Dal Gazzettino del 19 settembre 2011

PRO12 & NAZIONALE: Il tecnico Franco Smith spiega perchè
le sue scelte non vanno contro l’interesse degli azzurri.

Treviso si difende «Anche l’Italia usa il doppio estremo».

Ivan MALFATTO

«Gli All Blacks con Muliaina e Guilford (o altri) giocano
con due estremi. L’Australia lo fa con Ashley-Cooper e Beale. Anche Nick
Mallett lo ha capito e contro la Russia domani schiererà Masi e McLean. L’ala
non esiste più. Non esistono più i ruoli, solo i numeri. Per questo a Treviso
alterno Nitoglia e Williams ala-estremo. Non per fare qualcosa contro le norme
della federazione, con la quale non voglio assolutamente scontrarmi, ma perchè
lo impone l’evoluzione del gioco».

Uno Smith
accorato e Franco, come il suo nome, commenta così la sconfitta del Benetton
con gli Ospreys (32-27) nel terzo turno di Rabodirect Pro12. Accanto alla
delusione «per il risultato, ma non per il gioco, perchè è stata una delle
migliori partite nei miei cinque anni a Treviso», mostra lo sconcerto e
l’impotenza per l’avversario in più contro il quale la sua squadra deve
combattere. Le norme Fir sull’uso degli stranieri. Non bastassero già la forza
dei rivali (scozzesi e Dragons hanno vinto, le uniche a secco sono rimaste le italiane);
i disegni del fato (il rimbalzo beffardo su Nitoglia nella meta di Isaacs ha
tenuto a galla gli Ospreys nel momento peggiore); gli arbitraggi discutibili
(il gallese Hennessy ha lasciato perplessi pure i colleghi italiani); i limiti
di squadra con 12 atleti al Mondiale, inevitabili ma ben accetti (Smith: «È il
nostro compito, siamo orgogliosi di dare più atleti possibili alla Nazionale»).
Oltre a tutto ciò c’è la restrizione sugli stranieri.

Nei trequarti
Aironi e Benetton possono usarne solo uno sull’asse verticale (mediani-estremo)
e uno su quello orizzontale (ali-centri). Così dopo il richiamo ricevuto dalla
Fir per l’uso contemporaneo di Williams (estremo) e De Waal (apertura) nel 1°
turno con il Connacht, sabato si è assistito a un teatrino. De Waal in panchina
e Burton apertura per consentire a Williams di alternarsi con Nitoglia. Uscito
per infortunio Sepe al 56’ è entrato De Waal e ha giocato ala fino al 72’,
quanto si è fatto male Burton ed è passato apertura. Dopo 56’ fuori squadra e
16’ fuori ruolo (come sarebbe finita con i suoi calci e la sua regia da
subito?), 8’ da fuorilegge per il numero 10 sudafricano. Porteranno a un altro
richiamo della Fir alla franchigia veneta?

In linea teorica
sì. La trasgressione alla norma c’è stata. Treviso avrebbe dovuto mettere
apertura Picone o un altro italiano. In linea pratica forse no. L’infortunio
potrebbe essere considerato causa di forza maggiore. In fondo l’Italia è il
Paese delle deroghe alle leggi. Gli Aironi sabato hanno usato legittimamente
due terze linee straniere (Williams e Sinoti, ne è consentita una sola) perchè
nel ruolo la Fir ritiene ci siano abbastanza italiani.

Comunque vada a
finire, resta il dubbio. È davvero così che si fanno crescere la Nazionale e il
rugby italiano? Il povero Smith a supporto della teoria del doppio estremo
espone un dato: «Nitoglia e Williams hanno fatto cinque prese al volo e due
contrattacchi a testa». Azioni tipiche da numero 15. Dove sta la furbata per
eludere le norme? L’alternanza ala-estremo c’è stata davvero. «Un’ala che non
ha mai giocato estremo fa fatica a prendere i calci – conclude il tecnico
sudafricano – Preferisco avere due estremi, fin da quando allenavo i Cheethas.
La prima giornata il Connatch a un certo punto ha iniziato a calciare su Sepe
(ala pura, ndr) e l’ho invertito». La poliedricità dei ruoli, purtroppo per
lui, non è però contemplata nelle norme federali.

…………………………………………….

COPPA DEL MONDO Castrogiovanni: «Attenti alla Russia»

«Spetta a noi fare la
partita»

NELSON – Castrogiovanni parte dalla panchina contro la
Russia. Ma spinge anche da fuori. Prima di tutto contro il fantasma
dell’Irlanda, che prende corpo dopo l’impresa dei verdi sull’Australia. «La
vittoria dell’Irlanda sull’Australia non ha cambiato i nostri piani» assicura
Castro. «Gli irlandesi hanno fatto una grande gara, mettendo i Wallabies in
grande difficoltà con la mischia – ammette -. I miei complimenti. Ma noi
continuiamo il nostro mondiale, e proseguiamo sulla nostra strada».

