Dal Gazzettino del 29 maggio 2011

CONTESTATO Giancarlo Dondi
LA CONTESTAZIONE

Il presidente Dondi fischiato da entrambe le tifoserie
(im) Il “Battaglini” manda a quel paese Giancarlo Dondi. Il presidente della Fir non è fortunato con le finali scudetto. Si è era già beccato una sonora bordata di fischi in passato al Plebiscito di Padova (2005). Ieri sono state addirittura tre a Rovigo. Da tutto il pubblico, anche quello di fede rodigina.
La prima quando lo speaker Saverio Girotto ha annunciato la sua presenza allo stadio. Le altre quando ha compiuto le premiazioni sul campo. Chi ha assistito vicino a lui in tribuna alla partita l’ha visto particolarmente amareggiato per l’accaduto.

MUNSTER – Il
Munster conquista la Celtic League battento in finale il Leinster neocampione
d’Europa 19-9. Saracens campioni d’Inghilterra: 22-18 sul Leicester.
………………………………………………………………..

Ribaltone storico: Petrarca campione

Ivan MALFATTO

Padova era stata dominata negli scontri diretti stagionali dalla FemiCz, era sfavorita alla vigilia ed era sotto di due mete alla mezzora. Una sceneggiatura da premio
Oscar, se fosse un film. Per Padova il 12° tricolore, atteso da 24 anni. Quello
che consente il sorpasso proprio ai Bersaglieri. Oltre ai petrarchini ha vinto
il fascino del derby. Che ieri alla puntata 146 in uno stadio esaurito da 6.572
spettatori ha scritto una delle sue pagine più epiche.

Un epilogo del
genere riporta alla mente lo scenario del 1977. Quando il Rovigo venne
raggiunto al primo posto perdendo lo scontro diretto a Padova (i 20mila
dell’Appiani) e poi superato 10-9 nello spareggio di Udine. Il Petrarca ha
vinto con merito una bella partita (4 mete in una finale sono tante) rubando il
possesso e l’occupazione agli avversari, incapaci di costruire il loro gioco
più strutturato; dominando con la mischia la conquista e le fasi di avanzamento
(due mete fotocopia del tallonatore Costa Repetto); sfruttando l’indisciplina
dei rossoblù, ben 17 falli contro i 9 degli avversari (la metà però nel forcing
finale rodigino finito nel nulla). E pensare che per Rovigo era cominciata nel
modo migliore per sciogliere la pressione sui giocatori di una città capace di
far durare un’intera settimana la finale con la sua spasmodica attesa. Al 6’
Walsh regala palla agli avversari nella propria metà campo con un passaggio
scellerato. Recupera Zanirato, passa a Montauriol, Ravalle fa il break, sul
punto d’incontro raccoglie Mahoney e segna. Al 23’ cade palla in attacco in
un’azione del Petrarca. Calcetto di Zorzi per il capovolgimento di fronte.
Bortolussi libera al piede, ma non trova la touche. Trova palla invece
Bacchetti, corre da metà campo e buca una difesa allegra.

Due palle di
recupero e due marcature. Un colpo da uccidere chiunque. Non il Petrarca.
Devastante in prima linea (Rovigo ha faticato a vincere pure le sue), solido
nel possesso e capace anche di azioni multifase, al contrario di quanto si
credeva. Delizioso in una di queste un sottomano di un ottimo Barbini,
autentica promessa. Così al 31’ Costa Repetto ha trasformato in oro tutto
questo lavoro. Tre mischie ai 5 metri consecutive e poi il suo sfondamento.
Mercier, non in grande giornata (3 su 6 compreso un drop non concesso dal tmo)
ha contribuito alla rimonta punendo un fuori gioco e un tenuto. Sempre il
tallonatore l’ha completata a inizio ripresa da una touche non trovata dal Rovigo.
Due fasi dalla chiusa e sostegno vincente al break di Galatro.

