Dal Gazzettino del 04 luglio 2011

MONDIALE UNDER 20 Bilancio positivo per l’organizzazione ma
negativo per i risultati dell’Italia. L’analisi del tecnico Cavinato

Azzurrini deludenti. Il dito è puntato sull’Accademia

L’ALLENATORE: «C’è una difficoltà di confidenza con l’insegnamento
dei fondamentali»

Ivan MALFATTO

Un grande successo dal punto di vista organizzativo. Un
grande motivo di preoccupazione per la competitività dell’Italia. La Coppa del
Mondo di rugby under 20 organizzata in Veneto è andata in archivio con due
bilanci opposti. Previsti alla vigilia, ma non per questo meno soddisfacenti
(il primo) e deludente (il secondo).

Sul fronte
organizzativo basta un dato. Fornito dal direttore del torneo per la Fir Tullio
Rosolen: «Avevamo messo a bilancio circa 300mila euro di incassi, ne abbiamo
fatti almeno il doppio. All’interno di una spesa complessiva di circa due
milioni di euro mi sembra un buon risultato».

Circa 50mila gli
spettatori dichiarati. Una media di 10mila a giornata nei tre stadi di Rovigo,
Padova e Treviso. Un’ottima affluenza, considerato che a tirare erano solo le
partite dei Baby Blacks e, in parte, dell’Italia. «Puntavamo a fare il pieno in
uno stadio ogni turno, vista la vicinanza delle tre città» dice il direttore
del torneo per l’Irb Philippe Bourdarias. Ci sono riusciti. Nel 2° turno anche
a Rovigo, la piazza più debole per appeal dei match e “rigetto ovale”
dopo la delusione della finale scudetto persa in casa. Va aggiunta la buona
copertura mediatica della Rai (16 partite) finita in 142 Paesi che fa dire a
Bernard Lapasset: «È stato un grande successo. La grande esperienza fatta nella
gestione di eventi internazionali potrà dare nuova spinta allo sviluppo del
gioco in un Paese dall’enorme potenzialità».

Qui vengono le
noti dolenti. Le «grandi potenzialità» riconosciute dal presidente dell’Irb non
si sono purtroppo viste in campo. L’Italia è stata la squadra che ha segnato
meno punti (58) e mete (6) fra le 12 in lizza. La salvezza ottenuta battendo a
fatica Tonga è un palliativo. Il nodo è la carenza di risultati nel lungo
periodo, non nel torneo. In 12 anni e 60 partite del Sei Nazioni gli azzurrini
ne hanno vinte 6-7, rimediando spesso sonore scoppole. Possibile che ciò
continui ad accadere, nonostante i benefici economici portati alla Fir dal
torneo (da 6 anni introiti alla pari) rispetto a federazioni di altri Paesi?
Possibile che l’Italia perda regolarmente da un’Argentina “isolata” e
si giochi l’élite mondiale contro un’isola “sperduta” con 106 under
20 in tutto (un nazionale ogni 4, un record!).

Vuole dire che
quei soldi non sono stati fatti fruttare, che i piani di sviluppo da essi
finanziati non portano risultati. La prima indiziata in ciò è l’Accademia
federale “Ivan Francescato” di Tirrenia, al sesto anno di vita. «Se
dobbiamo spendere 1,5 milioni di euro a stagione per l’Accademia – si
rammaricava un vecchio allenatore di vivai – per ottenere gli stessi risultati
di quanto formavano i ragazzi nei club, quei soldi forse è meglio spenderli
diversamente».

Ancora più
esplicito il ct azzurro (ormai ex) Andrea Cavinato: «Se i nazionali under 20
non sanno calciare come si deve, o se non hanno confidenza con i fondamentali,
non se la devono prendere con me, che li alleno per brevi periodi. Molti di
loro arrivano dall’Accademia di Tirrenia. Dovrebbe essere compito di questa
struttura e dei suoi tecnici fornire una preparazione adeguata a livello
individuale».

L’insegnamento
dei fondamentali, delle abilità di base è la prima grave carenza dell’Italia
under 20. Quindi bisogna chiedersi se gli allenatori preposti a insegnare ai
futuri azzurri a calciare, passare e placcare sono davvero i più competenti per
farlo. Ma prima del problema dei formatori viene quello del reclutamento. La
Fir è orgogliosa dei circa 67mila tesserati raggiunti nel 2011. Quanti di loro,
però, sono giocatori effettivi? Quanti sono solo numeri senza prospettiva di
enti scolastici, squadre di C o altri serbatoi vuoti? Se non c’è la quantita
non ci può essere nemmeno la selezione per la qualità.