Però qualcosa è
cambiato per gli azzurri. Domani a Nelson (ore 9,30) dovranno andare a caccia
del bonus offensivo contro la Russia, perchè potrebbe non essere sufficiente
battere gli irlandesi il 2 ottobre per guadagnare un posto nei quarti di
finale. A determinare la classifica potrebbero essere proprio i bonus.

«Con la Russia
non sarà facile – dice ancora Castrogiovanni invitando a non sottovalutare gli
“Orsi” -. Dovremo impostare la partita e non solo contenere, e tante
volte ci siamo complicati la vita in questo genere di situazioni: stavolta non
dovrà accadere e, anche se i nostri avversari non sono forti come l’Australia,
verranno qui a Nelson per lottare. I russi sono giocatori orgogliosi, non si
tireranno indietro e noi dobbiamo essere pronti a questo».

Molto passerà
dalle scelte della giovanissima coppia mediana Gori-Bocchino, dalla pressione
che avranno addosso. Le loro caratteristiche portano a pensare a un gioco di
passaggi e di conservazione. Me se i russi, con la loro determinazione e
fisicità, dovessero riuscire a rallentare le fasi a terra, la manovra potrebbe
incepparsi. Anche per questa evenienza Mallett schiera nel triangolo esterno
due estremi, un po’ come succede a Treviso: Masi e McLean. Oltre a garantire
copertura profonda sul gioco al piede potrebbero essere fonte di rilanci di gioco,
un’alternativa cioè all’impostazione dei mediani. Molto attesa la prova del
trevigiano Benvenuti al centro, nel suo ruolo preferito, in coppia con
Pratichetti: potrebbe sfruttare la sua velocità per rompere la linea di difesa.
Inoltre ci sarà sempre l’esperienza di Parisse, di Bortolami e soprattutto di
Mauro Bergamasco, determinato a riprendersi la maglia di flanker con una prova
super.

«Dobbiamo
procedere con una partita alla volta senza pensare alla partita contro gli
irlandesi- ammonisce ancora Castro – Se perdiamo contro Russia o Usa siamo già
fuori, quindi i miracoli vanno aiutati con tanto lavoro e spirito di squadra».
(r.sp.)

…………………………………………….

MISCHIA APERTA di Antonio LIVIERO

La rivoluzione tattica della polivalenza: gap tra noi e le
grandi

C’era un tempo in cui i giocatori li riconoscevi dalla
posizione in campo, dalla morfologia e persino dal carattere. «Otto forti, due
leggeri e scaltri, quattro grandi e veloci, uno flemmatico e col sangue freddo»
secondo la famosa definizione dello scrittore francese Jean Giraudoux. Era il
rugby “democratico”, aperto a tutte le taglie. Ma da 15 anni è
cambiato tutto. Il professionismo, una preparazione senza precedenti, la
necessità dello spettacolo e nuove regole hanno prodotto una crescente
omologazione fisica e una rivoluzione tattica.

Il mondiale
neozelandese sta certificando questa trasformazione epocale, che gli
specialisti chiamano polivalenza. La distinzione tra avanti e trequarti
sopravvive ormai solo nelle fasi statiche. In quelle dinamiche sono mischiati
tra loro. Si vedono avanti difendere in linea, seconde linee calciare in
touche, piloni sprintare all’ala, trequarti entrare nelle ruck con compiti di
“pulizia”. Poi ci sono aperture e primi centri che si scambiano la
posizione, aperture che vanno a fare i mediani di mischia o gli estremi. Ed
estremi che passano all’apertura. Soluzione quest’ultima adottata anche da
Kirwan con l’Italia, quando in difesa arretrava Wakarua, dal piede possente ma
dal placcaggio incerto. E cosa altro fa Deans con Quade Cooper, genio offensivo
dalla difesa non propriamente ermetica? Lo dirotta in copertura profonda per
raccogliere i calci lunghi e contrattaccare. Il ruolo di ala è quello che si è
evoluto di più: da posto in cui si prendeva freddo a elettrone libero simbolo
di intelligenza tattica. Non solo si muove in perfetta simbiosi nel triangolo
esterno formato con l’altra ala e l’estremo, scambiandosi le posizioni, ma
interviene su tutta la linea alla Joe Roff. Determinando suprannumeri o facendo
semplicemente da esca, coprendo in profondità e contrattaccando. Ha ragione
Franco Smith: l’ala classica non esiste più.

Come detto,
resistono alla febbre della polivalenza le fasi statiche, ma non completamente:
una volta in touche saltavano solo i lunghi ora si è visto persino Mauro
Bergamasco tirare giù palloni. Tallonatori si invertono con i piloni (Smit nel
Sudafrica).