La FemiCz ha
avuto ancora 36’ e un recupero infinito (Walsh per lunghi minuti a terra dopo
uno scontro con Bacchetti, due mete non concesse dal tmo ai rossoblù) per
tornare in vantaggio. Ci è arrivata vicina con Calanchini e altre azioni. Ha
scelto di non piazzare (Perchè? Il tempo per ritrovare il possesso c’era) e
giocare tutti i penalty. Ha perso palloni capitali con Tumiati, Basson (sotto
tono) e Milani fino all’ultimo avanti di Pedrazzi. Quando l’arbitro ha
fischiato la fine, è esplosa la gioia di Padova ed è iniziata la disperazione
di Rovigo.

……………………………………..

Alice SPONTON – Alberto ZUCCATO

Festa nello spogliatoio petrarchino: «A Prato la svolta
della stagione»

Presutti: «Che reazione, mai avuto paura»

Festa grande nello spogliatoio del Petrarca. Pasquale
Presutti è emozionatissimo ma non sorpreso del trionfo della sua squadra:
«Abbiamo vinto con merito. Sapevo che poteva succedere – dice il capo
allenatore dei padovani -. Avevo detto che le due sconfitte subite dal Rovigo
in campionato andavano azzerate, che questa sarebbe stata un’altra partita».

Il tecnico
aggiunge: «Non ho temuto di perdere neppure quando i Bersaglieri erano in
vantaggio per 14-3, perché ero certo che la mia squadra avrebbe saputo reagire.
La svolta nella nostra stagione è arrivata con le vittorie a Prato e a Parma
coi Crociati. Da quel momento il Petrarca ha avuto la consapevolezza di non
essere inferiore a nessuno. Neppure al Rovigo. E poi vincere al Battaglini
rende questo scudetto ancora più bello».

Scott Palmer
tiene stretta la Coppa tra le mani e sorride: «Merito del cuore bianconero».
Pietro Travagli, ex Rovigo, si commuove a pensare che «proprio su questo campo,
contro Benetton, al ritorno, lo scorso anno, mi sono rotto una gamba. Vincere
quindi al Battaglini, ha un doppio valore per me: il successo della mia squadra
e il riscatto personale. Un applauso alla città di Rovigo che ha dimostrato
cosa significhi essere legati alla propria squadra». Man of the match Costa Repetto:
«Grande cuore, grande Petrarca, soprattutto un bel gruppo. Ha vinto proprio il
gruppo. Dopo le due sconfitte subìte in campionato abbiamo studiato bene
Rovigo». Ludovic Mercier stringe la medaglia al collo: «Volevamo questo
scudetto a tutti i costi. Non abbiamo commesso molti errori e abbiamo fatto
tutto quello che potevamo. Un sogno, una serata di grande festa per Padova».

……………………………………………..

 

Alberto ZUCCATO

Campioni d’Italia! Dopo 24 anni il Petrarca torna a vincere
lo scudetto. E chissenefrega se non c’erano Treviso e Viadana: per definizione,
gli assenti hanno torto. Campioni d’Italia contro ogni pronostico, con titolo
conquistato strameritatamente sul campo dei campo dei rivali più acerrimi, il
Rovigo. Uno stadio Battaglini ricolmo come non s’era mai visto. Pieno per
quattro-quinti di colori rossoblù, che alla fine erano come bandiere abbrunate
e a sventolare erano solo quelle bianconere.

