La guerra di Libia

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” Art. 11 della Costituzione Italiana.

Non c’era miglior occasione per festeggiare il 150° dell’unità d’Italia!

Evidentemente, come da ormai un quindicennio a questa parte, i governi presieduti dal puttaniere di Arcore adorano l’arte di aggirare, eludere ed imbrogliare la costituzione.
Il fatto, poi, che il nano si rechi a Parigi al vertice ONU con il mondo che gli ride in faccia in quanto, appunto, puttaniere, capo di un governo con un piede nella fossa (la Lega è contraria all’attacco italiano, almeno fino ad adesso: tra un’ora, chissà) imputato e recente protagonista del baciamano proprio a Gheddafi, sembra una scena da un film comico di terz’ordine.
La guerra non ha mai risolto nulla, anzi, non ha fatto altro che acuire le distanze e la comprensione tra i popoli; ha alimentato l’odio razziale ed i costi in termini di vite umane ed economici si sono riversati, con effetti distruttivi incalcolabili, sempre sulle popolazioni civili.
La crisi libica ha radici antiche, lasciate crescere con la complicità di chi, a Gheddafi, oltre a baciare le mani vendeva anche armi. Nessuno ha saputo, o meglio, voluto vedere che cosa succedeva realmente appena fuori dal cancello di casa nostra. Meglio non infastidire troppo il terzo produttore mondiale di petrolio. La comunità internazionale ha chiuso occhi e orecchi, e si è tappata la bocca per non girare il coltello in una piaga che ora si è aperta a dismisura e che rischia d’infettarsi e di infettare anche chi ora crede di poterla facilmente chiudere in maniera cruenta.
La scusa di reagire in armi al fatto che Gheddafi se la prenda con la popolazione civile è ipocrita e puerile in quanto i civili “dissidenti” li sta massacrando da anni, sotto gli occhi di tutti. Se ne sono accorti ora? Il petrolio riesce a fare proprio miracoli, quando c’è la possibilità di metterci sopra le mani. E l’Italia, sempre pronta a salire sul carro del vincitore della battaglia, ma mai su quello del vincitore della guerra, ha concesso basi militari ed aerei, per la guerra alla Libia, per poi avere il privilegio di guadagnare un pezzo della torta in palio. Ma saranno solo le solite pacche sulle spalle.
Questo vezzo di bombardare il prossimo per instaurare la democrazia è pericoloso! Gheddafi, sia chiaro è un delinquente (e per questo, nel Parlamento italiano, avrebbe un posto d’onore), ma quanti altri dittatori ci sono in Africa e nel mondo? Che si fa? Si rade al suolo tutto? E’ la democrazia delle bombe?
La nostra politica estera è inesistente, come in Serbia, in Iraq, in Afghanistan: facciamo solo quello che desidera il Padrone, per compiacerlo, ma in realtà, vedendo quelle facce e quelle inutili miserie diversamente intelligenti, componenti il governo del trombatore di minorenni, mi viene in mente il titolo di un romanzo di Victor Hugo: I miserabili! Nel senso più dispregiativo del termine.
Mi auguro solo che tutto finisca presto, che la gente risvegli la propria coscienza, che l’Italia finalmente si desti (come declamato dal nostro inno) e dica basta ai guerrafondai, a chi sta distruggendo la giustizia ed alimenta l’odio razziale, a chi usa le Istituzioni per poter delinquere meglio, a chi riverisce il padrone ed il potere solo per la pagnotta, anche se lauta.
Diciamo basta e mandiamo a casa o in galera i vampiri che stanno succhiando la vita ad un corpo ormai esangue.
Prima che sia troppo tardi.

Franco Meneghin

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