Dal Gazzettino del 12 settembre 2011

Ivan MALFATTO

L’Italia vista nel primo tempo contro l’Australia può
battere l’Irlanda non trascendentale vittoriosa senza bonus (22-10) con gli
Stati Uniti. L’Italia vista nella ripresa può gettare per l’ennesima volta al
vento una qualificazione ai quarti di finale a portata di mano.

L’alba della
Coppa del Mondo azzurra ha detto questo ieri alle 5,30 nell’esordio a North
Harbour. La sconfitta 32-6 con l’Australia è figlia di una prestazione dai due
volti. Da leggere non per quanto dice in sè. La trentina di punti subiti è una
costante dell’era Mallett nelle cinque sfide ai Wallabies, i sei fatti sono il
numero più basso. Va letta in prospettiva dell’unico match importante, decisivo
ed equilibrato del Mondiale “tutto in un giorno” a cui è condannata
l’Italia. Lo spareggio del girone C il 2 ottobre a Dunedin contro gli
irlandesi.

Il parziale di
6-6 con il quale si è chiuso il primo tempo è stato esaltante per le capacità
di tenuta dell’Italia. Agevolati dalla pioggia iniziale, gli azzurri non hanno
mai permesso alla cavalleria dei Canguri di prendere il sopravvento. Gioco
vicino al pack, ritmo non vertiginoso, difesa serrata, guerra sui punti
d’incontro sono stati la trama per 40’. Col punteggio mosso solo
dall’indisciplina. Un inutile fallo senza palla di Ghiraldini (3-0), uno a
terra nei 22 della difesa italiana sollecitata (6-0), un maul fatto crollare
(6-3), un tenuto di Cooper dopo palla rubata e pressione azzurra (6-6).

L’Australia ha
dominato il territorio, vinto nel possesso, controllato l’inerzia, ma non ha
saputo concretizzare. È stata brava ad annullare il vantaggio italiano in
mischia chiusa (solo nove in tutto, sostanzialmente equilibrate). Ma non è
riuscita a superare l’argine difensivo azzurro (il triplo di placcaggi). Anzi
ha rischiato di subire meta al 6’ su calcetto rasoterra di Orquera (luci e
ombre nel gioco al piede, meglio quello di Semenzato), sul quale Masi è
arrivato a schiacciare un attimo dopo Cooper. O il terzo piazzato al 16’, dopo
contro-ruck e 10 metri di penalità per protesta, sbagliato da Bergamasco da 40
metri.
Nell’indisciplina australiana (15 calci contro) si è inserita un’Italia
tatticamente perfetta per 40’. Ma incapace di replicare la prestazione negli
altri 40’. La svolta è avvenuta in coincidenza dell’ingresso di “bad boy
faccia d’angelo” James O’Connor, in panchina per punizione causa vicende
di sbornie e litigi. L’Australia ha alzato il ritmo. La palla ha viaggiato più
su linee esterne. La difesa azzurra ha cominciato a far acqua. Il caposaldo
ritrovato della touche ha subito un’incrinatura. E sono piovute le quattro mete
in 17’ decisive per l’esito finale.

La prima da
touche rubata lanciata su capitan Parisse (80° cap per lui). Buco di Ioane su
Orquera-Castrogiovanni, 60 metri di corsa, pick and go ripetuto e meta del
pilone Alexander. La seconda di Ashley-Cooper con apertura veloce in seconda
fase da touche. La terza di O’Connor su multifase dopo errore su up and under
di Masi. La quarta con partenza da mischia propiziata da avanti di Bergamasco
in un contrattacco dai 22. L’Italia avrebbe potuto trovare la sua di meta allo
scadere. Quando il pacchetto in avanzamento si è fatto soffiare palla sulla
linea, con Gori spettatore. Sarebbe stato un bel premio, ma avrebbe cambiato
poco. Sarà più importante ritrovare l’imperforabile squadra del primo tempo il
2 ottobre con l’Irlanda.