Una gioia
incredibile, contagiosa. Bellissima. Più grande ancora dell’emozione di una
partita interminabile, finita quando il cronometro dello stadio segnava 58
minuti e 18 secondi. E quei minuti finali in cui i Bersaglieri, riversati in
attacco nel tentativo di riacciuffare la partita, chi se li può scordare?
L’arbitro che per due volte chiede l’intervento del Tmo, il giudice che con
l’ausilio delle riprese televisive deve dire se è meta o no. E dice no. Siamo
già al minuto 42. C’è ancora il tempo per tre percussioni dei rossoblù e altrettanti
falli tattici dei bianconeri. Palla persa. Palla recuperata. Fischio. Finchè
l’eroe del giorno, Augustin Costa Repetto, il pallone lo recupera. Corre un
po’, poi, stremato, lo calcia in avanti. Va bene così. Ora il Rovigo ha ancora
la palla, ma è in difesa. Non la può calciare in touche, perché altrimenti
l’arbitro fischia la fine. Tenta la ripartenza alla mano, ma i metri da
percorrere sono tanti. Troppi. Ci prova due volte la squadra di Polla Roux.
Finchè, inevitabile, commette passaggio in avanti. Mischia per il Petrarca. La
palla esce dal pacchetto e qualcuno la calcia fuori. È finita. Finalmente è
finita: il Petrarca è campione d’Italia. Per la dodicesima volta nella sua
gloriosa storia. Può esplodere un urlo rimasto soffocato troppo a lungo. Ed è come
un passaggio di testimone tra Borsatto, Lorigiola, Dell’Uomo, Galeazzo, Knox,
Vigolo, De Lissandri, Farina, Gardin, Innocenti, Vittadello, Parladori, Artuso,
Rossi, Sandonnini, Tomasiello, Covi, Failla, Prà, Marchetto, Salvadego,
Chinchio, Saetti, Aggio e Zulian, che allenati da Vittorio Munari nella
stagione 1986-87 avevano vinto il titolo e Mercier, Acuna, Bertetti, Spragg,
Borgato, Bortolussi, Alessandro Chillon, Sanchez, Neethling, Faggiotto, Walsh,
Travagli, Alberto Chillon, Marcato, Billot, Kingi, Ansell, Palmer, Galatro,
Bezzati, Barbini, Targa, Sutto, Tveraga, Cavalieri, Fletcher, Chistolini, Costa
Repetto, Fazzari, Sodini, Caporello, Gatto, Gega, Naka, Innocenti e Favaretto,
che guidati da Pasquale Presutti hanno trionfato ieri.

Già, Pasquale
Presutti. Agitatissimo nei minuti finali, appena l’arbitro Pennè decreta che è
terminata, ritrova l’abituale aplomb, ma non si risparmia una battuta: «Al
Prefetto di Rovigo che durante la conferenza stampa ufficiale era preoccupato
per i festeggiamenti del dopopartita, avevo detto che avremmo fatto di tutto
per dargli una mano. Ci siamo riusciti, perché la festa si fa a Padova».

«Sapevo che la
mia squadra poteva farcela, ne ero certo. Da quando ho adottato la regola del
“dos”, non ci sono più stati problemi. Dos sta per disciplina, ordine
e silenzio. La svolta, da un punto di vista della convinzione, è arrivata dopo
i successi in campionato a Prato e a Parma con i Crociati, e poi ancora nella
semifinale con Prato. Siamo campioni d’Italia con pieno merito. Qualche sera
fa, nel corso di una cena con i Petrarchi, Nini Dolfin mi ha detto che al
Petrarca vincono scudetti solo allenatori italiani. Ha aggiunto che il prossimo
sarei stato io. Buon profeta, Nini».

La chiusura è
con un botto non del tutto inatteso: «Smetto di allenare, è tempo che me ne
stia un po’ a casa. L’idea è questa». Sarebbe un delitto. Alla società, con in
testa il presidente Enrico Toffano, fargli cambiare parere.

…………………………………………………

Alice SPONTON

Costa-Repetto: «Cuore grande, un bel gruppo»

Mercier con la medaglia al collo: «La realizzazione di un
sogno»

L’ex Travagli: «Un successo che è anche il mio riscatto
personale»

Festa grande, grandissima, in campo e nello spogliatoio del
Petrarca. Scott Palmer con la Coppa tra le mani sorride: «Merito del cuore
bianconero». Pietro Travagli, ex Rovigo, si commuove: «Proprio su questo campo,
contro la Benetton, al ritorno lo scorso anno mi sono rotto una gamba. È stato
un periodo difficilissimo. Solo il sostegno della mia famiglia, dei medici,
degli amici è stato possibile recuperare al meglio. Vincere quindi oggi al
Battaglini ha un doppio valore per me: il successo della mia squadra e il riscatto
personale. Voglio sinceramente rivolgere un applauso alla città di Rovigo che
ha dimostrato a tutta l’Italia cosa significhi essere legati alla propria
squadra di rugby».

