ED ORA VIA AL MONDIALE DI RUGBY

Domani,
9 settembre 2011, avranno inizio i mondiali di rugby in Nuova Zelanda (RWC),
terra della squadra più conosciuta al mondo: gli All Blacks.

Inizieranno
a giocare proprio i tuttineri, che avranno come avversario Tonga.

Però,
era già qualche settimana che si cominciava a respirare aria di mondiale: da
quando, cioè, gli All Blacks ne hanno sentito l’odore ed hanno finito di giocare
il Tri Nations perdendo quello smalto inattaccabile che fino ad allora avevano
messo in mostra. Sindrome da fallimento, visto che hanno vinto solo il primo
mondiale, giocato ancora a casa loro?

Dopo
aver strapazzato il Sud Africa, in casa, per 40 a 7 nella seconda giornata del
Tri Nations ed aver vinto con l’Australia, sempre in casa, nella giornata
successiva per 30 a 14, qualcosa ha cominciato ad incepparsi in quel meccanismo
di gioco, potenza, rapidità ed intelligenza tattica, che sembrava oliato e perfettamente
funzionante. Ne è stata lampante dimostrazione la successiva partita giocata dalla
squadra neo zelandese a Brisbane, contro l’Australia. Risultato a parte (25 a
20 per i canguri), il primo tempo dovrebbe entrare nella storia del rugby per
quello che gli Australiani hanno fatto vedere sul campo, proprio a spese dei
neo zelandesi, ed essere proiettato per la visione a tutti gli addetti ai
lavori con un po’ d’ambizione, in versione propedeutica. Raramente si è visto
un rugby così intenso, intelligente, razionale, tecnico, e chi più ne ha più ne
metta. Australia che può giovarsi di una mediana stellare, forse la migliore al
mondo al momento, con il n° 9, Genia, imprendibile se gli si lascia un metro di
spazio e rapidissimo nelle giocate e Quade Cooper che ha soffiato il posto
nientemeno che a Giteau (escluso dalla rosa).

Per
la vittoria finale, anche tenendo conto che ancora le squadre non sono al top
della forma, e considerando l’ultimo Tri Nations, vedrei proprio l’Australia,
ma… si gioca in Nuova Zelanda e gli All Blacks faranno di tutto per riprendersi
il titolo che manca loro dal lontano 1987, anche carte false (come nel 1995 in
Sudafrica: tutta da rivedere la semifinale tra gli Sringbocks e la Francia).

Il
Sudafrica ha qualche problema che non lo pone tra le favorite per la vittoria
finale. A parte la vittoria sulla Nuova Zelanda, nell’incontro casalingo dell’ultimo
Tri Nations, la squadra guidata da Peter De Villiers ha mostrato quasi sempre
un gioco senza molte varianti allo scontro frontale, tattica preferita dagli
Springbocks: incornate all’avversario, ripartenze lente dai raggruppamenti e
trequarti non più micidiali come qualche tempo fa (chiedere ad Habana, che
riesce a difendere, ma non segna quasi più).

Non
vedo tra le stelle nemmeno la Francia, balbettante ed ancora alla ricerca di
equilibrio tattico, con quell’estro capace di farla girare a mille, ma che a
volte si trasforma in quella presunzione dalla quale non riesce a liberarsi
(vedi anche l’ultimo VI Nazioni, nella partita contro l’Italia).

La
squadra dell’emisfero nord che potrebbe con più possibilità inserirsi tra le
semi finaliste potrebbe essere l’Inghilterra, poco fantasiosa ma robusta e
concreta.

La
sorpresa? Ancora l’Argentina, anche se non è più la squadra di qualche anno fa.

E
l’Italia? Chi è convinto che possa superare il turno ed accedere ai quarti
sarà, come al solito, clamorosamente smentito: ma la speranza è l’ultima a
morire ed io vorrei tanto sbagliarmi.

La
squadra italiana, prima di tutto, dovrà evitare il knock down contro l’Australia
e quindi affrontare con moltissima concentrazione Russia e USA, che non faranno
certo da sparring partners. Dopodiché l’Irlanda, acciaccata, con molti “vecchietti
terribili” ancora in squadra ed un’esperienza che noi non abbiamo ancora, ci
toglierà il passaporto per i quarti.

Troppo
in smobilitazione la squadra che Nick Mallet ha allestito, sia perché il
sudafricano se ne andrà a fine mondiali, sia perché le alternative in suo
possesso, soprattutto tra i trequarti (mediano di apertura in particolare) non
sono sufficienti ed efficienti. Lasciatosi scappare Gower, che ora gioca con la
Nazionale Italiana del rugby a 13 e che io non ritenevo, comunque, un buon
giocatore, ore tutti piangono dimenticando che su quel giocatore la FIR ci
aveva investito per tre anni, ma poi l’offerta di 150.000,00 euro non è stata
sufficiente a trattenerlo. Bell’esempio di gestione da una Federazione che sta
facendo scoppiare il rugby italiano, lo sta distruggendo a poco a poco. Un
pachiderma immobile, affamato e rabbioso, che vuole distruggere scientemente la
“sua” creatura.

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