Dal Gazzettino del 6 giugno 2011

IL CASO. Il sudafricano convocato da Mallett per risolvere i
guai della touche. Ma lo status di equiparato non vale nel club.

Paradosso Van Zyl: italiano in nazionale straniero a Treviso

Ivan MALFATTO

Corneil Van Zyl è l’ultimo paradosso del rugby italiano. Il
32enne sudafricano di Nelspruit, 111 chili per due metri, da quattro stagioni è
la torre di controllo della touche del Benetton Treviso. Sabato a Northampton
(Inghilterra) ha debuttato con la maglia azzurra nella sconfitta dell’Italia A
con il Canada per 25-12 in Churchill Cup. E’ il cinquantesimo straniero a
giocare per l’Italia A. La sua chiamata è propedeutica all’inserimento nell’Italia
maggiore, dove dovrà porre rimedio ai gravi problemi in rimessa laterale emersi
nell’ultimo Sei Nazioni.

Per la Nazionale
il gigante Van Zyl è rugbisticamente italiano a tutti gli effetti. Dopo tre
anni di residenza e attività nel nostro Paese, non avendo presenze con gli
Springboks, secondo le regole dell’Irb ha diritto allo status di equiparato.
Con ogni probabilità comporrà la seconda linea titolare dell’Italia ai prossimi
Mondiali, alternandosi con gli altri sudafricani Carlo Antonio Del Fava e Quintin
Geldenhuys. Al ritorno dalla Nuova Zelanda, però, nella sua franchigia tornerà
ad essere straniero, a differenza dei due connazionali. Italiano per la
Nazionale e la Coppa del Mondo, straniero per il Benetton e la Celtic League.
Due pesi e due misure. Due status diversi per lo stesso giocatore. Dottor
Jekyll in maglia azzurra, mister Hyde in maglia biancoverde. Perché?

Per un
paradosso, appunto. Dovuto ai regolamenti della Federazione italiana,
restrittivi rispetto a quelli della Federazione mondiale. I club di Eccellenza
e le franchigie di Celtic, infatti, possono schierare solo cinque giocatori di
formazione straniera. Cresciuti cioè nei vivai rugbistici di altri Paesi. Un
limite inesistente per la Nazionale, che in teoria potrebbe schierare quindici
Van Zyl. Solo dopo dieci presenze con l’Italia per la Fir un equiparato diventa
italiano di formazione. Quindi non viene più considerato straniero nemmeno per
il suo club o franchigia. Gli ultimi a diventarlo sono stati l’apertura
australiana Craig Gower, ma non ha mai beneficiato di tale status giocando a
Bayonne in Francia, e Geldenhuys degli Aironi..

Conti alla mano,
quando Van Zyl tornerà dalla Nuova Zelanda non sarà nella condizione di essere
considerato italiano di formazione. Se giocherà tutte le partite con l’Italia,
premondiali comprese, arriverà utopisticamente a nove presenze azzurre (se gli
azzurri approderanno in semifinale alla Coppa del Mondo). Più realisticamente
si fermerà a sei (se verranno eliminati nel girone) o sette (se passeranno ai
quarti). Gli mancheranno tre o quattro per essere considerato italiano anche
nel Benetton. Quasi tutto il Sei Nazioni 2012, se il nuovo ct Jacques Brunel lo
riterrà degno di convocazione. Nel frattempo giocherà un’intera stagione di
Celtic League con la franchigia veneta da straniero, dopo aver cantato l’inno,
difeso la maglia ed essere stato italiano a tutti gli effetti per la Nazionale.

Un caso del
genere probabilmente non esiste in nessun Paese rugbisticamente evoluto. E
forse nemmeno sottosviluppato. E’ il frutto dell’instabilità e della fragilità
del quadro di regole dettate dalla Fir per governare il movimento. La stessa
federazione sembra essersene accorta, limitatamente al caso Van Zyl, e starebbe
per correre ai ripari. Come? Cambiando la norma delle dieci presenze azzurre,
introdotta solo da qualche anno, e tornando al passato, quando bastava una
presenza per essere considerati italiani di formazione? Emanando un delibera
presidenziale ad hoc per il sudafricano del Treviso? Considerando nel computo
delle dieci presenze anche quelle con l’Italia A? Qualunque sarà la soluzione,
anche conservare lo status quo, il paradosso Van Zyl resta lo specchio
emblematico della situazione del nostro rugby di vertice. Un bel caos.