“Man of the
match”, il tallonatore Agustin Costa-Repetto spiega così la vittoria del
Petrarca: «Grande cuore, grande Petrarca, soprattutto un bel gruppo. Ha vinto
proprio il gruppo. Dopo le due sconfitte subite in campionato abbiamo studiato
bene Rovigo e siamo riusciti a batterli nell’appuntamento più importante.
Sapevamo che avevamo un intero stadio contro, ma ci siamo promessi di fare
finta di non sentire né il tifo, né i fischi. Così siamo riusciti ad arginare
la pressione. Il mio titolo personale lo dedico proprio alla squadra».

Ludovic Mercier
stringe la medaglia al collo: «Volevamo questo scudetto a tutti i costi. Non
abbiamo commesso molti errori e abbiamo fatto tutto quello che potevamo.
Ringrazio lo staff e la società che hanno reso possibile la realizzazione di
questo sogno. Questa è una serata di grande festa per Padova».

Enrico Targa lo
scorso anno ha vinto lo scudetto con l’Under 20 dei bianconeri, questa stagione
cuce il 12. tricolore del Petrarca sulla maglia della squadra maggiore:
«Fantastico. Credo che questo sia un premio per tutto il lavoro fatto dalla
società, soprattutto a partire dalle juniores. Credere in giocatori molto
giovani, come me, è stata una scommessa e sono felice di averla vinta insieme
al mio club e alla prima squadra».

……………………………………………………

Dopo una gara di rara intensità, per non dire rarissima,
scoppia la festa bianconera. I 1.500 tifosi giunti da Padova si lasciano andare
a una gioia irrefrenabile, direttamente proporzionale alla lunga attesa per lo
scudetto: l’ultimo risale infatti al 1987, 24 anni, una eternità.

Un match
interminabile, con soste prolungate, soprattutto quella per l’infortunio nel
secondo tempo di Walsh, uscito in barella tra gli applausi di tutti i 7.000
spettatori. Meno fair play (ma su ambo i fronti) quando tra un festeggiamento e
l’altro dentro il Battaglini, Mercier ha in maniera provocatoria sfilato con un
bandierone davanti alla gradinata piena di tifosi del Femi-Cz. Gli piomba
addosso come una furia Lubian, che lo colpisce in maniera vistosa. Si scatena
una rissa immediata, che un po’ alla volta diminuisce di intensità. Non si può
non pensare ai veleni striscianti nel corso della conferenza stampa di
presentazione del’evento, quando ironicamente Presutti, vedendo che secondo
Rovigo il risultato era scontato, aveva esordito con un eloquente
“arriviamo a Boara Pisani e ce ne torniamo a casa».

Il presidente
federale Dondi consegna il trofeo al capitano Roberto Bertetti, in un tripudio
generale di eccezionale emozionalità, mentre Costa-Repetto è il “man of
the match” più importante dell’anno. Si abbracciano tutti, è la vittoria
contro ogni pronostico, o quasi: una giornata memorabile.

……………………………………………………….

RUGBY I “bersaglieri” falliscono la riconquista
del titolo di campioni d’Italia che manca da 21 anni

 

Il sogno scudetto dura un tempo

La FemiCz Rovigo si fa rimontare e perde 14-18 al
“Battaglini” contro il Petrarca Padova

SOGNO INFRANTO

Il sogno dello
scudetto per il Rovigo si infrange sul 18-14 ottenuto dal Petrarca al
Battaglini. Una vera beffa per i rossoblu. Lacrime negli spogliatoi e tra i
tifosi nelle tribune cui va dato il merito di aver reso spettacolare ed
emozionate il 146° derby d’Italia

LA PARTITA

Dopo le mete
trasformate del capitano Mahoney e dio Bacchetti nei primi 20 minuti della
partita, la Femi Cz non è più riuscita a tenere il passo dei padovani che hanno
dominato specialmente in mischia. Negli ultimi minuti tmo chiamato in causa due
volte, ma la meta decisiva del Rovigo non c’era.