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PRO 12 A Cardiff Il piede di Burton tiene in partita i Leoni

Treviso limita i danni (33-18)

Ennio GROSSO

Un Benetton giovane, ma per nulla intimorito, ha tenuto
testa per 78’ ad un lanciatissimo Cardiff che è tornato al comando della
graduatoria del RaboDirect Pro12. Solo a 2’ dalla fine il XV gallese ha avuto
la certezza di poter vincere e conquistare il punto supplementare grazie alla
quarta meta. Fino a quel momento il risultato (26-18) lasciava spazio a più
possibilità.

Ancora una
partita senza mete per i biancoverdi, ma una condotta di gara eccellente e una
tenuta che ha fatto sperare fino alla fine nel colpaccio esterno.

Un Benetton che
ha dovuto fare a meno di due stranieri, oltre all’infortunato Botes, anche De
Waal non è stato impiegato per le note regole federali sull’utilizzo dei
giocatori non di formazione italiana. La franchigia veneta, tuttavia, ha avuto
nella precisione di Kris Burton la certezza di poter recitare un ruolo
importante; il regista biancoverde, infatti, non ha sbagliato un colpo
trasformando in punti preziosi le azioni offensive della squadra trevigiana e
rispondendo in tal modo ad ogni allungo dei gallesi.

Il ritmo
tambureggiante dei Blues ad inizio partita non sembrava poter dare molte
possibilità al Benetton. Gareth Davies sbagliava subito un piazzato non
impossibile ma al 6’ i gallesi andavano in meta e conquistavano il primo
vantaggio della giornata. Il Benetton però non si scoraggiava, portava
pressione col pack alla formazione di casa e con Burton metteva punti preziosi
in carniere rispondendo bene ai Blues: 11-9 al 18’. I gallesi però sapevano di non
poter perdere l’occasione e prima che cominciasse a piovere trovavano la
seconda meta: 18-9.

L’incontro si
faceva spettacolare e ogni volta che le due compagini passano la metà campo
avversaria volevano tornare con punti. La pioggia dava una mano al Benetton che
in breve tempo si portava sul -3 con altri 2 piazzati di Burton (18-15). Prima
della chiusura del parziale altra botta e risposta tra Gareth Davies e Burton
per il 21-18 con il quale si chiudeva il tempo.

La ripresa si
apriva però nel peggiore dei modi per Treviso. Tom James faceva il break e
trovava all’interno Martyn Williams che volava fino alla linea di meta per il
26-18. Nel finale di gara, dopo poche emozioni nel corso della ripresa, Hewitt
realizzava la quarta marcatura gallese per il definitivo 33-18.

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Mallett: «Una prova che ci ridà fiducia»

AUCKLAND – Nick Mallett è soddisfatto, nonostante la
sconfitta: «Abbiamo messo gli australiani sotto pressione, difeso bene attorno
alle ruck ed efficacemente al largo. A metà gara in spogliatoio eravamo molto
soddisfatti, nel secondo tempo abbiamo commesso qualche errore ma credo sia
anche giusto dare merito ai nostri avversari: difendere contro di loro è sempre
molto difficile, quando prendono il vantaggio in attacco fermarli è veramente molto
complicato».

Mallett guarda
con fiducia ai prossimi incontri. «Credo che oggi la squadra abbia preso
fiducia – prosegue il citì – sfidavamo un avversario che ha vinto il
Tri-Nations, messo a segno 25 punti contro la difesa degli All Blacks, 39 contro
quella del Sudafrica campione del mondo. Sono orgoglioso della squadra, ho
detto ai ragazzi di guardare avanti perché questa sconfitta non è disastrosa».

