Dal Gazzettino del 23 maggio 2011

NOTIZIARIO Serie A: salvi Rubano e Badia. In B Paese verso la promozione 
 Mogliano, Moscardi si dimette (Paese, CI SEI? N.D.T.)

Alessandro Moscardi si è dimesso da direttore tecnico del Mogliano. Mancanza di sintonia con scelte tecniche e decisioni societarie la causa delle dimissioni dell’ex tallonatore di Rovigo e Treviso. In particolare i tagli al settore giovanile: «Viste le ristrettezze economiche qualche taglio, secondo me, andava fatto anche alla prima squadra: arrivare quinti o sesti non cambia granché, mentre il settore giovanile sta alla base di tutto».

      SERIE A – Sarà Cammi Calvisano–Consiel Firenze la finale scudetto riservata al Campionato Nazionale di Serie A che decreterà anche la squadra promossa in Eccellenza. Nei Playout, inoltre, il Badia ha battuto i Gladiatori Sanniti 38-10 e si è salvato, così come il Rubano passato a Milano contro l’Amatori 31-14.

      SERIE B – Il Gruppo Padana Paese prenota un posto in serie A vincendo la gara di andata delle finali promozione a Roma con l’Unione Capitolina per 11-3. Sconfitto in casa invece il Casale che ha lasciato via libera al Romagna per 25-17. Domenica ritorno.

      SERIE C – Vincendo la sfida con l’Oderzo per 52-11, il Valsugana ha acquisito il diritto a partecipare alle finali Nazionali per la promozione in serie B.

      CHALLENGE AMLIN CUP – Non è bastato uno strepitoso Sergio Parisse allo Stade Français. Nella finale di venerdì a Cardiff, infatti, gli Harlequins hanno vinto 19-18.
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CAMPIONATO Le rivali di fronte sabato per lo scudetto
È Rovigo-Petrarca derby da favola
«È la finale che volevo dall’inizio, ma solo oggi ho coraggio di dirlo»
«Era la finale che volevo dall’inizio, ma solo oggi ho il coraggio di dirlo».

      Lo stato d’animo di Polla Roux, tecnico della FemiCz fino all’anno scorso assistant del Petrarca, fotografa quello di due città. Dove non a caso lui ha allenato e vissuto per anni. Rovigo e Padova, le storiche rivali con 11 titoli italiani a testa in bacheca, divise da un’epopea di 145 derby, si contenderanno lo scudetto 2011 del rugby. Il primo dell’era Celtic. Il primo dopo 80 edizioni senza i migliori giocatori in campo. Il primo dal quale lo svalutato campionato cerca di ripartire per ritagliarsi un futuro dignitoso. Tanti pensavano che il modo migliore per farlo fosse una finale con il derby più giocato d’Italia. Sono stati accontentati. Via al conto alla rovescia per la festa di sabato al Battaglini.

      La società rossoblù sarà più brava della Fir a organizzare l’ultimo atto del campionato, visto il flop di pubblico delle ultime due edizioni? Perchè la risposta sia affermativa ha pensato di aggiungere due tribune allo stadio, dietro le porte. La prima esiste già (500 posti) ma non è usata da vent’anni. Tanti quanti l’assenza della FemiCz Rovigo dai vertici. Doveva essere riaperta per la semifinale con i Crociati. La mancanza del tutto esaurito (4000-4500 spettatori, circa 3000 paganti) l’ha resa inutile. L’altra sarà allestita ex novo per 1.200 persone.

      La capienza dello stadio sarà così portata a circa 7.000 posti. Alla Rugby Rovigo contano di riempirli tutti. In fondo è la prima finale scudetto giocata in casa dai rossoblù. E si fa affidamento su almeno 1.500 padovani. Se il tutto esaurito si paleserà in anticipo, c’è un’altra ipotesi suggestiva. Da verificare sul fronte della sicurezza, ma già dibattuta in consiglio societario. Aprire il bordo campo agli under 16, com’è successo solo nel 1979, quando per la prima volta arrivarono gli All Blacks. Un’immagine ancora scolpita nella memoria (e nella leggenda) da cui la Nazionale ha preso le mosse per arrivare dov’è ora in fatto di popolarità, ricchezza e risultati. Il campionato vorrebbe rigenerarsi percorrendo la stessa strada. Quale miglior viatico?……………………………………………

MISCHIA APERTA di Antonio LIVIERO

Saints all’inferno. Il Leinster trionfa giocando sull’asse.

