RWC – PRIMO APPROCCIO

Più sorprese che conferme in quest’inizio di mondiale, con le squadre di più alto livello evidentemente ancora in rodaggio. Se così non fosse, prepariamoci ad un mondiale meno scontato. Solo l’Australia con l’Italia, nel secondo tempo, ha dato qualche segnale di cosa è capace di fare. Proprio partendo dall’analisi di questa partita, si può dire che quando l’Italia ha finito la benzina, l’Australia con motore più potente e serbatoio più capiente ci ha piantato in asso ed è scappata. Salvo poi rendersi conto che Gori (e anche Semenzato, credo: ci sarebbe voluto Troncon) non ha ancora l’esperienza necessaria a farlo stare incollato all’ultimo piede del raggruppamento che avrebbe potuto darci la meta, dando più spessore alla nostra partita. Mallet ha lasciato a casa Burton, ed ha fatto male. Orquera attacca poco e difende meno, preferendo starsene dietro la difesa, non è un calciatore (calcia Mirko) ed ha una modesta visione di gioco. Bocchino è una seconda scelta degli Aironi… Burton ha segnato tutti i punti della Benetton contro il Cardiff Blues (tre drop e tre calci) risultando uno dei migliori in campo. L’Italia si aggrappa alla solita mischia e ad un’ordinata difesa per arginare gli assalti australiani, e nel primo tempo ci riesce egregiamente. Poi, come detto sopra, la benzina finisce… Buona la prova di Semenzato, di tutta la mischia (Van Zyl giganteggia in touche), mentre l’impaccio e la scarsa fisicità delle linee arretrate, legati anche alla poca verve di Orquera, ci impediscono di arrivare ad obiettivi diversi da quello di battere la Scozia, ogni tanto. Bisognerà che tecnici e giocatori riflettano sul perchè si siano prese quattro mete in fotocopia senza correre ai ripari, e spiegare perchè Semenzato doveva tentare anche di chiudere il buco lasciato da Orquera.
Buon primo tempo della Nuova Zelanda contro Tonga (41-10); nel secondo gli A.B. tirano i remi in barca e vivono di rendita. Partita con fenomeni di handling rilevanti. Imbarazzante, verso la fine del match, la mischia retrocedente degli A.B. con l’arbitro che, come con l’Italia due anni fa a Milano, non concede ai tongani una sacrosanta meta tecnica.
La Scozia soffre con una Romania fisica e determinata. Il risultato finale (34-24) è specchio dell’incertezza della partita, che a 6 minuti dalla fine era in parità (24-24). Mete di mischia per la Romania.
Nessun problema per le Fiji, che superano abbastanza agevolmente la Namibia (49-25). Anche in questa partita parecchi errori di handling e un’attitudine difensiva un po’ “naif”.
Nonostante il risultato eloquente (47-21), per la Francia non è stato affatto facile piegare il Giappone di J. Kirwan, squadra votata al combattimento e mai doma. Francia abbastanza pasticciona, confusionaria, disordinata e, come al solito presuntuosa; se non porrà qualche rimedio all’anarchia tecnico-tattica, con le più forti saranno dolori.
Un Sudafrica monotono e prevedibile, quasi privo di fantasia, ha avuto la meglio, per un solo punto, (17-16) sul Galles, anche grazie ad un calcio di Hook che solo arbitro e giudici di linea hanni visto fuori. Anche la fisicità, caratteristica che ha sempre contraddistinto gli Springbocks, sembra scemata. Si può solo pensare che non siano ancora al massimo, diversamente sarà tutta una strada in salita.
Argentina tosta, che però soccombe all’Inghilterra (9-13), anche grazie all’arbitraggio che non vede due vere e proprie “aggressioni” di Lawes, da squalifica, ed un placcaggio senza palla su un argentino.
Irlanda brutta, con solo qualche timido lampetto di genio del suo “vecchietto” O’Driscoll e del solito Tommy Bowe che riesce a guizzare oltre la linea. Stati Uniti organizzati in difesa, ma deboli in mischia chiusa. Irlanda, a questi livelli, abbordabile persino dall’Italia. Ma la squadra “green” crescerà, mentre noi, credo, siamo già al massimo.

Franco

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