Infine la
contingenza. Le attuali annate under 20 (’91-’92) secondo gli addetti ai lavori
sono le più “sfortunate”, povere di talenti. Dal ’93 ci dovrebbe
essere qualcosa di meglio. Anche perchè dovrebbe iniziare a pagare la
formazione fatta nelle Accademie zonali under 17 (Mogliano, Parma, Roma), che
hanno iniziato a lavorare da quell’annata. La prossima stagione ne vedremo già
qualche frutto?

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INTERVISTA L’ex citì della nazionale Bertrand Fourcade

«Italia, ecco cosa
non va»

Antonio LIVIERO

«Capacità fisiche superiori e una tecnica individuale
eccezionale». Così Bertand Fourcade, 68 anni, francese, ex citì della nazionale
italiana e poi direttore tecnico della federazione, analizza i motivi della
superiorità della Nuova Zelanda alla Coppa del Mondo Under 20 appena conclusa
in Veneto. Cioè in casa sua, perchè “Mitou” in Veneto, per la precisione
a Mirano, è impegnato in un progetto tecnico di lunga durata nella formazione
dei giovani e dei tecnici.

Entriamo nei dettagli: dal punto di vista
tecnico che cosa fa eccellere i neozelandesi?

«Prima di tutto
hanno una polivalenza incredibile. Tutti sanno giocare a seconda della
posizione che si trovano ad occupare in quel momento sul campo,
indipendentemente dal numero di maglia».

      E poi?

«I passaggi. E
la qualità dei sostegni: si piazzano in modo da offrire sempre più soluzioni al
portatore della palla. Però anche l’Australia lo fa bene. La Francia un po’
meno».

L’Inghilterra no?

«Gli inglesi
hanno un gioco troppo programmato e monotono. Raramente sorprendono le difese.
Anche se in finale devo ammettere che hanno giocato davvero bene. Ma il loro
gioco va troppo a terra, finendo per rallentare. Gli All Blacks invece
rimangono a lungo in piedi. Visto con l’Italia»?»

      Visto cosa?

«Gli azzurri
consumavano quattro-cinque giocatori nei raggruppamenti, loro uno. Logico che
all’esterno si creassero squilibri importanti».

D’accordo, ma qual è la novità tecnica di
questo mondiale Under 20?

«Oltre
all’aumento della capacità di giocare in piedi, mi ha impressionato la velocità
di uscita della palla dai raggruppamenti. Incredibile».

Ha colpito anche lo sconforto dei gallesi
dopo essere stati strapazzati dalla Nuova Zelanda: in Galles si insegnano le
stesse cose, hanno detto. Allora perche tutta quella differenza?

«La qualità
fisiche individuali hanno scavato il gap tra le squadre di vertice. Gli All
Blacks sono più veloci e potenti di chiunque altro. E vincono tutte le
collisioni individuali».

      Come spiega invece le lacune dell’Italia
nei fondamentali?

«Le carenze sono
prima di tutto a livello di velocità, ritmo e intensità. Forse è anche un
problema di reclutamento. Mi dispiace… Non saprei come fare».

      Proprio lei che ha lavorato a uno dei
pochi piani di sviluppo del rugby italiano? Non ci credo.

«Ha ragione. Ci
siamo fatti un mazzo così, è stato messo tutto su un doppio cd per farlo
circolare in Italia. Ma a parte le accademie, il resto del progetto è rimasto
inspiegabilmente lettera morta. Un peccato».

      Appunto, le accademie.

«Mi hanno
invitato, hanno programmi buoni, lavorano bene. E una strada interessante».

      Però?

«Però qualcosa
non va, questo è evidente. Bisogna vedere. Serve una riflessione. Perchè questi
ragazzi hanno deluso dopo un anno di lavoro insieme e tante risorse investite.
Bisogna cercare di capire. Ma per questo ci sono dei responsabili. Spetta a
loro».

Cosa ne sarà del rugby giovanile italiano?

«Piano piano
arriverà. Brunel ci tiene al lavoro di base, andrà in giro per i club più di
quanto facesse Mallett. Vuole una direzione tecnica comune».

