Dal Gazzettino del 13 giugno 2011

MISCHIA APERTA di Antonio LIVIERO

Sinergie celtiche e rilancio dei vivai per salvare il
campionato

Riconosciuti i meriti al Petrarca per la finale vinta e al
Rovigo per la stagione dominata, passata la festa scudetto, si può tentare,
senza svilire nessuno, un primo bilancio tecnico del campionato: il primo della
svolta celtica, cioè privo delle sue squadre più forti e dei giocatori
migliori.

Cominciano dalla
difesa, pietra angolare del gioco moderno. Se togliamo la finale, dove le
motivazioni e l’adrenalina hanno sopperito, com’era logico, a molte lacune (ma
non in occasione della meta di Bacchetti) i risultati sono stati spesso
deludenti. Persino nelle semifinali. Rovigo e Petrarca non hanno avuto
avversari difensivamente credibili. Si veda ad esempio la meta di Mahoney a
Parma più da dapolavoro che capolavoro. E non per demeriti dell’eroico
neozelandese, sia chiaro, ma proprio per l’inconsistente opposizione. Idem a
Padova. La travolgente reazione del Petrarca ha infranto argini di carta e la
dice lunga sul reale livello tecnico del Prato, capace tra l’altro di stare ai
vertici della classifica senza un’apertura di ruolo.

Altro indicatore
la mischia. Se è vero che tutte le grandi squadre hanno una grande mischia, e
che senza un pack forte (anche se non necessariamente il migliore) non si vince
una competizione di alto livello, quale può essere il valore di un campionato
dominato da un club (il Rovigo) il cui pacchetto veniva destabilizzato e
stappato a volte in maniera persino imbarazzante? Che gli avversari non siano
stati in grado di approfittare dei limiti macroscopici della mischia rossoblù,
la dice lunga sul valore complessivo del torneo detto di eccellenza. Tanto è
vero che appena una squadra vi è riuscita si è presa il titolo. Del resto, se
la finale del campionato ha messo in campo un solo giocatore di interesse
nazionale (Ravalle) e i nostri migliori club sono stati maltrattati in Europa,
come attendersi esiti diversi?

La strada per
risollevare le sorti del campionato è in parte compromessa e comunque lunga.
Una cosa si può fare a breve: dare il via libera a sinergie con le franchigie
di Celtic League. A progetti di collaborazione tecnica e maturazione dei
giocatori, a movimenti di atleti in entrata dalla Celtic, anche
temporaneamente. Non si vede del resto, a questo punto, quali sarebbero i
preziosi equilibri tecnici a rischio di essere turbati dall’innesto nel
campionato di elementi di caratura superiore provenienti dalla Celtic,
stipendiati dalle franchigie e inseriti nell’organico dei club. Certo sarebbe
poi da questo gruppo che Aironi e Benetton attingerebbero al momento del
bisogno. Ma già adesso possono prelevare dai club. Molto meglio se potranno
farlo all’interno di un programma tecnico coerente, con vantaggi reciproci.

A medio e lungo
termine invece si avverte il bisogno di una iniezione costante di giocatori
giovani, ma non acerbi, tecnicamente completi e di un qualche talento.
Un’operazione possibile solo con un salto di qualità dei settori giovanili, che
non possono essere ridotti alle sole accademie federali. Serve altro. E in
fretta.

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