Dal Gazzettino del 13 marzo 2011

Uno schiaffo alla grandeur: francesi  in psicanalisi

Grazie Francia per la supponenza. Ne avevamo bisogno. Dopo le troppe sconfitte l’Italia si concede un avversario eccellente. E ritrova all’improvviso fiducia sulla strada del Mondiale. È appena l’ottavo successo in 12 anni di Torneo (1 pari e 50 sconfitte) ma questa ha il pregio di non essere la solita vittorietta con la Scozia. Stavolta l’abbiamo combinata grossa ai cugini francesi. Peggio di 14 anni fa in Coppa Europa a Grenoble. Quella botta fu metabolizzata in fretta, all’indomani del Grande Slam nel Cinque Nazioni.      Questa è diversa. I francesi sono in piena crisi di identità, di gioco e di risultati sulla strada dell’unico trofeo che ancora manca alla loro grandeur: la Coppa del Mondo . “Che miseria” titolava il sito dell’Equipe, “Una Francia nulla” (Le Monde). E il Figaro: “Toccato il fondo”. Erano venuti a Roma per una lezione di gioco, velocità e stile. Ma la loro arroganza ha subito uno schiaffo che li costringe al lettino dello psicanalista. E che basta a riscattare in un colpo solo il 56-13 del 2005, il 50-8 di due stagioni fa, il 46-20 dello scorso anno.      Se l’hanno persa loro, se l’Italia ha fatto i soliti errori tattici, stavolta davvero non conta. Contava solo vincere. E scaldarsi il cuore prima di Edimburgo.

      Antonio Liviero
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Storico successo azzurro nel Sei Nazioni: per la prima volta in 12 anni piegata la Francia

Ivan Malfatto

L’Italia s’è desta: galletti allo spiedo

ROMA- “E i francesi che s’incazzano, che le palle ancora gli girano…”. Quattordici anni dopo l’impresa di Grenoble (40-32) l’Italia del rugby canta di nuovo insieme a Paolo Conte la sua gioia. Al Flaminio imbandierato di tricolore per i 150 anni dell’Unità, con Anita pronipote di Garibaldi a consegnare il trofeo a completare la rievocazione, ha compiuto il suo Risorgimento. Ha battuto la Francia vincitrice 31 volte nei precedenti. Un risultato (22-21) da annali, emozioni, lacrime e incredulità.       Gli annali sono quelli del Sei Nazioni. Per la prima volta gli Azzurri battono i Blues nel torneo. Le emozioni le hanno vissute per 80’ i 33mila del Flaminio. Inneggianti a squarciagola “Fratelli d’Italia” nei 3’ finali e sugli spalti ancora a lungo dopo il fischio finale. Le lacrime le hanno versate giocatori, staff e gente al seguito della Nazionale. Da anni aspettavano un momento el genere. L’incredulità è quella di tutti per l’impresa. A chi gli ha chiesto quando avesse temuto di perdere la partita, il presidente della Fir Giancarlo Dondi ha risposto: “In verità non ho mai pensato di vincerla fino a 10’ dalla fine. E quando si vince inaspettatamente vale il doppio”.       Se Grenoble era stata la partita perfetta, Roma è stato il cogli l’attimo. Perso contro Irlanda e Galles in questo Sei Nazioni. Offerto da una Francia farfallona, deconcentrata, tronfia, scarica dopo il ko di Twickenham. Lo ha dimostrato già nei primi 60″, quando ha inanellato un avanti e due falli che hanno portato al 3-0 di Mirco Bergamasco. Ha continuato a farlo per il resto della sfida (15 palle perse e 13 falli, il doppio degli azzurri), mai realmente presa in mano, come deve fare una grande squadra, pur essendo stata un’ora in vantaggio. Questo non sminuisce il meriti degli italiani, la contrario. Ci hanno sempre creduto. Sono stati capaci di cogliere l’opportunità. Sono stati bravi a giocare tre partite del torneo allo stesso livello.       Il match ha avuto un andamento sincopato. Buon inizio dell’Italia. Complessivamente soffre in mischia (5 perse su propria introduzione), ma sistema la touche, difende bene e risale efficacemente il campo. Poi la partita passa in mano alla Francia con la meta di Clerc: intercetto di Trinh-Duc, successivo break di Medard e chiusura dell’ala con un calcetto a scavalcare. Rougerie con un avanti in area di meta (17’), Parra con un palo da 40 metri (31’) e la mischia facendosi fischiare un fallo a 5 metri (33’) falliscono il colpo di grazia. Sembra riuscirci all’11’ della ripresa lo stesso Parra, con la meta nata da fallo in mischia e buco di Trihn-Duc. Invece per la Francia è l’inizio della fine. Nemmeno i due calci falliti da Mirco (13’ e 16’) fermano la rimonta azzurra. Concretizzata dalla meta di Masi (fuga lungolinea dopo break di Benvenuti, cambio fronte, e passaggio decisivo di Semenzato) e da Bergamirco tornato infallibile al piede anche da posizione angolata. Gli ultimi 3’ sono sofferenza pura, con la mischia francese in spinta che fa crollare due volte la nostra, ma il fischio finale la trasforma in gioia incontenibile.
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Il Galles resta in corsa

