano 150 sostenitori biancoverdi. Questi pochi fortunati avranno certamente notato che se il primo tempo fosse terminato col Benetton avanti nel punteggio non ci sarebbe stato nulla da dire. Un paio di mete mancate di un soffio, una terza non concessa per un “in avanti” millimetrico.       Questo è proprio uno dei problemi più frequenti della squadra biancoverde, la quale in 15 gare giocate ha segnato appena 18 mete, essendo la seconda compagine della Magners League ad averne segnate meno. Solo gli Aironi sono stati in grado di fare peggio (12). Una scarsa capacità di creare azioni offensive (a Dublino, comunque, queste non sono mancate) e poi una scarsa capacità a tradurle in meta e in 15 gare la media è di pochissimo superiore ad una meta. 
      PRECEDENTI – In tre occasioni, oltretutto consecutive, il Benetton non è stato in grado di segnare mete: ad Edimburgo, quindi in casa con Ulster ed Aironi, 3 partite con 33 punti all’attivo, frutto di 10 piazzati e un drop. Tre gare senza mete che hanno dato comunque una vittoria, quella in casa contro gli Aironi.       In ben 7 occasioni, poi, il Benetton ha segnato solo una meta, ma due gare hanno visto i biancoverdi portare a casa il successo, a Viadana contro gli Aironi e in casa con il Munster. In altre 4 gare i biancoverdi sono riusciti a segnare una doppietta che ha garantito 3 vittorie, Leinster, Dragons e Connacht, tutte in casa. Infine la partita che ha dato le maggiori soddisfazioni in termine di mete e che ha dato il primo successo, quella nell’esordio contro gli Scarlets e nella cui sfida i trevigiani sono riusciti ad andare 3 volte a segno.

      PROSPETTIVA – La sequenza di una vittoria ogni 2 gare si è fermata con l’ultima sconfitta di Dublino ma venerdì a Galway contro il Connacht il Benetton avrà la possibilità di tornare in media. Connacht è squadra della fascia medio-bassa, ma venerdì potrà avere la squadra al completo visto che dispone di un solo Nazionale, il tallonatore Cronin che però verrà lasciato libero per la sfida. Quali decisioni invece dello staff italiano?……………………………………………….

SERIE B

Padana Paese, una marcia solitaria

IL PRESIDENTE PAVIN:  «Stagione ancora lunga. Prossimo turno decisivo»

 PAESE – (e.g.) Primo posto con 13 lunghezze di vantaggio sulla coppia Casale-Cus Padova che occupa la seconda posizione, una sola sconfitta in 15 gare giocate. Per il Gruppo Padana Paese un campionato di serie B all’insegna del dominio quasi assoluto. Dopo la sconfitta a Villorba alla prima giornata (15-20), in seguito 14 vittorie di fila che hanno proiettato il XV di Gianni Zaffalon al vertice della graduatoria.

      «Diciamo che c’è una buona armonia ed è stato fatto un buon lavoro a livello di amalgama – dice il Presidente del Rugby Paese, Paolo Pavin – disponiamo inoltre di una rosa ampia grazie all’innesto di giovani interessanti e alcuni giocatori arrivati in questa stagione. Pertanto, quando ci viene a mancare qualche giocatore per infortunio, o altri motivi, la squadra non subisce scompensi rilevanti».       Paese quasi in fuga, ma meglio una serie B di vertice o una serie A di medio-bassa classifica?

      «La stagione è ancora lunga, oltretutto ci saranno poi i playoff per determinare la promozione, è naturale però che stiamo valutando la situazione. L’esatta dimensione della nostra società è la serie B, giocare in serie A rappresenterebbe un impegno economico ben superiore, un lusso da affrontare con i piedi per terra ma che per forza di cose ci imporrebbe un rinforzo della squadra con almeno 1-2 elementi di buon valore. Come ho detto, stiamo vagliando questa possibilità e nel giro di un mese dovremmo avere le idee più chiare e prendere una decisione».       Intanto il prossimo turno potrebbe essere, se non decisivo, molto importante: voi giocherete a Villadose e Casale riceverà il Cus Padova…

      «Il prossimo sarà un turno molto importante per capire chi potrà veramente puntare ai playoff. Noi avremo una sfida delicata, ma se riusciremo ad espugnare il campo di Villadose avremo fatto un buon passo in avanti anche se poi sfide dure ne dovremo giocare ancora come quella di Padova contro il Cus».       Un campionato di serie B che comunque vadano le cose ha dimostrato un buon livello di gioco.

      «Sono d’accordo e ritengo che dev’essere fatto un complimento a tutte le partecipanti perché è un campionato molto interessante, sia a livello di risultati che di gioco e meriterebbe maggiore attenzione».

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