150 anni dell’Unità d’Italia: festeggiamo perciò attaccando la Libia

Non è una novità che il petrolio libico faccia gola alle Sette Sorelle e che il colonnello tiri a fare il furbo sul prezzo.
E non è una novità che Mohammar Al-Gheddafi sia un delinquente patentato.
Come lo è il Cavaliere-Pedofilo di Arcore che un anno fa lo ricevette in pompa magna per tessere con lui qualche lurido accordo a suo esclusivo vantaggio tipo vendergli armi e strumenti pericolosi con cui ammazzare e torturare.
Adesso il Cavaliere-Pedofilo di Arcore lo fa bombardare, da buon amico, scordandosi però che il co-delinquente libico gli ha insegnato il Bunga-Bunga.
La politica internazionale decide quindi di scendere sullo stesso piano di un delinquente arabo che da esattamente quarant’anni terrorizza il suo paese. E gli aerei statunitensi, francesi e italiani sganciano bombe sulla Libia.
Qualcuno si siede a tavolino e incomincia a scrivere giustificazioni per commettere ciò che fa: aggredisce la sovranità di un popolo e lo mette sotto una pioggia di bombe.
Al-Gheddafi va cacciato ma non con i missili stranieri: a casa sua c’è già abbastanza rabbia e voglia di farlo fuori. Lasciamo al popolo libico il potere dell’autodecisione. Giù le mani da paesi non italiani, da gente che merita di rialzarsi dopo quarant’anni di vessazioni.
E invece NO: giovedì scorso celebriamo 150 anni d’Unità d’Italia per poi tuffarci in gesti guerrafondai per aggraziarci Osama Barack, ehmm…scusate: Obama Barack.
Che razza di paese controverso e malvagio siamo? Non esiste un’ottica comune su questa vicenda e persino la maggioranza è spaccata nelle opinioni.
Torniamocene a casa e lasciamo stare i libici.
E vergogniamoci di essere quelli che siamo: non sappiamo fare tesoro della storia che non sia Il Grande Fratello, o le trasmissioni dei Pacchi o dei quiz vomitevoli di Enrico Papi o Gerri Scotti.

Giampaolo

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