Che match a Cardiff. Matto, palpitante, su ritmi indiavolati. Leinster e Northampton hanno dato vita forse alla più bella partita della stagione e a una delle finali più divertenti di Heineken Cup. È singolare che ciò sia avvenuto in assenza di un gioco corale di passaggi: ormai il rugby ha abituato il suo pubblico alla nuova realtà tattica globalizzata, fatta di gioco stretto (a raso o vicino ai raggruppamenti), di fasi in prevalenza a zero o a un passaggio. A dare spettacolo sono state l’intensità, la rapidità, il ritmo. Oltre al valore tecnico dei protagonisti.

      Ci sono rimasti malissimo i Saints, già vincitori della Heineken nel 2000. Già eliminati in semifinale di Premiership la settimana precedente dal Leicester (presagio cacofonico?). Erano imbattuti in Coppa, uno dei tre club (con Leinster e Tolosa) capaci di lottare fino in fondo sul doppio fronte campionato-Heineken. Soprattutto avevano la finale in pugno dopo i primi 40 minuti, chiusi sul 22-6 e stradominati in mischia chiusa. Una mischia devastante. E umiliante. Una pressione enorme a tutto campo. E inserimenti fulminanti di Foden.

      Il Leinster era annichilito. Irriconoscibile. Ma dal primo secondo della ripresa è cambiato tutto. Radicalmente. La situazione si è capovolta. Il Northampton ha perso tutta la propria sicurezza. Erano i Saints a precipitare all’inferno. Mentre i dublinesi ne risalivano fino al 22-33. Leo Cullen e compagni si sono impadroniti del pallone, con accelerazioni rabbiose a ogni passaggio. E non l’hanno mollato per mezz’ora. Toccando in meta due volte con Sexton (28 punti, a due lunghezze dal record di Dominguez in finale di HCup nel 2001) e infine con lo scozzese Hines al 64’.

      Cosa era successo nell’intervallo? «Ho parlato agli uomini, gli ho detto di mettere in campo il loro gioco e di andare fino in fondo» assicura il tecnico Joe Schmidt. Detto, fatto. Hanno cominciato ad attaccare sistematicamente sull’asse profondo, conquistando il centro del campo avversario, tempestandolo di sequenze lunghe, a sei-sette fasi, che stringevano la difesa, prima di colpirla col gioco alla mano all’esterno. Un sistema in parte diverso nella costruzione da quello del Northampton che nel primo tempo aveva fissato la difesa sulle fasce, utilizzando il “midfield” per rapidi trasferimenti alla mano sulla zona opposta del terreno. E proseguire poi a un passaggio o con pick and go.

      In comune c’è stato invece il dominio col pacchetto. Cinque mete su sei sono nate da lanci di gioco da mischia ordinata. Ed è stata decisivo l’ingaggio del 53’ che ha visto la prima linea irlandese far esplodere quella verde: la prova che gli equilibri in campo erano definitivamente cambiati. Per il Leinster però la sfida continua: dal tetto d’Europa alla storia. Per riuscirci deve conquistare la Celtic League vincendo sabato prossimo in casa del Munster. Ma al Thomond Park dovrà ridiscendere all’inferno.
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Alessandro lascia la carica di direttore tecnico del club. «Non ero più in sintonia con certe decisioni societarie».
«Non si può tagliare solo nel settore giovanile»
Alessandro Moscardi lascia la carica di Direttore Tecnico del Marchiol Mogliano, formazione del campionato d’Eccellenza divenuta la prima squadra trevigiana in Italia dopo la partenza del Benetton all’estero.

      L’ex tallonatore di Rovigo e Treviso, nonché ex capitano della Nazionale, ricopriva il ruolo da due stagioni. «Lascio con molta serenità – dice Moscardi – non voglio fare alcuna polemica, però devo ammettere che non mi trovavo più in sintonia con certe scelte tecniche e con certe decisioni societarie, in pratica non condividevo certi aspetti; poi, mettiamoci anche il lavoro (è consulente immobiliare, n.d.r.) che mi lasciava poco spazio per il rugby, così dopo due stagioni ho deciso di mollare tutto».
      In pratica cos’è successo?