      Si torna alla scuola francese?

«Con l’arrivo di
Brunel di fatto è così. E del resto credo che sia la più adatta agli italiani.
Nonostante la globalizzazione del gioco, qualche affinità tra noi c’è ancora. E
poi i contenuti teorici sono sostanzialmente gli stessi di quelli adottati in
Francia».

Teorici. Ma in pratica?

«C’è un problema
di applicazione dei contenuti. E di sistema».

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PANCHINE AZZURRE

Ballottaggio tra
Brunello e Roselli

(im) Giampiero De
Carlo pressochè certo per gli avanti; ballottaggio fra Fabio Roselli (il
favorito) e Massimo Brunello (l’oustsider) per i trequarti. Da questi tre nomi
dovrebbe uscire la coppia di nuovi tecnici federali a cui sarà affidata la
guida dell’Italia under 20 la prossima stagione al posto di Andrea Cavinato, a
cui era stato comunicato che non sarebbe stato più ct degli azzurrini un mese
prima dell’inizio della Coppa del Mondo. In questi giorni dovrebbe firmare per
il Calvisano, appena tornato in Eccellenza, dove ha già vinto uno scudetto. Fra
i suoi ex ragazzi si parla di interessamenti per Edoardo Ghiraldini (flanker)
da parte di Calvisano, per Tommaso Castello (centro) del Petrarca, per Michele
Visentin (centro-ala) e Jacopo Bocchi (terza centro) del Mogliano, per Guido
Calabrese (utility back) del Rovigo. Augusto Cosulich (estremo) dovrebbe andare
a studiare in Inghilterra e giocare lì. De Carli-Roland De Marigny sarà invece
la coppia di allenatori per la squadra dell’Accademia, che dalla prossima
stagione disputerà il torneo di serie A.

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MISCHIA APERTA di Antonio LIVIERO

Il debito formativo e la necessità di tornare a investire
sulla base

È vero: il rugby è cambiato molto dagli anni Novanta a oggi.
Purtroppo in peggio per l’Italia. La nostra Under 19 ha sconfitto due volte
l’Inghilterra nel ’90 e nel ’91 e ha pareggiato nel ’92. L’anno dopo è arrivata
terza ai mondiali di categoria, e nel ’94 seconda. Nel 2011 siamo costretti a
spareggiare con Tonga per rimanere nella fascia A.

Abbiamo perso
posizioni ma sarebbe semplicistico attribuire ogni responsabilità alle
accademie federali istituite a partire dal 2006 col progetto pilota di
Tirrenia. In fondo tutte le federazioni ne sono provviste. Tuttavia sarebbe
opportuno pensare a un aggiornamento dei contenuti e riconsiderarne modello e
funzioni. L’impressione è che la Fir, concentrando l’attenzione sulle proprie
creature abbia finito per trascurare la base vitale del movimento. E che i
centri di formazione dei club, specie nelle aree più vocate, abbiano finito per
sentirsi nel migliore dei casi umiliati ed emarginati, nel peggiore sollevati
da un pesante impegno, tanto ci pensa l’accademia. E del resto a volte
l’atteggiamento della federazione è sembrato proprio quello del “ghe pensi
mi”.

Una situazione
che non poteva che portare ai problemi attuali. Intanto perchè è venuta meno
una certa spinta nel reclutamento e ciò ha impedito di allargare la base
limitando le probabilità di scoprire talenti naturali. Poi perchè si è prodotto
un pericoloso automatismo tra lo stare in accademia e il giocare in nazionale,
con l’effetto posto-garantito. Terzo, e di conseguenza: tra le cose che
sembrano mancare in Italia a livello giovanile c’è di sicuro la lotta per la
maglia della nazionale, che invece è molto dura e aperta in altri paesi come la
Nuova Zelanda e l’Inghilterra ma anche l’Irlanda e il Galles. Ogni settimana
dovrebbe essere una battaglia, ma non lo è. E senza di ciò è difficile pensare
di alzare intensità e ritmo.

Come rimediare?
Ristrutturando la piramide del movimento. Allargando la base dei praticanti,
rilanciando i centri di formazione dei club di Eccellenza e finanziandoli in
maniera importante, come accade in Francia, sulla base di parametri precisi
(strutture, risultati, qualità della didattica, formazione scolastica).
Collegandoli alle franchigie di Celtic che devono poter contare su proprie
accademie come accade ad esempio a Limerick e Dublino.