…………………………………………………………

RUGBY Il Rovigo battuto al “Battaglini” dal
Petrarca ferma a 16 la striscia di vittorie e dice addio al tricolore

Finale scudetto. La beffa più atroce

Ivan MALFATTO

Il cammino dei record della FemiCz Rugby Rovigo si è fermato
sul 17. Quando si dice la cabala… Dopo sedici vittorie consecutive in
campionato è venuta la sconfitta per 18-14 nel match più importante. La finale
scudetto del campionato, giocata in casa contro i più acerrimi rivali del
Petrarca Padova, nel 146° derby della storica rivalità dei due club.

Se c’era un modo
in cui i petrarchini potevano togliersi la massima soddifazione, dopo essere
stati dominati nel corso della stagione dai Bersaglieri (31-3, 34-22, 7-1 le
mete complessive), era quello di venire a conquistare lo scudetto nella tana
del leone. Nel “Battaglini” ribollente di tifo, grondante di fischi e
sicuro di avere in tasca il tricolore atteso 21 anni dopo una stagione del
genere. Ci sono riusciti e per il Rovigo è la beffa più atroce che possa
esserci. La festa annunciata si è trasformata in tragedia sportiva. I sorrisi
in lacrime.

Bisogna essere
però onesti nell’affermare che l’odioso Petrarca non ha rubato nulla. E il
maestro Pasquale Presutti ha dato per l’ultima volta (ha annunciato l’addio
alla panchina) una lezione all’allievo Polla Roux, che sperava ardentemente di
superarlo sul campo.

Scosso
dall’uno-due delle mete di Mahoney e Bacchetti, belle azioni ma nate da palle
di recupero non da supremazia nelle fonti, il Petrarca non ha affatto
barcollato. Anzi ha saputo imporre la sua supremazia nella mischia, nel
possesso, nelle fonti di gioco, nella disciplina, nell’aggressività e piano
piano ha risalito la china. Fino a trasformare il 14-3 dei primi 23’ nel 18-14
di inizio ripresa. Ha poi difeso con le unghie, i denti e l’occhio del
television match officier (tmo) la vittoria fino al termine.

Ora per Rovigo
smaltire la delusione per l’atroce beffa sarà lungo e doloroso. «Ci vorranno
almeno ventanni, come dopo Udine ’77», diceva affranto Enrico, un tifoso. Ma
una volta elaborato il lutto, si renderà conto di aver scritto un’altra pagina
memorabile (pur perdende) del grande romanzo popolare intitolato “Derby
d’Italia”. Una pagina dalla quale il campionato di Eccellenza, non più
d’élite ma di sviluppo, può ripartire per trovare, interesse, stimoli,
pubblico, sponsor e quant’altro. In una parola, per trovare una sua dignità.
Questa ieri è stata la vera vittoria portata a casa dalla FemiCz Rovigo e dal
suo splendido pubblico.

……………………………………………………..

POLLA ROUX

 

«Non meritavamo di perdere un campionato dominato»

Il tecnico definisce
«assurdo» l’uso del tmo solo per la finale «Dieci minuti di follia appena
rientrati nella ripresa»

ROVIGO – Leonardo si siede sulle gambe. E’ piccolo, ma
comprende tutta la delusione del padre e in silenzio lo stringe, quasi a
volerlo consolare. Si legge tutta l’amarezza per l’essere arrivati a un passo
dal sogno. Polla Roux, allenatore della Femi Cz Rugby Rovigo, cerca di
analizzare lucidamente la sconfitta che gli ha portato via il tricolore.

«Ho sempre
pensato che ci siano solo due cose per cui puoi perdere una partita: gli
infortuni e la mala gestione del gioco. In questo momento non riesco a
esprimere l’amarezza che provo. Abbiamo sbagliato e la partita non è stata
gestita probabilmente come doveva. E’ assurdo che per una intera stagione non
si utilizzi la prova video che invece, in questa occasione, è stata così
fondamentale. Anche dopo la meta del vantaggio del Petrarca, non ho smesso di
crederci, perché avevo fiducia nel gruppo, ma abbiamo sofferto molto in
mischia, avuto pochi palloni di qualità e in due episodi il tmo non ha
ravvisato l’evidenza del toccato, dopo che avevamo probabilmente varcato la
linea di meta».

