Dal Gazzettino del 14 marzo 2011

SEI NAZIONI Decisive anche la disponibilità dei giocatori e la continuità di rendimento. Ora la pressione è sulla Scozia.

Italia, una lezione di umiltà ai francesi:  «Il cuore fa miracoli».

Ivan MALFATTO

ROMA – Italia, lezione di cuore alla Francia.

      Sergio Parisse: “Nel rugby quando hai cuore e ti poni un obiettivo nulla è precluso. Neanche contro un avversario tecnicamente più forte”. Nick Mallett: “La Francia se gioca con il cuore, la concentrazione e la motivazione mentale dell’Italia al Flaminio può arrivare in semifinale di Coppa del Mondo”. Marc Lievremont: “Omaggio all’Italia. Ha preso il match nel modo giusto e ha meritato la vittoria. Il rugby è uno sport di combattimento, noi a Roma non abbiamo combattuto e abbiamo perso”.      Il giorno dopo il clamoroso successo sulla Francia, nel 4° turno dell’Rbs Sei Nazioni, la parola cuore tiene banco. Senza di quello nessuna impresa stile Davide contro Golia è possibile. L’Italia stavolta l’ha gettato oltre l’ostacolo, ha approfittando della supponenza dei rivali più forti e l’ha centrata. E’ un risultato statisticamente storico: prima vittoria nel torneo con i francesi (su 12 partite), seconda contro la loro squadra maggiore (su 32), terza contro ogni tipo di selezione transalpina (su 62). Un risultato venuto dopo due imprese simili dei nostri club. Il 9-8 di Treviso col Perpignan e il 28-27 degli Aironi col Biarritz in Heineken Cup.       Insieme al cuore per ottenerlo sono stati decisivi altri due elementi. La continuità di rendimento dell’Italia nel Sei Nazioni. La totale disponibilità dei giocatori per la nazionale fornita dalle franchigie, a differenza di quanto successo in Francia con i club.       Sul primo aspetto Mallett ha legittimamente abbondato nelle sottolineatura dei meriti suoi, dello staff e degli atleti. “Per la prima volta nel Sei Nazioni l’Italia riuscirà a fare tre match, forse quattro di alto livello” ha detto il ct. Il riferimento è all’ultimo del torneo, sabato a Edinburgo. Dove sul capo degli azzurri non penderà più la spada di Damocle del cucchiaione di legno (sostituito quest’anno dal trofeo Garibaldi, orrido esteticamente, ma mai così bello emotivamente) e dove la pressione sarà tutta sulla Scozia.       “Allargando l’analisi – ha continuato il ct – l’Italia ha sbagliato solo due delle ultime sette partite, con Inghilterra e Argentina. Questo gruppo è figlio del tour estivo in Nuova Zelanda e Australia 2009. Ho capito lì che poteva essere competitivo. Ora raccogliamo i frutti. Appena arrivato sulla panchina azzurra avevo un solo mediano di mischia. Se si faceva male dovevo provare Mauro Bergamasco o richiamare Griffen. Oggi ne ho tre: Gori, Canavosio e Semenzato. Lo stesso in altri ruoli. Tanti giocatori hanno aumentato del 30-40% il rendimento, qualcuno del 100%. Nella vittoria sulla Francia tutti hanno giocato bene, ma una parola in più la merita Alessandro Zanni per il grande lavoro sul lato chiuso, in touche, mischia e nell’azione della meta. In tutto il Sei Nazioni nessuno ha mai fatto una partita come la sua”.       Invece sul fronte di Aironi, Benetton e Racing (la terza franchigia azzurra) nè il ct, nè altri hanno fatto parola. Ma un dato va sottolineato. Dei 22 francesi inizialmente a referto 19 avevano giocato il turno precedente di Top 14, ben 15 da titolari. I club hanno lasciato liberi gli atleti solo il giovedì. La Francia ha avuto 48 ore per preparare la partita. Le altre volte erano bastate, stavolta no. Presunzione? Sì, peggio per loro. L’Italia, al contrario, ha avuto tutti gli atleti riposati dal lunedì. Hanno giocato in campionato solo gli stranieri (Canale, Parisse, Castrogiovanni) e chi doveva fare minutaggio (Garcia, Derbyshire. Burton e Rouyet). Sono rimasti giustamente fermi anche coloro a cui la Fir non paga il 60% dell’ingaggio (Semenzato, Barbieri). E la strategia ha pagato. Perchè certi  aspetti si tacciono sempre?
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ALLA SCOZIA NON BASTA L’ORGOGLIO

