Italia – Francia

Dopo l’abbuffata di euforica soddisfazione, seguita alla pur storica vittoria italiana su una formazione francese, reiteratamente portata alla supponenza ed alla quale fa anche difetto il non saper imparare la lezione, nel rugby ed in tutto il resto, sarebbe opportuno analizzare un po’ più criticamente l’incontro giocato sabato scorso.
I siti ed i giornali d’oltremanica, arrivano ad inserire da un minimo di sette ad un massimo di dodici giocatori italiani nella formazione ideale relativa alla giornata dei VI Nazioni appena trascorsa.
Con tutta umiltà, mi permetto di osservare che, probabilmente, chi ha stilato queste “classifiche” dev’essersi fatto prendere dall’onda dell’entusiasmo, dalla novità sorprendente, dall’imprevista occasione multimediale.
Canale, ad esempio, non mi è sembrato da hit parade (molte le sue responsabilità in occasione della prima meta francese); e nemmeno Castrogiovanni, perennemente in difficoltà con il suo avversario diretto. Garcia Dellapè e Bergamasco non sono andati oltre il loro standard normale, anzi. Il nuovo che avanza è senz’altro Semenzato, che ha ben figurato assieme a Parisse (che, però, non si vuole togliere il vizietto di calciare e di gareggiare in velocità con un tre quarti avversario, perdendo l’atout, anzichè andargli addosso, trascinarlo, e poi mettere il pallone a disposizione del sostegno)  e ad un Zanni monumentale anche se poco appariscente. Masi ha fatto una partita molto buona, alla pari di Barbieri e Benvenuti.
Ma una rondine, come si dice, non fa primavera: tre le mischie perdute su nostra introduzione, difesa ancora balbettante se opposta agli attacchi al largo, i calciatori a caccia di spazi vitali per la risalita ancora latitano (qualche lampo da Burton). Ed ancora: errori tecnici che ripropongono dall’inizio un Orquera sempre abbastanza allergico ai placcaggi e che non sembra essere in grado di gestire con oculatezza una linea arretrata ancora abbastanza arrugginita, anche se in crescita. Più che arrugginita, disunita, senza quell’invisibile collante che si acquisisce con il giocare assieme, con l’allenamento e l’accumulo di esperienza. Errori tecnici che non prendono cocciutamente in considerazione una seconda linea che sta spopolando nella Magners League, cioè quella di Treviso formata da Cornelius Van Zyl e Antonio Pavanello. Errori fondamentali, di base, come la difesa che non sale rapidamente ma che, in alcune occasioni, addirittura indietreggia di fronte alle folate avversarie.
Le buone notizie vengono dall'”uno contro uno”, quasi sempre con l’impatto avanzante, segno di una buona preparazione fisica (certamente non acquisita nei raduni della nazionale) e di una rinnovata attitudine allo scontro. C’è anche un po’ più di fantasia e velocità nella circolazione della palla, e questo si deve soprattutto a “mozzarella” Semenzato, che non dorme quando c’è da estrarre e distribuire i palloni ad una linea arretrata finalmente dotata di un po’ più di convinzione.
Se, tuttavia, proprio brocchi non eravamo prima dell’incontro, non siamo diventati campioni dopo.
Dondi ed i suoi tirapiedi, Mallet compreso, tramite questa vittoria, hanno tirato un’immensa boccata d’ossigeno che non farà altro che nascondere (ma per quanto tempo ancora?) le pecche abissali e la mala gestione di oltre quindici anni di sciagurato governo del rugby.
Una sconfitta, in questo senso, sarebbe stata sicuramente più salutare per chi guarda avanti, nel mentre è un toccasana per chi vive di rugby “alla giornata”, per chi non vuole pianificare e progammare e tenere cocciutamente le redini in mano a suon di regalìe.
Sabato prossimo c’è già la Scozia: fino a ieri la “squadra-specchio” della Nazionale italiana. Scozia che ha ben figurato contro un’Inghilterra che, comunque, non è parsa giocare ai soliti livelli, quelli espressi con l’Italia, per intenderci.
Il pericolo maggiore potrà arrivare da un certo rilassamento delle nostre truppe, dovuto all’abbuffata di ebbrezza per la vittoria contro i galletti. La Scozia non vorrà assolutamente quel cucchiaio di legno che, in caso di nostra sconfitta, toccherà comunque a noi.

Franco Meneghin

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