Roux prosegue:
«Non meritavamo di perdere un campionato che abbiamo dominato. Sono deluso.
Abbiamo sbagliato nei dieci minuti della ripresa, dove durante tutto l’anno
siamo andati bene, dove tutti, alla fine delle partite mi chiedevano: ma cosa
hai detto quando sei andato nello spogliatoio che i ragazzi sono tornati più
carichi di prima? Oggi non è successo. Sono stati 10’ di follia, abbiamo commesso
troppi errori. Forse questo non era il nostro momento, spero solo che quello
che di buono si è costruito non lasci troppo spazio alla delusione e alle
amarezze. I record conquistati non sono da gettare via, le vittorie
consecutive, la migliore difesa, il migliore attacco siano le basi per lavorare
al prossimo campionato».

Roux prosegue
con «un ringraziamento a tutti coloro con cui siamo partiti, alla società e
agli sponsor, ai giocatori. Alla fine, comunque, chi vince ha ragione. Onore a
Pasquale, spero non passi tanto tempo quanto è trascorso per lui, per vincere
uno scudetto. Guardo al futuro, avremo un’altra occasione».

Il popolo
rossoblù non abbandona il suo allenatore nemmeno nel momento più difficile. Lo
applaude e quando esce dallo spogliatoio gli tributa un’ovazione. «E’
soprattutto per loro che mi dispiace» commenta e chiude la porta del suo
ufficio, abbracciato dall’affetto della sua famiglia.

Alice Sponton

…………………………………………………………….

ROVIGO – (A.S.) In casa Petrarca Scott Palmer con la la
Coppa tra le mani sorride: «Merito del cuore bianco-nero». Pietro Travagli, ex
Rovigo, si commuove a pensare che «proprio su quel campo, contro Benetton, al
ritorno, lo scorso anno, mi sono rotto una gamba. E’ stato un periodo
difficilissimo. Solo il sostegno della mia famiglia, dei medici, degli amici è
stato possibile recuperare al meglio. Vincere quindi, oggi, al Battaglini, ha
un doppio valore per me: il successo della mia squadra e il riscatto personale.
Voglio sinceramente rivolgere un applauso alla città di Rovigo che ha
dimostrato a tutta l’Italia cosa significhi essere legati alla propria squadra
di rugby».

Man of the match
il tallonatore Agustin Costa Repetto che spiega così la vittoria del Petrarca:
«Grande cuore, grande Petrarca, soprattutto un bel gruppo. Ha vinto proprio il
questo. Dopo le due sconfitte subite in campionato abbiamo studiato bene Rovigo
e siamo riusciti a batterlo oggi, nell’appuntamento più importante. Sapevamo
che avevamo un intero stadio contro, ma ci siamo promessi di fare finta di non
sentire ne il tifo, ne i fischi. Così siamo riusciti ad arginare la pressione.
Il mio titolo personale lo dedico proprio alla squadra».

Ludovic Mercier
stringe la medaglia al collo: «Volevamo questo scudetto atutti i costi. Non
abbiamo commesso molti errori e abbiamo fatto tutto quello che potevamo.
Ringrazio lo staff e la società che hanno reso possibile la realizzazione di
questo sogno. Questa è una serata di grande festa per Padova». Enrico Targa, lo
scorso anno ha vinto lo scudetto con l’Under 20 dei tutti neri, questa stagione
cuce il 12esimo tricolore del Petrarca sulla maglia della squadra maggiore:
«Fantastico. Credo che questo sia un premio per tutto il lavoro fatto dalla
società, soprattutto a partire dalle juniores. Credere in giocatori molto
giovani, come me, è stata una scommessa e sono felice di averla vinta insieme
al mio club e alla prima squadra».

 

 

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in notizie dai quotidiani/periodici, rugby union. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...