Certo il
giocatore polivalente, che gioca bene in più ruoli, è sempre esistito. Gli
anziani ricorderanno Danie Craven che con gli Springboks fu mediano di mischia,
apertura, centro e numero otto. La novità sta piuttosto nella portata e nella
sistematicità dell’applicazione del principio, spinta fino all’adattamento
permanente alla situazione di gioco nel corso della partita e alla capacità di
rispondere a differenti opzioni strategiche.

Pierre
Villepreux, già quando allenava l’Italia usava il termine francese
“suppleance” per indicare la capacità di un giocatore di rimpiazzarne
un altro nelle sue funzioni durante lo sviluppo dell’azione. Una universalità
tecnica e tattica diventata dogma ma che si può apprendere solo negli anni
della formazione, nei centri dei club e nelle accademie federali. Dopo è tardi
per colmare le lacune. Ed è purtroppo così che si spiega, anche, il gap tra
l’Italia e le grandi.

………………………………………..

PRO 12 Grazie al secondo punticino di bonus il Benetton è
ora penultimo ma venerdì a Glasgow contro i Warriors affronterà un match alla
portata

Ultimo posto lasciato agli Aironi

Ennio GROSSO

Una sfida che alla vigilia aveva tutta l’aria di essere
impossibile per il Benetton, invece gli Ospreys visti sabato sono parsi
battibili. Per un tempo abbondante la franchigia veneta è riuscita nel suo
intento, ha segnato due belle mete, ha tenuto lontano dalla propria area il XV
gallese, poi, anche a causa di una distrazione che è costata la prima meta, la
partita ha preso un’altra dimensione. A quel punto la strada è sembrata
segnata, anche perché una volta di più una squadra italiana ha pagato a caro
prezzo la mancanza di rispetto di un arbitraggio che ha fatto poco per
dimostrare la sua neutralità. Se fino a sabato il popolo del rugby ha sempre
accettato qualsiasi decisione e, soprattutto, qualsiasi designazione arbitrale
(l’irlandese Phillips contro il Connacht, il gallese Hennessy contro gli
Ospreys), da sabato probabilmente qualche dubbio è rimasto.

Treviso ci ha
messo del suo, indubbiamente, ma le decisioni imbarazzanti di Hennessy hanno
avuto parte determinante nell’andamento del match. Adesso è bene che questa
storia finisca: due sfide interne e due arbitri della stessa nazionalità degli
avversari. Se l’irlandese Phillips nella gara d’esordio contro il Connacht
tutto sommato aveva avuto colpe relative, sabato il gallese Hennessy ci ha messo
molto del suo, arbitrando con due metri di valutazione ben distinti, tant’è che
lo stesso Jonathan Humphreys, tecnico degli avanti degli Ospreys, a fine gara
era un po’ imbarazzato alla domanda su come avesse diretto il suo connazionale.

Ma la vita
continua e il Benetton guarda al futuro. Sabato i biancoverdi hanno mosso
ancora la classifica grazie al punto di bonus conquistato e che ha dato la
possibilità di lasciare ad altri (Aironi) l’ingrato ultimo posto, ma venerdì ci
sarà già una sfida di quelle che possono valere tanto per il prosieguo. Il
Benetton giocherà infatti a Glasgow contro i Warriors, formazione che
nell’ultimo turno ha espugnato il campo del Leinster trovando i primi punti
stagionali. Un XV scozzese che sarà galvanizzato da questo successo e che vorrà
bissare in una sfida diretta.

I Warriors, che
nella passata stagione hanno perso a Treviso 16-19 ma hanno vinto in casa 25-17
e che in graduatoria si sono poi piazzati undicesimi, alle spalle proprio del
Benetton, in estate non hanno cambiato molto della loro rosa, o almeno non
l’hanno mutata sensibilmente. Infatti, hanno lasciato Glasgow l’estremo
argentino Stortoni, il trequarti Evans, il flanker Vernon e sono arrivati il
trequarti Nathan dal Connacht, quindi i quasi esordienti in Celtic League
Pitman, terza linea dagli Ospreys e Seymour, ala dall’Ulster.

…………………………………………………….

Prossimo turno: Sepe e De Jager rischiano lo stop

TREVISO – (e.g.) Piove sul bagnato in casa biancoverde. Già
la rosa è ridotta all’osso e sabato scorso con gli Ospreys si sono infortunati
Michele Sepe (distorsione al ginocchio destro) e Ben De Jager (ferita alla
coscia destra suturata con sette punti). In settimana la decisione sul loro
utilizzo per il match di Glasgow.

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in notizie dai quotidiani/periodici, rugby union. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...