Calcio a seguire

Benedetto terremoto
Chi si è preso la briga di studiare in questi anni gli equilibri politici all’interno del rugby neozelandese avrà realizzato molto bene come la Auckland RFU, la Union più potente di quel paese, cerchi sistematicamente di avere la meglio in qualsiasi argomento rispetto alle altre ventisei consorelle provinciali. In particolare la rivalità, spesso definibile con la parola “odio”, in questi decenni è stata sostenuta contro la Canterbury RFU e la Otago RFU ovvero le due forti Union dell’Isola del Sud. E’ di questi giorni la notizia dell’esclusione totale della città di Christchurch dall’organizzazione delle partite del prossimo Mondiale, causa i disastri del rcente terremoto, con la conseguenza che anche i due quarti di finale sono stati ri-assegnati…ovviamente all’Eden Park. Cosicché Auckland ospiterà sei delle otto partite decisive: due quarti di finale, le due semifinali, il brodino consolatorio per la terza piazza e la finalissima. Ad Auckland se la ridono a crepapelle, a Christchurch meditano ulteriori vendette. Certo, ripensando allo scempio italico del terremoto dell’Aquila e alla delinquenza del governo-lumbàrd-by-berlusca e della Protezione Civile (SpA?) di Bertolaso, l’affaire tellurico kiwi fa persino ridere. Forse. Perché a Christchurch non la pensano proprio così. Paese che vai, odi atavici che trovi.

Artemio sì, Artemio no
Negli ultimi anni la tiritera della FIR al termine del Sei Nazioni è sempre la stessa: il Flaminio è inadeguato e si cercano nuovi pascoli per avere migliore produzione. Sembra adesso che lo stadio comunale di Firenze, intitolato al senese “Artemio Franchi”, sia il cliente più appetibile per spodestare l’angusto e inadeguato Flaminio. Con una marea di consiglieri veneti all’interno dell’esecutivo, la FIR non ha alcuna intenzione di costruire quello che sarebbe lo Stadio Nazionale del Rugby probabilmente in una località poco distante da Treviso. Tutto merito del geometra di Parma che a suon di denari e di elaborate pastette ha completamente annichilito le velleità dei delegati provenienti dal CIV che rappresentano, numeri alla mano, il 75% del movimento rugbystico italiano.

Mondiale Under 20
A giugno prossimo il triangolo Rovigo-Padova-Treviso ospiterà l’edizione annuale della massima rassegna planetaria Under 20. Lapasset e comitiva hanno presentato in settimana l’evento a Treviso e non è un caso che l’assegnazione di questo torneo sia caduta su questa zone ovale della nostra penisola. Se il presidente dell’IRB e i suoi accoliti si fossero lasciati trasportare dalla mentalità “pizza, monumenti, cultura e mandolino” la scelta delle località sarebbe ricaduta su Roma-Firenze e magari Napoli. Già, ma in una scala di valori ovali queste tre ultime città che c’azzeccano col Grande Rugby?

Eccessiva fisicità?
Sabato pomeriggio ho ricevuto un sms da un mio carissimo amico che stava guardando in tivvù la partita tra Sharks e Stormers dell’attuale Super 15. Costui si è lamentato con me dell’eccessiva fisicità del gioco con cui, a sua detta, l’Union Code è stato rovinato. Come dargli torto? Molto dipende sia dal fatto che dall’agosto 1995 il Rugby Union è a tutti gli effetti una disciplina professionistica, sia dalla trasformazione che la meccanica del gioco ha subito a seguito del cambio di alcune regole fondamentali. Una volta non esistevano le mini-ruck né una così micidiale enfasi riposta sui punti d’incontro. Mandiamo sentiti ringraziamenti alla cordata australiana pertanto, che a inizio degli anni ’90 dello scorso secolo propose e fece approvare alcuni mutamenti nelle regole. Siamo sempre più parenti stretti degli ex-odiati cugini del Rugby League. Per la cronaca: loro non hanno invece mai stravolto alcune regole basilari. E continuano ad esistere e, in buona parte, a prosperare.

Op die Tukkies!!
Lunedì prossimo, 11 aprile, al “LC de Villiers Stadium” di Pretoria si disputerà la finale della quarta edizione della Varsity Cup sudafricana. I primi tre tornei sono stati vinti dai Maties della Stellenbosch University ma quest’anno avremo un nuovo vincitore: o la University of Cape Town (Ikeys) o la Pretoria University (Tukkies). Chi è poco addentro alle differenze culturali sudafricane è portato a simpatizzare ipso facto per l’ateneo anglofono di Città del Capo: “gli Afrikaners sono dei mezzi-crucchi zucconi e antipatici ed inoltre parlano e scrivono un idioma incomprensibile” pensano costoro, più o meno a ragione o torto. Io simpatizzerò invece per i Tukkies, università che ha prodotto fior fiore di fuoriclasse, nonché tanti Springbokke, nel corso di tanti decenni. E dove l’immenso Wynand Claassen continua la sua opera ovale con diverse importantissime cariche. Op die Tukkies!!

Giampaolo Tassinari
mercoledì, 6/4/2011

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