 Piegata l’Irlanda 19-13, meta di Phillips – Oggi Inghilterra-Scozia

TENACI Tre irlandesi per fermare Roberts: il Galles non si ferma

CARDIFF – Terza vittoria in quattro partite per il Galles al Sei Nazioni. Al Millennium Stadium i padroni di casa piegano l’Irlanda 19-13 e restano in corsa per la vittoria finale. Il Galles, infatti, aggancia in testa alla classifica a quota 6 l’Inghilterra che però oggi ospiterà la Scozia per la Calcutta Cup.       Gli irlandesi avevano chiuso in vantaggio il primo tempo 19-13 con una meta di O’Driscoll, una trasformazione e due calci di O’Gara contro tre piazzati di Hook, tornato all’apertura.       Nella ripresa la rimonta dei Dragoni, sospinti dal calore del Millennium, che non hanno concesso più nulla agli ospiti. Prima hanno trovato la meta con Phillips al 50’ poi Hook ha aggiunto alla trasformazione un piazzato al 69’.

      RISULTATI: Italia- Francia 22-21, Galles- Irlanda 19-13. Oggi Inghilterra-Scozia (ore 16, diretta su Sky sport).

      CLASSIFICA: Inghilterra e Galles p. 6, Francia e Irlanda 4, Italia 2, Scozia 0.
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SPOGLIATOIO IN FESTA

 Mallett felice: «Mai stato  così fiero di una squadra»

 Parisse: «Ho visto i francesi guardare per terra e ho capito

che ce l’avremmo fatta». Dondi: «Commosso dal pubblico»