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L’inattesa sconfitta dell’Italia A contro il Canada (26-12)
a Northampton complica il cammino degli azzurri nella Churchill Cup.

Per sperare di
raggiungere la finale dovranno battere con un largo punteggio la Russia sabato
pomeriggio a Gloucester, sperando che nel frattempo (mercoledì) i russi
sconfiggano il Canada.

Nell’altro
giorne i Saxsons (Inghilterra A) hanno travolto 87-8 gli Usa avversari
dell’Italia in Coppa del Mondo così come la Russia.

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MONDIALE UNDER 20 Da venerdì la rassegna in Veneto

 

Gioiellini in vetrina

Alice SPONTON

«Sarà un Mondiale estremamente duro. Ogni giocatore deve
sapere che l’organizzazione di gioco e la strategia sono importanti, ma non
sufficienti. La coesione e la forza morale devono rappresentare l’arma in più».
A pochi giorni dal Junior World Championship Under 20, che da venerdì vedrà il
Veneto ospitare le migliori dodici nazionali del mondo, Andrea Cavinato,
tecnico degli Azzurrini parla della rassegna iridata.

«In questa
competizione le Nazioni si misurano con la capacità di rimanere al passo con il
rugby internazionale – osserva l’allenatore -. Per noi sarà un importante banco
di prova. In Veneto avremo il privilegio di ammirare da vicino i grandi
campioni di domani». Quanto all’Italia Cavinato avverte: «Siamo una squadra
formata interamente da giocatori e staff nati e cresciuti nel nostro movimento.
L’obiettivo è di rimanere tra le prime 11 al mondo. Ma non sarà facile contando
il gap tra i nostri giocatori e quelli stranieri. Molti disputano campionati
internazionali di altissimo livello, mentre noi abbiamo solo tre atleti che
hanno vestito maglie della Serie A (Palazzani) e dell’Eccellenza (Alberghini,
Quaglio). Insisto nel dire che i nostri ragazzi dovrebbero avere maggior
fiducia e più occasioni. E’ importante credere in loro».

In attesa del
debutto di venerdì, alle 20.10, a “Monigo” contro gli All Blacks l’allenatore
annuncia: «Fisicamente stiamo bene: i test effettuati qualche giorno fa, hanno
mostrato i migliori risultati di sempre però poi il rugby si fa in campo, non
in pista. Siamo consci dei nostri limiti e vogliamo fare un rugby pragmatico,
essenziale, non per questo rinunciatario. Il debutto contro i campioni del
mondo? Indubbiamente è uno scontro impari, ma noi daremo il massimo e andremo
in campo con la miglior formazione possibile”. I pronostici: «La nazionale da
battere è sicuramente la Nuova Zelanda. In lizza per la vittoria anche l’ottima
Inghilterra, con Australia, Francia e Sud Africa”.

CALENDARIO – Le
gare si giocheranno al “Battaglini” di Rovigo, al “Monigo” di Treviso, al
“Plebiscito” di Padova. I giorni di gara saranno 10, 14, 18, 22 e 26 giugno.
Prima partita alle 18.10, seconda alle 20.10. Prima giornata. Rovigo:
Australia-Tonga; Francia-Fiji; Padova: Argentina-Galles; Sud Africa-Scozia;
Treviso:Inghilterra -Irlanda; Italia-Nuova Zelanda. Seconda giornata: Rovigo:
Nuova Zelanda-Galles; Italia -Argentina. Padova: Australia-Fiji, Francia-Tonga;
Treviso: Inghilterra-Scozia, Irlanda-Sud Africa. Terza giornata: Rovigo: Fiji-
Tonga, Irlanda -Scozia; Padova: Argentina-Nuova Zelanda, Inghilterra-Sud
Africa; Treviso: Italia-Galles, Australia-Francia. Semifinali: 22 giugno a
Treviso (ore 18 e 20,10). Finale: 26 giugno a Padova (Stadio Plebiscito, ore
19,10).

BIGLIETTI –
Abbonamenti Padova (finale inclusa): vip 80 euro, tribuna 60, ridotto 25;
Rovigo e Treviso: vip 70 euro, Tribuna 50, ridotto 20. Biglietti unici 25 euro
vip, tribuna 15, ridotto 5. Acquisti online o alle ricevitorie Listicket.it o
TicketOne.it.

