Mondiali U 20: disfatta italiana

20 mete subite ed una fatta. 150 punti subiti e 16 realizzati. Questo, in sintesi, il resoconto del girone del mondiale U20, dove l’Italia era inserita unitamente a Nuova Zelanda, Galles ed Argentina. Cavinato, il cosiddetto “allenatore” dell’Italia, evidentemente molto più portato alla polemica ed alle trasgressioni grammaticali che alla capacità tecnica di condurre una squadra di rugby, ha sottolineato come i ns. ragazzi non fossero in grado di fare di più, per diversi motivi e che, comunque, è orgoglioso di loro (sic!).
Dice che i ragazzi non sono abituati a giocare un match ogni quattro giorni, che sono fisicamente poco preparati, che non giocano (quasi nessuno) nella serie maggiore e che la preparazione atletica non è delle migliori.
Allora, delle due, una! O si dimette perchè, accusandola, la FIR, in primis, con le Accademie ha fallito (come in tutto il resto) e quindi non può presentargli una rosa all’altezza, oppure si tiene le colpe e si dimette ugualmente. Ma dimettersi, in Italia, nel rugby e altrove, significa perdere la pagnotta, che è anche ben imbottita. Quindi si resta menefreghisticamente al proprio posticino!
Un’analisi del fallimento italiano va individuata, comunque, anche nelle parole di Cavinato, oltre ad altre cause. Vediamo perchè.
Innanzitutto è insopportabile che ragazzotti di nemmeno vent’anni si facciano intimidire e si smarriscano davanti ad altrettanti giovanotti di pari età. Intraprendenza non significa solo “l’avance” che si fa alla ragazza di turno, vuol dire anche tentare, esplorare, andare al di là degli schemi, provocare e trascinare i compagni di squadra con la propria attività esemplare. Questo l’Italia non ce l’ha. E’ come lo studente che, davanti alle difficoltà dello studio, anzichè insistere dov’è carente, chiude il libro dicendo “tanto non ci capisco nulla”.
“I ragazzi non sono abituati a giocare un match ogni quottro giorni”. Ok. Perchè? Gli altri lo fanno, perchè non copiare da loro? I mondiali sono programmati da tempo: non si poteva prevedere un’intensificazione dell’attività? E se i ragazzi non giocano in prima serie (mentre molti delle altre squadre lo fanno), perchè almeno non approfittare di ciò facendoli allenare da squadre al loro livello? E qui, come al solito, le lacune FIR sono piaghe insanabili.
Allenamenti e palestra non sono stati sufficienti a plasmare come si deve il fisico di questi U20, e lo si vede al momento del placcaggio: quando si attacca perchè si sbatte addosso all’avversario e si è spinti indietro e quando si difende perchè, quasi regolarmente, siamo “asfaltati”. Ma soprattutto, sotto la spinta di una mischia possente ma non tecnica, più volte, ad un metro dalla meta, fisicamente non ce l’abbiamo fatta a marcare. Ma le Accademie, portate come fiore all’occhiello della FIR, che ci stanno a fare? Allenano la gente al biliardo anzichè al rugby?
Che poi la preparazione fisica non si sia dimostrata per nulla all’altezza lo si è constatato dal numero inverosimilmente alto degli infortuni: Accademie e FIR, ancora voi! I preparatori sono incapaci? O cos’altro? Di chi è la colpa?
Molte delle 20 mete subite hanno seguito lo stesso copione: apertura veloce al largo, difesa italiana sbilanciata o in ritardo di copertura, superiorità avversaria al largo e meta! Nessuno ha saputo raddrizzare in corsa il difetto. Quindi mancanza di capacità tecniche (head coach) ed anche mancanza di un leader in squadra capace di “leggere” la partita.
Calci di spostamnento assenti. In un rugby dove sai che devi principalmente difenderti, non puoi esimerti dal calciare per allontanare la pressione e risalire il campo. Invece, l’Italia ha preso seriemente in parola la dicitura “calcio di liberazione”: nel senso che, quando qualcuno non sapeva cosa fare, si “liberava” letteralmente del pallone. Ma a caso, senza cognizione e senso della propria posizione e di quella degli avversari.
La troppa gente presente nei raggruppamenti (anche qui, difetto da poter correggere “in corsa”, ma che nessuno ha fatto), ha ingigantito i problemi difensivi al largo, uniti ad un sostegno labile e molto spesso in ritardo.
Altra critica che denota la mancanza di una “mente pensante”: contro il Galles vi era un vento abbastanza forte che spazzava il campo nel senso della lunghezza. Ebbene, nessuno ha pensato che il vento a favore va sfruttato sia per i calci dalla difesa o per lanciare un attacco, sia per approfittare di quando i calci li effettua l’avversario, stando più “alti” essendo agevolati dalla parabola più corta della palla. Invece, alcune volte accadeva che il calciatore avversario quasi riuscisse egli stesso a recuperare il pallone da lui calciato, nel mentre i nostri, posizionati troppo indietro, erano costretti a correre velocemente in avanti per aver la possibilità di contenderlo.
Per non parlare delle altra carenze riferibili alle tecniche di base.
Toppe falle da chiudere, troppi buchi da rattoppare in quella che dovrebbe essere l’ossatura della Nazionale Italiana di rugby del futuro prossimo. Meglio sarebbe ritornare a giocare dove il nostro rango ce lo permette: VI Nazioni “B” sia per la Nazionale maggiore che per l’U20.
Certo, tutte le persone con un po’ di realismo non potevano aspettarsi risultato migliore, ma le aspettative hanno cozzato contro una realtà molto ben diversa: e questo guasta morale e prospettive.
Un plauso allo sponsor: la “Birra Peroni”. Una lattina di birra (peraltro di mediocre qualità) da 33 cl. che al supermercato si acquista per circa 0.65 centesimi di euro era venduta negli stadi a 5,00 (diconsi cinque euro!).  Altrettanti soldi (da 4 a 6 euro, ma non conosco di chi sia la distribuzione) erano chiesti per un panino mollaccione e di scarsa qualità organolettica: un ladrocinio che, però, ha indispettito a tal punto molti spettatori che, dopo aver chiesto il prezzo rifiutavano bevanda e cibarie, nonostante una canicola non indifferente. Chi troppo vuole nulla stringe. E, come al solito, abbiamo fatto la sacrosanta figura meschina con gli ospiti stranieri, allibiti per un simile trattamento. Ma quando mai impareremo? Se avessero venduto a 6 euro birra e panino, avrebbero azzerato le scorte, guadagnandoci ugualmente moltissimo! Invece, di birra e panini ne sono rimasti molti. Ah, dimenticavo: le bottigliette di acqua da mezzo litro le facevano pagare due euro (prezzo al supermercato meno di 20 centesimi di euro la bottiglia). Miserabili, approfittare anche dell’acqua!

Franco Meneghin

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