Calcio a seguire

Eredità senza background
E così Andrea Masi è stato eletto il “Most Valuable Player” del Sei Nazioni 2011. Questo giocatore è davvero uno dei pochissimi atleti di sangue e DNA italico a sputare sangue partita dopo partita nel gruppo Azzurro. Taciturno, spiccio nelle movenze, pratico e di sostanza: questo è il Masi che conosciamo, splendido prodotto della celebrata scuola aquilana. Un estremo di grande qualità impiegato in precedenza in ruoli drammaticamente non suoi come centro e, addirittura, mediano d’apertura. Là dietro a tutti le sue indubbie qualità gli permettono una visione del gioco di tutto rispetto. Naturalmente Masi non è stato il migliore giocatore di questo torneo testé conclusosi: mi sovvengono Toby Flood, Paul O’Connell e, soprattutto, il terza linea ala scozzese John Barclay che oramai da due stagioni è una realtà di grande impatto nel pacchetto allenato brillantemente da un certo Massimo Cuttitta. Questo “premio” dell’MVP ha un’origine a stelle e strisce, eredità che non è mai esistita nel rugby union e che davvero poco si confà a questo nostro sport che vive da sempre di termini come “collettivo”, “spirito di squadra”, “unità” ecc., tutte parole anti-individualismi. Ma si sa: gli sponsor e il fumo negli occhi dall’agosto 1995, ergo: nascita dell’era professionistica, spopolano senza più limiti né ritegno anche nell’Union Code.

Il morso del Topo
Chi ha visto in tivvù l’intervista del dopo-match di Murrayfield tra Scozia e Italia non avrà potuto esimersi dall’apprezzare un “Mouse” Cuttitta raggiante. Quest’ultimo un lustro fa venne ritenuto dai geni assoluti, che amministrano il settore tecnico e politico della FIR, un imbelle e un incapace quando fu ora di preferirgli la lobby di Carlo Orlandi, bravo tallonatore ma tecnico di dubbissime qualità. La gestione Orlandi naturalmente ha fatto acqua in ogni dove. Con i risultati che si sono visti. Anzi: che COME AL SOLITO non si sono visti. Ma solo sognati. Tanto sognare non costa nulla. Il nostro “Mouse”, aquilano-sudafricano, cinque anni fa andò ad allenare in Scozia per diventare ben presto il responsabile della mischia della franchigia dell’Edinburgh e passare poi con Andy Robinson alla nazionale maggiore. Congratulazioni vivissime al “Topo” Massimo che sabato 19 marzo scorso ha rifilato un morso letale alla mischia Azzurra dove trova spazio ancora gente come Lo Cicero (sic), Dellapé (sic-2) e Castrogiovanni. Perché non richiamare anche Bortolami?

Ciao Paul
Dopo sei stagioni alla guida dei Newport-Gwent Dragons, il coach Paul Turner se n’è andato in mezzo a una ridda di polemiche. Contro di lui sono andate le sue stesse affermazioni sulla politica di allenamento e recupero decisa dalla WRU per i giocatori della sua squadra nel giro della nazionale, in primis Dan Lydiate e Toby Faletau, ritornati infortunati. Stupisce un po’ tutti questo epilogo, considerato che la scorsa estate Turner era stato nominato il Migliore Coach della Celtic League 2009/2010. Turner, 51 anni e 3 caps come mediano d’apertura nel Galles, è figura stimata ed apprezzata a Newport dove ha difeso per anni i colori degli “Amber & Black”, sodalizio di cui non ho mai fatto mistero di apprezzare in Galles. Sei stagioni di su e giù in automobile da Londra, dove risiede Turner, a Newport sono stati davvero duri da un punto di vista logistico ma le soddisfazioni avute e l’esperienza fatta da questo coach sono state tante.

Attenti ai biancazzurri
Nel Top14, con un eloquente 43 a 21, sabato il Racing-Métro 92 ha superato nel proprio Stade Yves-Du-Manoir la capolista Stade Toulousain accorciando così le distanze in classifica da quest’ultimo. Ora i rossoneri guidano con 69 punti mentre i parigini li tallonano a una sola lunghezza. I biancazzurri di Berbizier hanno segnato tre mete a cui si sono aggiunti i 28 punti dell’apertura Jonathan Wisniewski che, a mio parere, potrebbe benissimo incominciare a calcare il terreno della nazionale di Lièvremont avendo François Trinh-Duc come mentore ed esempio. Nel Top14 mancano ancora quattro turni di stagione regolare poi sarà la volta dei barrages qualificativi alle semifinali in cui bisognerà fare molta attenzione al XV di Mirco Bergamasco e di Franswa Steyn. E Di Jonathan Wisniewski.

Rinascita Gloucester
La scorsa stagione i Cherry & Whites di Kingsholm terminarono al settimo posto in Premiership eguagliando il loro peggiore piazzamento di sempre in quel torneo. E in questa stagione non si sono comportati granché bene fino a dicembre. Poi d’improvviso ecco la svolta nonostante diversi infortuni e assenze a pedine chiave come Mike Tindall, Dave Attwood, James Simpson-Daniel e Lesley Vainikolo. Sono arrivate infatti undici vittorie di filato di cui l’ultima domenica scorsa, 20 marzo, nella finale dell’Anglo-Welsh Cup rinominata “LV=Cup” a Franklin’s Gardens (Northampton RFC) dove i biancorossi hanno vinto per 34 a 7 contro Newcastle. Una vittoria che cancella le due precedenti sconfitte patite nella finale di questa manifestazione: nel 2009 contro i Cardiff Blues e un anno fa contro il Northampton. Il segreto di questa rinascita è, come ha dichiarato il coach (scozzese) Bryan Redpath, “lo spirito di squadra dell’uno per tutti e tutti per uno”. Giocatori magari meno conosciuti o caduti in disgrazia come il terza linea ala Andy Hazell, il seconda linea scozzese Jim Hamilton, le ali Charlie Sharples (dieci mete segnate da lui in questa striscia vincente) e Tom Voyce o l’apertura gallese Nicky Robinson hanno saputo fare la differenza al momento opportuno sopperendo ad altre assenze di qualità come il pilone Paul Doran-Jones, come gli scozzesi Rory Lawson-Scott Lawson-Alasdair Strokosch e Alasdair Dickinson o il flanker Brett Deacon.

Giampaolo Tassinari
mercoledì 30/3/2011

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