TV- Rai Sport
trasmetterà in esclusiva 16 incontri, 142 saranno i paesi collegati in tutto il
mondo.

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Francia: trionfa Tolosa. Vicenza in B

Seconda vittoria consecutiva dei Barbarians, i quali dopo
aver sconfitto l’Inghilterra si sono ripetuti sabato al Millennium di Cardiff
battendo il Galles 31-28 (5 mete a 4) nella gara che sanciva il cap numero 100
in maglia gallese di Stephen Jones e il ritorno di Gavin Henson.

Ancora una prova
superlativa di Sergio Parisse, capitano della selezione ad invito, autore di
una meta di forza nel primo tempo e propiziatore della marcatura conclusiva di
Isa Nacewa (doppietta per il giocatore del Leinster) che ha dato il successo,
proprio all’ultimo istante, ai Barbarians. Buona match anche di Leonardo
Ghiraldini, l’altro italiano in campo, entrato a 25’ dalla fine al posto di
Bruno; una prova di solidità del giocatore del Benetton e della Nazionale,
protagonista in tutte le azioni di spessore dell’ultimo quarto di gara.

TOP 14 –
Toulouse si è aggiudicato il titolo francese al termine di una soffertissima
finale vinta contro Montpellier 15-10 (pt 3-7). Per il XV tolosano si tratta
del diciottesimo titolo di Francia. Del sorprendente Montpellier l’unica meta
dell’incontro, segnata dal figiano Nagusa. Per Tolosa tutti punti di piede, 3
piazzati di Skrela (3 su 7 per lui alla fine) e due di Bezy.

UNDER – Finali
(domenica sede da definire): Viadana-Amatori Parama (Under 18),
Rovigo-Capitolina (Under 16)

SERIE C – Vicenza promosso in B, dopo aver
battuto in casa la Bassa Bresciana 14-6. Niente da fare per il Valsugana
sconfitto 35-27 a Parabiago e raggiunto in testa al girone. Passa il Parabiago
per miglior differenza punti (+1).

Ennio Grosso

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MISCHIA APERTA di Antonio LIVIERO

È stato derby vero tra Rovigo e Petrarca. Intenso, ricco di
colpi di scena. Mancava solo la nevicata di giugno d’antica memoria. Era il
1977. Petrarca-Sanson all’ultima giornata: rossoblù avanti di due punti. In
ventimila all’Appiani assistono all’aggancio da parte dei bianconeri. La
settimana dopo si va allo spareggio a Udine. Giordano Campice, dirigente e
figura storica della pallaovale rodigina, azzarda: «Scudetto al Petrarca? È più
facile che nevichi a giugno». Invece viene giù la grandine. Finisce 10-9. Ma
quando il temporale affievolisce la furia, i chicchi sembrano trasformarsi in
fiocchi. E i tifosi del Petrarca invadono allora il campo con le bandiere
gridando: “Nevica!”.

Anche due sabati
fa al “Battaglini” ha rischiato di nevicare. Troppo sicuro di vincere
il Rovigo, feste programmate in anticipo, bandiere esposte prima che il gatto
fosse nel sacco. La pressione di una finale in casa, una nube emotiva enorme
dentro una città piccola, ha bruciato energie nervose e mentali alla squadra di
Roux. E quando il prefetto ha manifestato i timori per l’invasione di campo dei
tifosi rodigini, Pasquale Presutti non si è lasciato sfuggire l’assist: «Non si
preoccupi eccellenza, ci penseremo noi ad evitarle fastidi» ha assicurato
sornione.

Così è stato.
Come nella fiaba di Esopo, l’ha spuntata la tartaruga bianconera. Certo più
lenta della lepre polesana. Meno bella. Ma più solida, saggia, pratica.
Presutti, l’uomo della tradizione, dell’ortodossia petrarchina, del rugby
fondato sulla trilogia classica conquista-difesa-gioco al piede, ha avuto la
meglio sulle ambizioni del suo ex assistente, Polla Roux, sul suo gioco veloce,
moderno e ambizioso. Due idee di rugby che si erano a lungo confrontate alla
Guizza, forse persino scontrate, finché Roux non se ne è tornato a Rovigo.
“No scrum, no win”, dicono gli inglesi. Rovigo ora dovrà tenerne
conto. Ma non sarà facile trovare i piloni esperti e di qualità per
stabilizzare il pacchetto.