 Inghilterra con fatica, Francia sotto shock

L’Inghilterra a un passo dal Grande Slam. Gli inglesi hanno confermato il loro primato nel Sei Nazioni battendo gli scozzesi 22-16 a Twickenham nel posticipo della quarta giornata del torneo. L’Inghilterra può concludere il torneo a punteggio pieno, cosa che non accade dal 2003, battendo sabato prossimo l’Irlanda a Dublino. Gli scozzesi dopo aver chiudo in parità (9-9) il primo tempo hanno resistito con orgoglio, cedendo solo negli ultimi dodici minuti. A risolvere la partita per gli inglesi una meta di Croft (19-9), ma gli scozzesi non si sono arresi e si sono rifatti sotto con una meta di Evans (19-16 al 74′).       VERGOGNA – Toni da disfatta in Francia per la sconfitta dei Bleus contro l’Italia. Se da sabato sera telegiornali e siti Internet hanno bollato la nazio ale con aggettivi come “patetici”, e “vergogna”‘, la prima pagina dell’edizione domenicale de L’Equipe riassume lo stato d’animo dei francesi in due parole: “Total fiasco”.       Una sconfitta «storica» per il quotidiano sportivo, che se la prende con la nazionale francese continuando con la sua ironia tutta in italiano: “È finita la commedia” è il titolo a pagina 3, con l’editoriale “Voltate pagina”: «prima della partita, tutti si chiedevano: che ci fanno gli italiani nel Torneo? Adesso, lo sappiamo. Ma ci si interroga ancora? Che ci fanno i francesi? E la risposta è: niente». Le Journal du Dimanche emette un giudizio che assomiglia a un bollettino medico: “Stavolta è grave!”. Eloquente il titolo del commento: «In via di decomposizione».

      AZZURRI – Il citì Mallett ha confermato in blocco tutti gli azzurri per il test-match di sabato a Murrayfield contro la Scozia, quinta ed ultima giornata del 6 Nazioni. ieri riposo, oggi ripresa degli allenamenti.
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MISCHIA APERTA di Antonio LIVIERO

La difesa ritrovata e il rispetto dei fondamentali

Il vento di marzo ha portato nel Torneo una partita a suo modo pazza. Paradossale. Ma dall’esito razionale. L’Italia che vince contro una delle prime cinque del ranking mondiale proprio in un dei rari pomeriggi in cui i suoi gormiti subiscono scosse telluriche terribili in mischia chiusa è roba da non credere. Altro paradosso: la Francia che fa l’Italia. Nel senso che ne imita i vizi tattici. Lancia il gioco ostinatamente da lontano anche quando è ormai chiaro che subisce la pressione in ogni settore, che il match è tra gli elefanti di Annibale e non tra le gazzelle. Niente. Apre senza avanzamento, perchè è venuta a Roma per impartire una lezione di stile e di fantasia ma senza troppa voglia di lottare. Il che è una contraddizione delle più clamorose tale da far ribellare il gioco come la natura ferita.       L’Italia invece è stata unita, concentrata, applicata in difesa. E tatticamente ha calato qualche pallone migliore del solito al piede. Non troppi per carità, perchè i nostri guai ad esagerare in arguzia tattica. Ma almeno qualche ottima touche l’hanno cavata dal sacco. Un paio di calci si sono tirati dietro pressione e occupazione del campo. E dunque la possibilità di attaccare da vicino. Il che non guasta a una squadra senza architetti e ingegneri nel gioco strutturato.       Certo gli dei hanno aiutato gli azzurri. Un in avanti da tapiro di Rougerie sulla linea di meta al 18’, palo di Parra alla mezz’ora, possibile punizione contro sull’ultima mischia della partita con la prima linea italiana che retrocede e si stappa proprio mentre l’arbitro giudica giocabile la palla. Decisione sul filo.       Anche l’Italia ha fatto regali. Sulle due mete subite, tanto per cambiare. La seconda, quella di Parra, è stata un grazioso “cadeau” di Parisse che ha abbandonato d’istinto la linea di difesa per cercare l’intercetto: così sul suo spazio sguarnito sono andati a messa i Bleus. Però nel complesso la difesa ieri ha ritrovato solidità e certezze smarrite nella tempesta di Twickenham. Due mete incassate dalla Francia e dal Galles sono accettabili, anche se erano evitabili. Su questo caposaldo e sulla disciplina (in tutte le partite del Sei Nazioni ha concesso agli avversari molte meno punizioni di quante non ne abbia ottenute) ha saputo costruire il successo. Facendo bastare 22 punti per la vittoria.       Molto è dipeso poi dall’esito del confronto fisico individuale e collettivo. Una touche finalmente tornata alla normalità. E poi un ritmo, un avanzamento, una pulizie e una liberazione rapida nelle fasi a terra sorprendenti. È così che gli azzurri, una volta tanto, hanno avuto l’agibilità della linea del vantaggio. E trovato una superba meta con Masi su sfondamento di Benvenuti e, da ruck, felina giocata esterna di Semenzato.       L’Italia ha vinto perchè ha rispettato il primo fondamentale del rugby: il combattimento. Esattamente per il motivo opposto ha perso la Francia. Dalla pressione fisica subita sono derivate tutte le afflizioni tattiche farncesi. Alla fine è stata la logica del gioco a prevalere.
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LE ALTRE NAZIONALI

 Le donne tengono testa alle transalpine, Under 18 ko

L’Italrugby femminile sconfitta a Benevento con il punteggio di 20-28 nel quarto turno del 6 Nazioni. Dieci dei venti punti portano la firma di Veronica Schiavon che ha festeggiato la sua 50 presenza. «Abbiamo ridotto il gap che ci divideva dalla Francia, soprattutto rispetto allo scorso anno – ha detto Veronica-. La partita è stata dura ma alla fine abbiamo fatto soffrire le nostre rivali».

      UNDER SCONFITTE – Ancora un week end amaro per i settori giovanili azzurri. Ieri a Parabiago (Milano) nella seconda giornata del Sei Nazioni Under 18 è stata battuta dal Galles 12-26. L’Under 20, era stata invece battuta 25-3 dalla Francia, venerdì a Calvisano.

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