      «Ad esempio, in un momento come questo, nel quale anche il rugby risente di certe ristrettezze economiche e c’è bisogno di tagliare, non puoi farlo solo con il settore giovanile. A mio avviso qualche taglio doveva essere fatto anche nella prima squadra, in fin dei conti arrivare poi alla fine al quinto, al sesto o al settimo posto, non sarebbe cambiato granchè. Il settore giovanile a mio avviso sta alla base di tutto, quindi non mi trovavo d’accordo su alcune decisioni societarie».

      Questo è uno dei motivi?

      «Sì, è uno degli aspetti. L’ho detto: non c’era ormai più una condivisione di intenti, pertanto sono venuti a mancare i presupposti per poter continuare questo rapporto».

      Cosa ti resta di questa esperienza?

      «Devo ammettere che sono stati due anni bellissimi: con la prima squadra abbiamo centrato la promozione in Eccellenza, raggiunto la finale di Coppa Italia e disputato nell’ultima stagione un ottimo campionato, togliendoci anche parecchie soddisfazioni. Pure a livello giovanile non sono mancate le soddisfazioni come ad esempio le due finali disputate nell’ultimo Trofeo Topolino, una delle quali vinta. Pertanto, fondamentalmente mi resta un’esperienza importante e molto positiva a livello di risultati che magari alla vigilia potevano non essere previsti».

      Continuerai con il rugby?

      «Il rugby è per me un hobby e come tale se mi diverto continuo, altrimenti mi fermo. In questo momento non ho obiettivi particolari, anche perché, come ho già detto, il lavoro mi impegna parecchio e quindi ho altro a cui pensare. Comunque – conclude Moscardi – se ci fosse la possibilità di portare avanti un progetto interessante, che magari dovesse appassionarmi, non mi tirerei certamente indietro».

            BENETTON – Questa mattina a Monigo la franchigia veneta del Benetton si ritroverà a lavorare per un paio di settimane prima del definitivo stop. Due settimane di campo e palestra per poi riprendere lunedì 4 luglio con il vero e proprio raduno in vista della nuova stagione, la seconda in Celtic League.
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SERIE B: Paese vede la A, Casale sconfitto

e.g.) Nelle sfide di andata delle finali promozione del campionato di serie B, il Gruppo Padana Paese ha espugnato il campo dell’Unione Capitolina con il punteggio di 11-3 ed ha ipotecato la promozione in serie A. Domenica prossima, a Paese, il XV di Gianni Zaffalon non dovrà commettere ingenuità e potrà trovare il pass per la categoria superiore.

      Nulla da fare invece per il Casale, sconfitto in casa dalla Romagna per 25-17. I caimani hanno commesso qualche errore di troppo e hanno lasciato in tal modo via libera alla compagine avversaria. Nulla comunque è ancora perduto e la formazione di Valter Secolo avrà un’ultima possibilità nel match di ritorno di domenica prossima che si disputerà sul campo di Cesena.

      UNIONE CAPITOLINA 3 –       GRUPPO PADANA PAESE 11

      MARCATORI: pt 5′ Recchi p.; 6′ Gigliodoro meta; 40′ Pozzebon p.; st 5′ A. Pavin p.

      UNIONE CAPITOLINA: Recchi; Burotti, Marrucci, Scalzo, Giordano; Scaramuzzino, B. Rebecchini; Menichella, Bernasconi, De Michelis; Martire, Scottini; Rodà, Forte, Luise. All. Cococcetta.

      GRUPPO PADANA PAESE: Pozzebon; Fornarolo (st 27′ Visentin), Ceselin, Pavan, Casarin; Lorenzetto (st 3′ A. Pavin), Bergamo; Cadorin, Biasin, Rufoloni; Menelle, Signori (st 20′ Trombetta); Zanatta, Gigliodoro (st 33′ Reffo), Caeran. A disp. Balistreri, Grippo e M. Pavin. All. Zaffalon.

      ARBITRO: Pennè di Milano.

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