Un titolo però
Rovigo l’ha vinto: quello del pubblico. Glielo ha assegnato virtualmente
proprio Presutti andando ad applaudire i tifosi rossoblù a fine partita. Ma
quel titolo Rovigo lo vince quasi ad ogni stagione. Spiace solo che al di là
del derby e della passione, i contenuti tecnici del campionato non siano
all’altezza di quello che Rovigo e Padova meriterebbero. Lo possiamo chiamare
come vogliamo. Persino scudetto. Ma per onestà e rispetto della storia
bisognerebbe allora azzerare l’albo d’oro. Perché i confronti col Rovigo di
Maci e Carwyn James, col Petrarca di Geremia e Munari sono diventati
improponibili. Quelle squadre rappresentavano l’élite del rugby nazionale.
Mentre queste, con il trasloco dei club più forti in Celtic League, ne sono
state messe ai margini. Può essere doloroso ammetterlo. Ma aiuterà a crescere. Parafrasando
Presutti, la finale-derby ci ha fatto vedere cosa potrebbe diventare il rugby
italiano con una decina di piazze come queste. Ma bisogna arginare il calo di
competitività. Far finta di niente, o mentire, a chi giova?

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BENETTON Rompete le righe in Ghirada anche per i Leoni. L’allenatore
riprenderà tra un mese con nuove tecniche.

Smith ci riprova: «sapremo stupire»

Va in Sudafrica. «Ma al ritorno farò qualcosa di suggestivo»

Ennio GROSSO

A Treviso vi rimarrà ancora una settimana, poi venerdì
partirà per il Sudafrica da dove rientrerà agli inizi di luglio per cominciare
la seconda avventura celtica e la quinta stagione sulla panchina biancoverde.

Franco Smith,
Head Coach del Benetton, ha smesso solo da una settimana, dal 6 maggio, giorno
in cui il Benetton ha chiuso la rassegna celtica battendo l’Edinburgh. Per il
resto è stato sempre in campo con i suoi ragazzi per continuare un lavoro
programmato nonostante l’agonismo fosse terminato. «Solitamente la nostra
stagione terminava a fine maggio – dice Smith – pertanto anche quest’anno
abbiamo voluto continuare per alcune settimane, in maniera da chiudere come
nelle precedenti annate».

Cosa ti aspetti dalla prossima stagione?

«Tutti dicono
che sarà una stagione ancor più dura di quella che abbiamo terminato da poco,
ma questo ci dà ancor più stimoli. Spero che tutti abbiano imparato la lezione
in maniera da poter disputare un torneo ancor più di livello. Personalmente
sono fiducioso, la squadra c’è e avrà un anno di esperienza in più».

      Una stagione durante la quale i Nazionali
saranno quasi sempre via.

«Infatti, prima
per il Mondiale e poi per il Sei Nazioni, i Nazionali saranno con il resto
della squadra raramente. Abbiamo calcolato che gli azzurri salteranno almeno 11
partite del Benetton, ma d’altra parte sarà così anche per le nostre avversarie.
Senza contare, poi, che pure la preparazione estiva verrà fatta praticamente
senza mezza squadra».

      L’anno scorso di questi tempi ti auguravi
che il Benetton potesse diventare la sorpresa del torneo. Stavolta cosa ti
auguri?

«Se fossimo ancora
la sorpresa del torneo sarebbe un aspetto altamente positivo. Dobbiamo comunque
essere fiduciosi e non avere fretta. Roma non è stata costruita in due giorni.
Un aspetto sul quale sto puntando è la crescita dei giocatori: nella passata
stagione, con una rosa di 42 atleti, siamo riusciti a valorizzarne almeno
24-25: nella prossima vorrei che questo numero aumentasse, che almeno 30-32
giocatori raggiungessero un buon livello. Se alla fine fosse così sarei
veramente felice».

      Nella passata stagione hai optato per un
lavoro duro dall’inizio, anche con qualche aspetto particolare, come la
biciclettata a Jesolo. Quest’anno?