Ripartire dalle
cose positive viste contro l’Australia: è il pensiero di capitan Parisse. «Nel
primo tempo abbiamo rispettato al 100% il piano di gioco – dice l’azzurro – nel
secondo abbiamo fatto qualche errore in più. A fine partita avremmo meritato di
segnare con gli avanti abbiamo fatto un grande lavoro là davanti».

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MISCHIA APERTA di Antonio LIVIERO

Ci sono voluti quattro anni. Finalmente l’Italia ha giocato
40 minuti lucidi, tatticamente coerenti, efficaci. Umile e solidale. Sveglia di
testa. Certo non perfetta. Ma almeno non ha fatto la sciocchezza di andare a
sfidare gli australiani sul piano della velocità e degli impatti individuali.

Quella del primo
tempo è stata un’Italia che ci credeva non solo col cuore, ma con la ragione.
Si è ancorata ai fondamentali: il combattimento collettivo e l’avanzamento. E
ha alternato le forme di gioco che le sono più congeniali: la mischia, sia
ordinata che (eureka!) dinamica. Inoltre ha saputo giocare dignitosamente al
piede con i mediani, specie Semenzato, che è sembrato cresciuto, più sicuro di
un tempo. E così ha risalito il campo con i propri limitati ma efficaci mezzi: piede,
pressione, mischia, calci di punizione, touche, maul penetranti. Zero passaggi
in molte sequenze e pazienza per l’estetica. Se però avesse giocato così con
l’Irlanda o a Edimburgo, chissà.

Gli errori ci
sono stati. Orquera ha ciabattato un pallone direttamente in touche da
metacampo, il maul andava troppo svelto finendo per perdere gli appoggi e
aiutando gli avversari a farlo crollare. Mentre dovrebbe procedere lento e
inesorabile.

Però la difesa
placcava a due (alla faccia dei luoghi comuni sull’uno contro uno) inibendo gli
offloads australiani, giustamente temuti. E mettendosi così nella condizione di
recuperare palla. Lucianino Orquera ha cercato la meta in angolo con un maligno
assist di piede, anzichè col passaggio alla mano e solo per un’unghia
Trematerra Masi non ci è arrivato. L’Italia ha mostrato come gli altri possono
battere i Canguri. Per gli azzurri era onestamente impossibile: troppo corta la
loro coperta in altri settori di gioco. Specie nella conservazione e
difensivamente a livello della mediana. E poi sarebbe servito un
rincoglionimento precoce dell’Australia.

Nel primo tempo
Deans ha cercato di sviluppare il gioco stringendo il raggio d’azione e la
difesa, con un movimento interno-esterno, per allargare poi in seconda battuta.
Ma non ha funzionato. Si è impantanato in una difesa densa e aggressiva, che ha
rallentato i palloni a terra, impedendo agli australiani di dare ritmo alla
manovra. E inducendoli spesso al fallo. Nella ripresa i Canguri hanno cambiato
registro allargando la zona d’attacco tra la cerniera e i centri. Ed evitando
le fasi a terra. Cooper è stato l’artefice della svolta. Non ha segnato. Però
le sue finte e i suoi passaggi prima del contatto hanno messo i levrieri negli
spazi, davanti a una barriera azzurra apparsa improvvisamente lenta, sconnessa,
impacciata. Ioane, Ashley-Cooper, O’Connor hanno preso il volo tra Semenzato,
Orquera, Canale, Ghiraldini.

Sarebbe stato
necessario un rinforzo più puntuale delle zona dei mediani. Per blindarla. Un
flanker alla Mauro Bergamasco da quelle parti si sarebbe fatto sentire. Più che
in tribuna. Del resto se si vuole giocare con il peso leggero Orquera
all’apertura l’uno contro uno difensivo non può essere un dogma.