Le accademie
federali restano importanti. Ma non bastano e non devono assorbire tutte le
risorse né sovrapporsi alle realtà di punta del movimento giovanile, per non
penalizzarle. La mano pubblica dovrebbe insistere piuttosto dove mancano le
competenze, ma delegare dove ci sono. Il tutto andrebbe tenuto assieme da un
piano di lavoro comune, ispirato a una linea tecnica condivisa. E magari
periodicamente guidato dal miglior know-how oggi disponibile in Europa: non
perchè i nostri tecnici non siano all’altezza, ma perchè l’alto livello è
incompatibile con l’autoreferenzialità e si nutre di confronto continuo.
Utopia?

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SUPER 15

Finale Reds-Crusaders

Queensland Reds e Crusaders si affronteranno il 9 luglio
nella finale del Super 15. I neozelandesi hanno eliminato gli Stormers, unica
squadra sudafricana giunta alle semifinali, sconfiggendoli sul loro terreno per
29-10. Nell’altra semifinale gli australiani guidati dall’apertura Quade
Cooper, in stato di grazia, si sono imposti abbastanza agevolmente sugli
Auckland Blues per 30-13. È la prima volta che i Reds raggiungono la finale.

TEST – Nella
prima giornata della Coppa delle nazioni del Pacifico, Tonga ha battuto le Figi
45-21.

RECORD – La
federazione francese ha annunciato di aver superato per la prima volta i 400
mila tesserati,raggiungendo quota 413.293 con un aumento dell’11,4% rispetto
all’anno precedente.

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Stamane alle otto il Benetton riprende gli allenamenti in
preparazione della nuova stagione di Celtic League

Ripresa senza i nazionali Smith “punta” sulla
difesa

Ennio GROSSO

Un inizio a ranghi ridotti per il Benetton. Alle 8 di questa
mattina, alla ripresa degli allenamenti in vista della seconda stagione in
Celtic League – da quest’anno denominata «RaboDirect Pro12» – i biancoverdi si
ritroveranno senza i Nazionali, un problema, questo, al quale si dovranno
abituare visto che in questa nuova stagione la franchigia veneta dovrà fare a
meno degli azzurri per almeno una dozzina di gare. Oggi, quindi, il primo
giorno di lavoro dopo le sospirate vacanze arrivate al termine di una annata da
applausi e la conquista di 9 successi, due dei quali ottenuti contro Munster e
Leinster, le finaliste della rassegna celtica. «Almeno nella prima settimana –
dice Franco Smith – al mattino cureremo la preparazione fisica e al pomeriggio
andremo in campo lavorando soprattutto sulla difesa. Nella passata stagione
abbiamo subìto parecchie mete e sotto questo aspetto dovremo assolutamente
migliorare.

Sarà comunque
necessario trovare subito un nuovo sistema di lavoro perché molto spesso ci troveremo
a dover lavorare con metà della rosa, con un gruppo ridotto, quindi bisognerà
adeguarsi».

      Nella prima stagione celtica il Benetton
è stato la sorpresa: nella prossima?

«Vorremmo
continuare ad essere una sorpresa, ma sappiamo che non sarà una stagione
facile. Ovviamente le altre squadre ci conoscono di più e tutti si saranno
migliorati, ma dalla nostra potremo avere un anno in più di esperienza che è
cosa non di poca importanza.

Il nostro
principale obiettivo, comunque, sarà quello di essere più concreti, segnare di
più, perché nella passata stagione abbiamo disputato spesso delle gare in
attacco senza tuttavia riuscire ad infierire sulla difesa avversaria. Dovremo
essere più cinici e il nostro livello di gioco dovrà ulteriormente alzarsi. Ma
la cosa che mi preme maggiormente in questo momento, è mettere in condizione di
poter giocare atleti che magari non vanno in campo dallo scorso marzo e che a
settembre, quando inizierà la Celtic League, potrebbero essere fondamentali».

Sarà indubbiamente un anno più difficile.

«Sicuramente,
anche perché ci sono molte aspettative su questa franchigia. I nostri tifosi
vorrebbero vedere ancora la squadra ottenere dei risultati positivi come nella
passata stagione, è una cosa normale, ma sappiamo che non sarà facile, anche
perché dovremo far fronte a molti problemi».