«Ci siamo
allenati anche dopo la fine della stagione in maniera da poter mantenere un
buon livello fisico. Sotto questo aspetto i ragazzi hanno avuto una buona
crescita, pertanto il 4 luglio, alla ripresa della preparazione, lavoreremo più
sotto l’aspetto tecnico. La biciclettata di Jesolo dell’anno scorso fu una
bella esperienza. Faticosa, ma che servì anche a compattare il gruppo.
Probabilmente quest’anno non la ripeteremo – conclude Smith – ma in mente ho
comunque qualcosa di molto suggestivo».

…………………………………………………..

TREVISO – (e.g.) – Cresce l’attesa per l’inizio del Mondiale
Under 20 che il Veneto e l’Italia ospiteranno per la prima volta.

Venerdì, allo
stadio di Monigo, quindi al Plebiscito di Padova e al Battaglini di Rovigo,
prenderà il via il torneo “Junior World Championship Italy 2011”,
Mondiale che verrà disputato dalle 12 più forti Nazionali ed i migliori atleti
della categoria Under 20.

POULE – Le 12
squadre sono state divise in 3 Poule. L’Italia è stata inserita nella Poule A
con Argentina, Galles e Nuova Zelanda, campione del Mondo in carica. Quindi
nella Poule B Australia, Fiji, Francia, Tonga e nella Poule C Inghilterra,
Irlanda, Scozia, Sudafrica.

A TREVISO –
Saranno 10 le sfide che si disputeranno sul terreno dello stadio di Monigo, ad
iniziare da venerdì 10 giugno, alle 18.10, con Inghilterra-Irlanda e poi alle
20.10 Italia-Nuova Zelanda. Martedì 14 giugno, alle 18.10 Inghilterra-Scozia,
alle 20.10 Irlanda-Sudafrica. Sabato 18 giugno, alle 18.10 Italia-Galles, alle
20.10 Australia-Francia.

Mercoledì 22 giugno
scatterà la fase finale e Monigo ospiterà le semifinali per i primi 4 posti,
alle 18, 2. contro 3., quindi alle 20.10, 1. contro 4.; domenica 26 giugno sul
terreno trevigiano le finali per il 7. posto (alle 12) e per il 5. posto (alle
14.10).

TV – Rai Sport
garantirà la copertura televisiva in diretta di 16 incontri, incluso il match
inaugurale dell’Italia contro la Nuova Zelanda. La rassegna iridata giovanile
verrà trasmessa in Nord America, Europa, Asia, Medio Oriente, raggiungendo
anche l’Africa, il Brasile ed il Giappone.

ALLENAMENTI –
Tre le Nazionali che hanno fissato il quartier generale nel territorio
trevigiano. Ieri sono arrivate la Nuova Zelanda e il Sudafrica: i neozelandesi
si alleneranno a Casale, mentre i sudafricani in Ghirada; oggi, invece, sarà la
volta dell’Argentina che si allenerà a Silea.

………………………………………………….

HEINEKEN: Il Treviso è stato inserito nella 4. fascia

TREVISO – (e.g.) – Domani, nello stadio di Twickenham, sede
della diciassettesima finale in programma il 19 o il 20 maggio 2012, verranno
formate le Poule di qualificazione della prossima edizione della Heineken Cup
che si disputerà tra novembre e gennaio (in primavera la fase finale).

Le 24 squadre
partecipanti sono state divise in 4 fasce di merito secondo il Ranking europeo
per club. Ogni girone sarà composto da una sola squadra di ogni fascia.
Inoltre, in nessun girone potrà esserci più di un club della stessa
federazione, ad eccezione dell’Inghilterra, in quanto ci saranno sette
compagini inglesi coinvolte nel torneo della prossima stagione.

Benetton Treviso
e Aironi Viadana, le 2 franchigie italiane presenti, sono state inserite nella
quarta ed ultima fascia. Queste le fasce di merito.

FASCIA 1:
Leinster, Toulouse, Munster, Cardiff Blues, Biarritz Olympique, Leicester
Tigers.

FASCIA 2: Northampton Saints,
Clermont Auvergne, Ospreys, Bath, Harlequins, London Irish.

FASCIA 3: Ulster, Saracens,
Gloucester, Glasgow Warriors, Scarlets, Edinburgh.

FASCIA 4:
Connacht, Benetton Treviso, Castres, Montpellier, Racing Metro 92 e Aironi
Viadana.

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