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PRO12 L’allenatore Franco Smith analizza a caldo la
sconfitta di Cardiff:

«Certe disattenzioni in difesa a questi livelli si pagano a
caro prezzo»

«Non delusione soltanto rabbia»

Ennio GROSSO

Il Benetton ha fatto tremare un solido e caparbio Cardiff
nel secondo turno del RaboDirect Pro12. Solo negli ultimi 2’ di gioco il XV
gallese ha avuto la certezza di aver vinto la gara, ma fino a quel momento il
risultato (26-18) lasciava intatte possibilità anche alla franchigia veneta di
poter conquistare qualcosa di importante.

Un 33-18 finale
che non rispecchia assolutamente quanto si è visto nel rettangolo di gioco
gallese, con un Benetton che ha risposto puntualmente ad ogni allungo gallese
grazie soprattutto ad un Kris Burton che non ha sbagliato nulla. “Se avessimo
giocato nella stessa maniera anche contro il Connacht – ammette Franco Smith a
fine incontro – non avremmo certamente perso. In noi non c’è delusione, ma
solamente tanta rabbia. Il risultato finale non è giusto e con maggiore
accortezza potevamo anche far nostro l’incontro”.

Cosa è mancato per portare a casa un
risultato importante?

“Purtroppo
abbiamo commesso alcuni errori che ci sono costati cari. Siamo stati bravi poi
a recuperare sempre, ma gli sbagli a questi livelli si pagano. In difesa
dovevamo fare qualcosa di più, evitare certe situazioni. Cardiff, dal suo
canto, è stato bravo a sfruttare ogni nostra indecisione. Poi non dobbiamo
dimenticare certe decisioni arbitrali. Solitamente io non voglio parlare del
direttore di gara, ma in questa partita ci sono state situazioni incredibili e
per noi molto penalizzanti, soprattutto nei punti d’incontro”.

      In campo avevate una squadra giovane,
quindi mancanza anche di esperienza?

“Può essere
anche se bisogna riconoscere che il nostro gruppo ora è fatto di giocatori
importanti e quando torneranno i Nazionali potremo dire di avere una rosa molto
più competitiva della passata stagione”.

      La cosa che ti è piaciuta di più della
tua squadra?

«Sicuramente
l’attitudine che hanno dimostrato i ragazzi. In campo ho visto la squadra che
piace a me, un gruppo di veri uomini che si è battuto su ogni pallone. Abbiamo
perso, è vero, ma con questi presupposti possiamo essere fiduciosi per il
prosieguo della stagione. Alla fine i ragazzi non erano assolutamente delusi,
avevano tanta rabbia in corpo perché hanno capito che il loro atteggiamento è
stato positivo – conclude Franco Smith – ma hanno perso un’occasione per portare
a casa un grandissimo risultato».

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Picone: «Ma hanno tremato a lungo»

TREVISO – (e.g.) “E’ stata dura ma abbiamo tenuto in scacco
il Cardiff fino alla fine. Peccato per certi nostri errori che poi hanno
influito sul risultato”.

Simon Picone ha
molto da recriminare a fine gara, è consapevole che il Benetton ha disputato
una partita esemplare pur avendo in campo tanti giovani e sarebbe bastata
qualche disattenzione in meno per portare a casa un risultato importante.

“Cardiff è stato
bravo ad approfittare di alcune nostre incertezze – continua il mediano
biancoverde – perché almeno un paio di mete segnate dai gallesi sono venute da
nostri sbagli. Abbiamo una squadra giovane, è vero, ma ormai all’estero non
andiamo più per fare solo presenza. Ora abbiamo la possibilità per dire la
nostra ma dovremo essere più accorti”.

      Un’occasione persa, quindi?

“Per certi
aspetti sì. Abbiamo tenuto per quasi tutta la durata della contesa, l’ultima
meta ovviamente ci ha tagliato le gambe anche perché il tempo era ormai agli
sgoccioli. Una partita che sarà utile per il futuro e che ha dimostrato anche
un atteggiamento sicuramente importante. Con questa attitudine nelle prossime
gare potremo veramente ottenere buoni risultati”.

 

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