ROMA – (I.M.) La festa per il trionfo 22-21 sulla Francia dal campo si trasferisce negli spogliatoi e poi sul palco del Peroni Village fuori dal Flaminio. Dove Parisse & C. sono stati travolti lungamente sul palco dall’affetto dei tifosi.       “L’atteggiamento del pubblico mi ha commosso, alla fine non voleva lasciare lo stadio – spiega il presidente Fir Giancarlo Dondi – Metto questa vittoria fra le tre emozioni più grandi insieme a Grenoble ’97 e al 16 gennaio ’98, giorno di ammissione al Sei Nazioni”.       A quell’imprese torna Massimo Giovanelli, capitano nell’era azzurra di George Coste. “A Grenoble vincere è stato importante perchè l’Italia altrimenti non sarebbe qui. Oggi è importante perchè metti finalmente una vittoria con i francesi nell’albo d’oro del Sei Nazioni. E’ un marchio, una vidimazione ufficiale che nessuno può più toglierti. Le due vittorie hanno una similitudine. Abbiamo preso alla gola una Francia mentalmente condizionata dal match precedente, allora la vittoria nel Grande Slam ora la sconfitta di Twickenham. E non l’abbiamo mollata più. Anche oggi quando l’Italia ha perso un paio di volta la leadership del match c’è sempre stata in campo sui placcaggi e l’occupazione”.       Da un capitano all’altro, Sergio Parisse svela: “Non capita spesso di venire in conferenza stampa col sorriso. Battere la Francia è un sogno diventato realtà. Alla vigilia del torneo ritenevamo Galles e Irlanda le rivali più abbordabili, non questa. Ma prima di entrare in campo ho detto ai ragazzi: abbiamo in mano il nostro destino, nessuno ci può impedire di sognare. A un quarto d’ora dal termine, quando i francesi hanno iniziato a guardare per terra, a chiedersi cosa succedeva, ho capito che non si trattava più solo un sogno”.       Il ct Nick Mallett visibilmente soddisfatto confessa: “Ho conquistato importanti traguardi con Sudafrica e Stade Francais, ma questo è il giorno in cui sono più fiero della vittoria, della mia squadra e del mio staff. Nel torneo abbiamo fatto tre grandi partite pressochè uguali con Irlanda, Galles e Francia. Forse le tre più grandi di sempre dell’Italia nel Sei Nazioni. Siamo stati sfortunati le prime due e fortunati stavolta. Avevo chiesto ai ragazzi di stare vicino agli avversari nel punteggio durante il primo tempo e ci sono riusciti. I primi 20’ della ripresa sono stati i più brutti. Ma poi siamo tornati nel match. Quando siamo passati in vantaggio ho visto i francesi dispersi, invece che riuniti in gruppo come l’Irlanda, che poi ci ha fatto il drop del sorpasso. Non era l’atteggiamento di una squadra che crede nella possibilità di recuperare”.       La vittoria sulla Francia mette la parola fine alle voci sul possibile avvicendamento fra Mallett e Jacques Brunel già alla fine del torneo. “Parleremo del futuro solo a fine Sei Nazioni” mantiene sull’argomento la linea di sempre Dondi. Ma la panchina del ct sudafricano dopo il successo su un avversario del genere e le due buone prestazioni con Irlanda e Galles appare salva.       Chi adesso invece ha gli incubi è il collega francese Marc Lievremont. L’onta di essere solo il terzo allenatore nella storia ad aver perso con l’Italia (c’è anche la sconfitta della Francia A1 nel ’93 a Treviso, non considerato negli albi d’oro) è incancellabile. “C’è dispiacere e tristezza – afferma – Il rugby è uno sport di combattimento e noi oggi l’abbiamo perso dal primo minuto. Complimenti all’Italia. Ha onorato questo valore, insieme a quello della solidarietà di squadra, e ha totalmente meritato di vincere”.
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LA PALLA DEL MATCH

 L’urlo di Mirco: «Avevo una pressione enorme»

DECISIVO Mirco Bergamasco

(a.li.) L’urlo di Mirco Bergamasco dopo la punizione del sorpasso resterà per sempre la copertina dell’impresa sulla Francia. Come quello di Tardelli nel Mundial di calcio dell’82. Non c’è paragone tra i due eventi, ma nel rugby dove è radicata la cultura del test-match, della singola vittoria che per un secolo ha contato come e più di un torneo, è una pagina di storia.       Il calciatore padovano appena la palla è entrata tra i pali, si è voltato di scatto verso i compagni, ha piegato le braccia stringendo i pugni e scosso nervosamente la bionda criniera. Poi ha liberato gioia e tensione insieme: un urlo interminabile. Pieno di felicità per il sogno che si materializzava. Ma anche di rabbia per la fortuna e le sconfitte ingoiate negli ultimi mesi. E di solliveo. «Su quel piazzato la pressione in effetti è stata enorme – racconta Mirco -. Non ne ho mai avuta tanta addosso in vita mia. Non potevo sbagliare. Non potevo rovinare il lavoro della squadra e poi ne avevo già sbagliati due di tiri, di cui uno facile».       Mirco è addirittura pignolo con sè stesso: «Forse lo stile non è stato perfetto…». Ma ci pensa Diego Dominguez nei panni di commentatore Sky a promuoverlo a pieni voti: «Te lo dico sempre Mirco: il modo migliore di calciare è mettere dentro la palla». Profetizza l’ex apertura azzurra: «Vedrai che questa punizione ti darà fiducia e tranquillità e ti farà fare un passo in avanti nella precisione.

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