Amministrative

Il centro destra sembra – dico sembra – al capolinea. Il centro sinistra esulta. Parrebbe che Berlusconi abbia, finalmente, imboccato il viale del tramonto, che potrebbe essere una strada che finisce dritta davanti ad un carcere.
Ma chi saranno i prossimi? I soliti partiti, i soliti farfugliatori di promesse, perennemente in litigio su tutto, instabili ed inaffidabili apparati del “bla-bla-bla”. Gli sperperatori di denaro pubblico che hanno tramutato, pappa e ciccia con la destra, il finanziamento pubblico dei partiti (non voluto dai cittadini) in “rimborso elettorale”: milioni di euro pagati dagli italiani per la gestione della loro immagine pre elettorale. Già. Perchè del post elezioni vedremo i risultati solo tra qualche tempo, se questi ci saranno.
Il centro-sinistra, nel tempo, si è reso complice dell’escalation politica di Berlusconi con la strategia del “demonizzare Berlusconi ci danneggerebbe”. Con questo motto si sono lasciate in piedi leggi e leggine formulate ad hoc per salvare il satrapo dal carcere. Il governo Prodi, quando avrebbe potuto, non ha fatto nulla per riportare lo status quo com’era prima dell’avanzata di B. Se n’è stato zitto ed ha tirato avanti per la sua strada con le contraddizioni che poi hanno contribuito a dissolverlo. Per prima cosa, avrebbe dovuto riformare la legge elettorale, in modo da riportare al cittadino la decisione di chi eleggere, anzichè votare per liste pre confezionate. Non l’ha fatto. Come in precedenza, sbagliando, ha cercato “i più ampi consensi” con il centro destra, ben sapendo che a B. se gli porgi il dito si prende il braccio. Il prologo a tutto ciò c’era stato anni prima con la famigerata “bicamerale”; un fallimento totale voluto dall’uomo più “perdente” per antonomasia che la sinistra abbia mai avuto: Massimo D’Alema. Un inciucione unico, protagonista, nel 1985, di un’accusa di finanziamento illecito di 20 milioni, poi archiviata; sospettato di aggiotaggio nella scalata di Consorte & C. alla BNL, ma il Parlamento Europeo negò l’uso delle intercettazioni telefoniche a suo carico; lo scandalo di “affittopoli” che lo vide protagonista (non indagato) per un appartamento locato a prezzi stracciati (poi lasciato).
La sinistra avrebbe poi dovuto riformare la RAI, svincolandola dai partiti e dandola in gestione a chi l’informazione avrebbe voluto farla sul serio, senza gabbie riverenziali. Non l’ha fatto ed ha lasciato nelle mani sbagliate uno strumento che poi si è ritorto contro di essa e contro tutti i cittadini desiderosi di una corretta informazione, con le conseguenze che stiamo patendo e che patiremo ancora per un bel pezzo. La sinistra avrebbe dovuto anche farsi carico di attuare concretamente la famosa “questione morale” voluta da Enrico Berlinguer. Non l’ha fatto. Scheletri nell’armadio e voracità di preferenze hanno condizionato lo schieramento, che vanta anch’esso un buon numero di condannati ed indagati tra le proprie fila. Sono soddisfazioni!
Con queste premesse, un alito dell’UDC o di FLI rischierebbe di far cadere di nuovo uno schieramento indeciso, burocraticamente pachidermico, macchinoso, improntato verticisticamente e incatenato dalle correnti minoritarie al proprio interno.
Ricordiamoci bene che questa gente non farà mai nulla per cedere il passo, per lasciare strada a persone più oneste e competenti: quindi prepariamoci ad ascoltare ancora le solite vuote parole, a vedere perennemente “Le baruffe chiozzotte” in TV (fanno ridere anche queste, come quelle di Goldoni, ma è un riso amaro) e ad assistere al dramma della politica incapace di svestirsi dall’ipocrisia per mettere i panni della concretezza.

Franco

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