Wimbledon 1975: il torneo di Arthur Ashe

Ashe con il trofeo del singolare maschile. Wimbledon 1975!

Ricordo chiaramente come in quell’edizione del 1975 del tabellone maschile io tifassi spudoratamente contro Jimmy Connors, definito in ogni dove antipatico. Per cui il successo a sorpesa in finale del coloured Arthur Ashe venne salutato come una liberazione.
Seeding
1 Jimmy Connors (USA), 2 Ken Rosewall (Australia), 3 Björn Borg (Svezia), 4 Guillermo Vilas (Argentina), 5 Ilie Nastase (Romania), 6 Arthur Ashe (USA), 7 Stan Smith (USA), 8 Raúl Ramírez (Messico), 9 Tom Okker (Paesi Bassi), 10 John Alexander (Australia), 11 Roscoe Tanner (USA), 12 Jan Kodeš (Cecoslovacchia), 13 Marty Riessen (USA), 14 Vitas Gerulaitis (USA), 15 Onny Parun (Nuova Zelanda), 16 Tony Roche (Australia).

Nei primi tre turni vittime illustri furono Nastase e Smith per cui si giunse agli ottavi di finale (quarto turno) con i seguenti risultati:
1 Connors – Phil Dent (Aul) 61 62 62
8 Ramírez – Cliff Richey (Aul) 62 63 62
4 Vilas – Sandy Mayer (USA) 26 75 98 63
11 Tanner – Mike Estep (USA) 98 64 62
6 Ashe – John Stilwell (GB) 62 57 64 62
3 Borg – 13 Riessen 62 86 46 61
9 Okker – Aleksandr Metreveli (URSS) 60 62 86
16 Roche – 2 Rosewall 63 68 86 61

Un quarto turno in cui ci fu l’eccellente scalpo dell’aussie Ken Rosewall finalista l’anno prima e oramai quarantenne avviato, seppure lentamente, sul viale del tramonto. Da notare che nessun giocatore unseeded si presentò al turno successivo in cui ben cinque teste di serie delle prime otto erano presenti. In questi quarti di finale i terraioli Borg e Vilas lasciarono la comitiva: il gioco arioso di Ashe e le cannonate di Tanner decretarono infatti la loro prematura uscita.
1 Connors – 8 Ramírez 64 86 62
11 Tanner – 4 Vilas 64 57 68 62 62
6 Ashe – 3 Borg 26 64 86 61
16 Roche – 9 Okker 26 98 26 64 62

I favoriti delle semifinali erano Connors e Ashe. Mentre il primo si sbarazzò abbastanza facilmente del “Mancino di Chattanooga” in tre set, ad Ashe toccò sudare ben più delle proverbiali sette camicie per avere ragione di un irriducibile Tony Roche:
1 Connors – 11 Tanner 64 61 64
6 Ashe – 16 Roche 57 64 75 89 64

Si giunse così alla finalissima. “Jimbo” era strafavorito nonché campione in carica ma in molti vedevano nella classe di Ashe l’arma per creare la sorpresina. In quegli anni di battaglie anti-apartheid e anti-razzismo fuono inoltre in molti a volere vedere nel mite e signorile Arthur Ashe l’ennesimo simbolo della rivincita dei neri. Così come era stato per Cassius Clay, per John Akii-Bua, per i velocisti di atletica leggera statunitensi e per altri campioni di diverse discipline.
In finale Ashe trovò immediatamente il modo di contrare le fucilate di Connors da fondo campo riuscendo a spezzare il ritmo e chiudere a rete buona parte dei punti. Solamente nella terza frazione Connors riuscì ad alzare la testa per poi venire ridimensionato al quarto set. Un grande campione era finalmente salito sul trono più alto di Wimbledon realizzando davvero un’impresa.
6 Ashe – 1 Connors 61 61 57 64

Di quel torneo di Wimbledon 1975 mi piace ricordare l’ottima prestazione del messicano Raúl Ramírez giocatore emergente e fresco vincitore degli open d’Italia del Foro Italico dove aveva superato in finale il favorito spagnolo Manuel Orantes in una gara che venne terminata al lunedì causa il cattivo tempo domenicale.

Ashe nei primi tre turni di questo Wimbledon 1975 superò i seguenti avversari:
1° turno (64esimi): Bob Hewitt (Sud Africa) 75 36 62 64
2° turno (32esimi): Jun Kamiwazumi (Giappone) 62 75 64
3° turno (16esimi): Brian Gottfried (Stati Uniti) 62 63 61

La finale del torneo di doppio maschile ebbe il seguente risultato:
Vitas Gerulaitis/Sandy Mayer – Colin Dowdeswell (Rhodesia del Sud)/Allan Stone (Australia) 75 86 64.

Fino a tutto il 1974 il tennis rappresentò per me una disciplina di crescente interesse poi dall’anno seguente incominciai ad annotare in quaderni e agende i nomi dei giocatori suddivisi per nazionalità. Una vera e propria passione che è durata fino alla fine del 1983 quando d’improvviso questo sport non mi ha più significato nulla…fino a quando non ho visto all’opera molti anni dopo un certo Roger Federer.

Giampaolo Tassinari

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