      Primo fra tutti l’impegno in Nazionale di
parecchi giocatori.

«Sì, questo sarà
uno dei tanti problemi: per almeno 11-12 partite dovremo fare a meno di loro,
ma lo sapevamo da tempo e quindi dovremo farci l’abitudine; poi, sarà
necessario adattarsi alle regole federali con gli stranieri. Sarà un anno molto
difficile, comunque la nuova sfida ci stimola e il Benetton dovrà farsi trovare
pronto. Da subito».

…………………………………………………….

NUOVI ARRIVI. Dal Petrarca il pilone Fazzari

IN PARTENZA: Costanzo, Marcato, Vilk e Maddock

(e.g.) Non molti i cambiamenti, almeno finora, nella rosa
del Benetton.

Sul fronte
arrivi si è fatto un gran parlare negli ultimi giorni, ma l’unico vero nuovo
arrivo è quello del pilone del Petrarca Padova, Carlo Fazzari, 21 anni. Sono
stati abbinati alla franchigia veneta tanti giocatori, ma ancora se ne è fatto
nulla. Si è parlato anche di un giocatore australiano, un’apertura giovane ma
talentuosa.

Pertanto al
momento si contano più partenti, visto che hanno lasciato Treviso già 4
giocatori: 2 italiani e altrettanti stranieri. Salvatore Costanzo e Andrea
Marcato non faranno più parte della rosa trevigiana, il primo andrà a
Calvisano, il secondo potrebbe seguirlo, ma potrebbe anche scegliere di tornare
a casa, in quel Petrarca che l’ha cresciuto rugbisticamente, lo ha lanciato e
nello scorso campionato lo ha riabbracciato seppur per poco tempo.

Costanzo negli
ultimi anni ha giocato poco, vittima di tanti infortuni. Nessuna presenza nella
stagione scorsa. Marcato a sua volta si è trovato spesso la porta sbarrata, da
Burton, prima e De Waal, poi, e le sue presenze nella passata stagione sono
state 2 per un totale di 69 minuti giocati.

Per quanto
riguarda gli stranieri lasceranno Andy Vilk e Joe Maddock, entrambi rientrati
in Inghilterra.

NAZIONALE –
Ieri, intanto, è iniziato il raduno di Villabassa (Bolzano) dei 36 azzurri in
vista del Mondiale neozelandese.

Sono 16 i
giocatori del Benetton convocati, l’ultimo in ordine di tempo ad essere stato
chiamato è Kris Burton.

Pilone: Lorenzo
Cittadini; Tallonatore: Leonardo Ghiraldini; Seconde Linee: Valerio Bernabò,
Corniel Van Zyl; Terze Linee: Robert Barbieri, Paul Derbyshire, Manoa Vosawai,
Alessandro Zanni; Mediani di Mischia: Edoardo Gori, Fabio Semenzato; Apertura:
Kris Burton; Centri/Ali/Estremi: Tommaso Benvenuti, Gonzalo Garcia, Luke
McLean, Andrea Pratichetti e Alberto Sgarbi.

……………………………………………………..

Amichevoli: prima
uscita contro gli Aironi

(e.g.) Oggi, dunque, il primo giorno di scuola in casa
Benetton. Tra poco più di un mese, invece, la prima uscita. Venerdì 12 agosto,
infatti, i biancoverdi affronteranno, alle 19.30 a Monigo, l’altra formazione
italiana della RaboDirect Pro12, quella degli Aironi, una sfida che servirà
anche da passerella e per far conoscere ai tifosi i nuovi arrivi. Sabato 27
agosto, la seconda amichevole prima dell’inizio ufficiale della nuova stagione:
nell’ultimo sabato di agosto, infatti, il Benetton affronterà in Inghilterra i
London Wasps.

Infine, sabato 3
settembre, esordio nella RaboDirect Pro12 e nel weekend dal 10 al 13 novembre
debutto in Heineken Cup.

ABBONAMENTI – La
campagna abbonamenti del Benetton inizierà lunedì 18 luglio, giorno in cui si potranno
acquistare le tessere presso gli uffici del club al Centro Sportivo della
Ghirada.

A giorni la
società trevigiana comunicherà anche orari di vendita e prezzi dei tagliandi
che come già l’anno scorso dovrebbero essere accessibili a tutte le tasche.

 

 

 

 

 

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